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Max Aquila Foto
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    • Max Aquila

      intervista a ProntoPro   10/12/2020

       : il portale dei professionisti n° 1 in Italia mi ha intervistato Max Aquila - Fotografo a Palermo e provincia Max Aquila - Fotografo a Palermo e provincia - Un'intervista con ProntoPro La fotografia è un universo dalle innumerevoli sfaccettature. Per questo motivo quando si ha necessità delle prestazioni di un fotografo, la scelta è molto vasta a seconda del settore di attività. Esistono tuttavia professionisti in grado di abbracciare tante tipologie di fotografia e uno di questi è senz'altro Max Aquila, un fotografo che nasce fotografo con alle spalle un'esperienza estensiva che, negli anni, gli ha permesso di immortalare le situazioni più svariate. Se devi realizzare un book, un reportage o se ti occorre un fotografo per il tuo matrimonio, potresti restare sbalordito dall'ampia gamma di servizi offerta da questo professionista. Quando è più adatto l'utilizzo del bianco e nero in un book fotografico? Quando invece l'utilizzo del colore? Le modalità concesse dall'avvento del digitale rendono superflue le regole auree della fase argentica. Oggi il cliente chiede molto più di quanto non gli venisse concesso un tempo. Continuo a ritenere che il bianco e nero si presti più ad evidenziare il contrasto luminoso, mentre il colore a valorizzare la scenografia dell'evento, i vestiti, la resa degli incarnati.Null'altro che modi, resi interscambiabili dalle odierne facilitazioni espressive. Quale consiglio darebbe alle clienti che desiderano realizzare book fotografici della loro gravidanza? Il mio consiglio a chi desidera realizzare questo tipo di book è di curare in particolar modo l'empatia. Un fotografo chiamato a immortalare una fase così delicata deve saper utilizzare l'empatia per dare, ad ogni scatto, un valore aggiunto. Si tratta di un momento particolare per la persona che vuole essere fotografa. Potrebbe descrivere il suo approccio alla fotografia? In che modo sceglie il soggetto nel momento in cui questo non le viene previamente commissionato? Il mio approccio è molto particolare si basa sul feedback che mi viene trasmesso dal soggetto. In pratica, scatto solo quando il soggetto (anche se inanimato) riesce a inviarmi un messaggio di ritorno, una sorta di apertura verso il mio lavoro. In quel momento, nascono i miei scatti migliori. Come assicura un giusto rapporto qualità/prezzo dei servizi offerti alla sua utenza? Mi guardo in giro e non pretendo di essere in testa alla classifica di zona: sono disponibile a fornire delle facilitazioni se il committente me le chiede nel giusto modo. Preferisco rinunciare ad un lavoro però se il parametro messo in campo è esclusivamente quello economico.   https://www.prontopro.it/pa/partinico/fotografia#pro-interview

Max Aquila

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  1. Max Aquila photo (c) 2020
  2. Dal Bianco al Nero

    In questo mio blog riprendo, come manifesto (pubblicato su Nikonland.eu nell'ormai remoto 2007), una visione/concezione della fotografia in bianco e nero propria di fotografi, come me, che praticavano questo genere con attitudine differente rispetto a quella con la quale si apprestavano alla fotografia a colori, classica della fase fotografica chimica, che si è interrotta all'inizio di questo secolo (vengo infatti da lontano) con l'avvicendarsi degli strumenti digitali. In un periodo nel quale qui su Nikonland rinasce l'attenzione sulla trasformazione in biancoenero di files, che nascono sui fotoricettori digitali invece ad ampia gamma cromatica, sollecitato a questo scopo da Mauro, vorrei tentare di spiegare come si approccia al soggetto da fotografare in Bianco e Nero un fotografo che ha avuto la fortuna di comprendere la struttura di quel mezzo, dal punto di vista interpretativo, chimico, strutturale, in relazione alle tre fasi della previsualizzazione e scatto, sviluppo e stampa della fotografia progettata. In ognuna di queste fasi era possibile intervenire compositivamente per determinare di volta in volta la resa del materiale che si andava manipolando (ovviamente in prima persona) Delle tre fasi, la terza, quella della Stampa, aveva (ed ha tuttora) un'importanza interpretativa talmente forte, da dover interagire spesso con un soggetto specifico, che si assumesse la sua parte FONDAMENTALE di onere compositivo, in accordo e comunicazione attiva col Fotografo. Si tratta di un work in progress, nel quale vi invito a fare commenti solamente alla fine della prima fase, nella quale indicherò i vantaggi/svantaggi attuali, nella gestione con una moderna mirrorless Nikon (e vi spiegherò perchè faccio questa specificazione) della fotografia in biancoenero. Abbiate pazienza, perchè occorrerà del tempo: ho trascurato da anni quella che era un tempo una prerogativa della mia produzione fotografica, perchè sono stato fin qui deluso (dal digitale in qua) dal degrado di questo genere, dovuto principalmente a delle false considerazioni da parte di utenti dei sw di sviluppo, i quali si sentono liberi di lavorare un file solo dopo averlo scattato. Ed invece qui sosterrò come si debba cominciare da molto prima....: Partiamo dalla considerazione originaria: la fotografia in senso stretto ed etimologico, non è un'invenzione, ma una scoperta ! Le invenzioni poi, sono state tutte quelle al suo servizio che ci hanno portato oggi in mano uno strumento evoluto come una moderna mirrorless, o una reflex , o una medio formato digitali. La fotografia nasce dagli esperimenti medioevali che portarono, prima, alla conoscenza della capacità di trasmissione della luce in determinate condizioni operative (Camera Obscura), poi associata alle scoperte in materia di chimica organica degli alchimisti e scienziati che tra il Settecento e l'Ottocento già sapevano delle proprietà di alcuni composti di sensibilizzarsi alla luce solare. Quando il brainstorming di secoli si è concentrato sulla possibilità di disporre individualmente ed a basso costo di un apparecchio per la cattura di questi "spettri luminosi" ci si pose il problema, sia del supporto sul quale registrarli, sia della chimica necessaria a mantenerli. E tutto il primo terzo del XX secolo è rimasto impegnato alla ricerca della migliore soluzione di queste istanze. Il formato fotografico che usiamo oggi in digitale è strettamente connesso al cosiddetto piccolo formato di pellicola, introdotto da Oskar Barnack con la sua pocket camera del 1925 nella quale per comodità venne utilizzata la pellicola cinematografica Leica 24x36. Come nel cinema, anche in fotografia, fin dalle origini quindi, il supporto per la registrazione delle immagini fu una striscia di celluloide sensibilizzata con uno strato di emulsione formata da cristalli di alogenuro d'argento (nitrato d'argento + alogeni: cromo/bromo/iodio) tenuti insieme da gelatina animale (in tempi moderni sintetica). Avete presente le nostre mamme o nonne che periodicamente andavano a pulire l'argenteria, gelosamente tenuta al riparo dentro cassetti e apposite custodie, eppure ciònonostante ...annerita anche in apparente assenza di luce? Ecco, quella nutella fotografica spalmata sulla celluloide reagisce alla luce in misura relativa a determinati e standardizzati parametri, (attenti qua ) formando sulla pellicola, al momento dello scatto UNA MAGIA: L'immagine latente ossia uno spettro fotonico in fieri, invisibile, intangibile, ma deteriorabile (entro la data della scadenza della pellicola, to be right) che necessita di adeguato e modulabilissimo trattamento di svviluppo chimico, per essere portato a fornire l'immagine tonale rovesciata del soggetto ripreso (negativo, appunto) dove la luce ha annerito l'argento, determinando nero profondo in corrispondenza delle ALTE LUCI, e neri/grigi graduali dove abbia inciso di meno, fino ad arrivare alle ombre più chiuse (le parti scure del soggetto) che non essendosi riuscite ad annerire durante (ed in funzione della durata) dell'esposizione, si manifestano come le zone più o meno trasparenti del negativo sviluppato (BASSE LUCI) Questa immagine latente della pellicola appena esposta e non ancora sviluppata ho voluto prendere a caposaldo del concetto che la fotografia chimica in Bianco e Nero dipenda da un elemento fisico, materiale, sul quale non si interviene se non con i trattamenti successivi e LABILE, non definitivo, per ciò stesso INSTABILE, mutabile, ma che è parte essenziale dell'emulsione così come è stata creata da chi ha voluto darle un'impronta (densità, acutanza, velocità) che potrà essere esaltata o anche in qualche maniera controllata ed anche parzialmente mutata dalla modalità delle procedure di sviluppo del film . Per "corretta esposizione" in fotografia si intende la regolazione della giusta quantita' di luce necessaria all'elemento sensibile per produrre un'immagine dalla scala tonale piu' equilibrata possibile tra gli estremi delle alte luci e delle basse luci: per una pellicola in bianconero diremmo ... "la giusta quantita' di luce per ottenere un negativo della corretta densita' (ne' troppo opaco ne' troppo trasparente), cosa che, contenendo la variabilita' cromatica tra gli estremi del bianco e del nero e nel mezzo la scala piu' estesa possibile di grigi dalla densita' crescente, rende piu' intuitivo l'approccio a questa tematica, costituendo di fatto un esempio didatticamente proficuo e facile da visualizzare: La cosiddetta "corretta esposizione" e' quindi un concetto piu' che un valore, una media delle potenzialita' della luce disponibile, delle variabili del soggetto e della capacita' percettiva dell'elemento sensibile . Non si tratta di un valore assoluto: è ampiamente modificabile. Di certo, per godere della intera dinamica dell'emulsione di una pellicola, dovremo fare le cose a puntino: scegliere la pellicola in rapporto al tipo di foto che vorremo scattare ed al risultato di gamma tonale che vorremo ottenere, giacchè a secondo della morbidezza o durezza del contrasto luminoso, ossia dell'intervallo totale tra gli estremi di gamma dell'immagine: dalle parti piu' scure a quelle piu' chiare, sceglieremo una pellicola specifica esempio di tre diverse scale tonali a contrasto differente scegliere il rivelatore (liquido chimico di sviluppo) consigliato per assecondare l'impostazione di quella pellicola (oppure uno dalle caratteristiche contrastanti per moderare le sue caratteristiche) e gestire i tempi di sviluppo e le modalità dello stesso, ancora una volta per assecondare, contrastare o potenziare le sue doti dinamiche. stabilire il supporto di Stampa e l'esposizione più consona per valorizzare le qualità che NOI avremo indotto nell'utilizzo concatenato di pellicola+esposizione+sviluppo Quindi la riuscita di un'immagine in Bianco e Nero, trattata chimicamente, risente direttamente in maniera assolutamente soggettiva, personale e compositiva, di una serie di operazioni meramente materiali (esposizione, scatto, conservazione film, modalità di sviluppo e stampa) che si legano indissolubilmente e necessariamente con attività di intelletto che DEVONO essere praticate in prima persona e in maniera perfettamente consapevole, come la scelta dei materiali prima ancora dell'inquadratura, della composizione, e dell'attività mirante al risultato da svolgere in camera oscura. A questo scopo, oggi anche in digitale, bisogna concentrarsi sugli elementi che determinano la nostra scelta di campo: se scegliamo di scattare in Bianco e Nero, dobbiamo cominciare a valutare il soggetto puramente in termini luminosi, come più sopra detto: Affinchè sia chiaro questo aspetto, vi suggerisco una metafora, quella dello scultore che, come Michelangelo prima si reca alla cava di marmo o di pietra per Scegliere il Materiale poi nel suo studio decide di liberare la sua idea dalla pietra che la racchiude, separando Luce da Ombra e sviluppandone l'immagine latente in materiale tangibile (e visibile) definizione dei particolari che preludono alla sua pubblicazione Anche oggi e in digitale, scegliendo di fotografare in Bianco e Nero senza più le limitazioni quantitative e materialistiche della fotografia chimica (ed i notevoli costi connessi) siamo obbligati a percorrere identico percorso formativo per accostarci ad una pratica che più di ogni altra fotografica, si avvicina alle altre arti figurative dove, fate attenzione, non impera il concetto della fedeltà cromatica ne' formale, come in pittura, scultura, incisione, musica: piuttosto impera il concetto della novità e della genuinità. Ripartendo da qui, una breve experience fatta stamane, grazie al sole (salvifico) siciliano di questa mattina: 50mm f/4 t/800 ISO100 luce piena, ombra minima e sotto il soggetto: tutto in Chiaro, niente in Scuro...: ben esposta, ampiamente post producibile in ogni direzione, filtrabile, deformabile...insomma un oggetto da palestra per i Culturisti delle foto biancoenero, esperti di reticoli, cursori, set di filtri a pagamento. Altrove ho scritto che se Fotografare equivalga a "scrivere con la Luce" le Ombre altro non siano che l' Inchiostro di questo sistema di comunicazione. Una prova? Fin dalla preistoria con i geroglifici l'uomo primitivo ha tentato con il nerofumo di eprimere i suoi concetti sulla volta delle grotte: molti ritengono ciò fosse solo un limite dei mezzi a sua disposizione, ma nelle ere successive ben poco è cambiato. Un pittore al lavoro (come uno scultore o un incisore) inizia sempre dalla struttura ed in questa include la sua proiezione, col chiaroscuro il resto, che sia anche colore, scaturisce sempre dalla figura iniziale, in bianco e nero, dalla grafite della punta di una matita: Il Bianco e Nero è STRUTTURA mentale, ben radicata dentro di noi: è un riassunto che contiene i confini e ne indica la direzione. E' un Contenitore dal quale iniziare per ottenere una traduzione del colore, il quale invece, al contrario del Bianco e Nero, è un'analisi soggettiva e personale che può variare da soggetto a soggetto, da essere umano ad essere animale o vegetale. Il colore è una metafora della realtà, anzichè essere Realtà come in tanti credono, oppure, si illudono che sia. Il Bianco ed il Nero sono quindi sostanza, non a caso presi a considerazione di concetti come Essere/NonEssere, analisi binarie come On/Off, 1/0 Il colore è una semplice gamma d'onda che si propaga attraverso la Luce: l' Indaco che percepisco a Zanzibar, potrà essere della stessa frequenza che lo stesso giorno uno svedese percepisca a Stoccolma? Quanto è labile la teoria del colore, da doversi basare su densità precise per convenzione, come la sintesi additiva o quella sottrattiva? Torniamo ai Pesci del 1940 di M.C. Escher ? Un incisore che della concettualità del Bianco e del Nero ha fatto strumento principale della sua Arte? Giriamo attorno al punto di vista iniziale, in controluce diagonale, in modo da rendere oltre all'oggetto la sua dimensione nello Spazio, anche limitato, dello sgabello di betulla svedese che ho usato. f/2 t/1000 ISO 100 Esposizione spot: perchè se ho la possibilità (come le Nikon Z mi danno) di vedere a mirino anche in NEF un'impostazione di Profilo Colore (Monocromatico senza filtri in questo caso), magari anche con l'assistenza dell'istogramma a mirino, per valutare la curva dell'esposizione in relazione alle Nostre Intenzioni Interpretative della Luce che cade sul Soggetto, (scusate le maiuscole, appositamente assertive per il lettore), non ho motivo di mediare i contenuti luminosi in media compensata e sopratutto non lascerò valutare al Matrix ed alle sue tabelle precostituite la valutazione della MIA luce, funzione del soggetto cui sto dedicando questa inquadratura. L'interazione benedetta tra i sw Adobe e Nikon, fa sì peraltro che aprendo il file sul programma di sviluppo io trovi trasferito subito il contenuto delle eventuali regolazioni apportate al profilo colore scelto come potete ben vedere una base di partenza dalla quale poter variare ed implementare ogni parametro ci stia a cuore. Anche i più ostici alle letture automatiche dei sw, stanno capitolando, ammettendo che questa sia proprio una manna dal cielo che risparmi molto lavoro inutile e ripetitivo, immagine per immagine. Basta del resto andare a lavorare con facilità sulla curva di viraggio, per apportare in pochi attimi e "de visu" piccole variazioni al piede della curva originaria. Utilizzare i filtri creativi del BN di Adobe ad alcuni potrà piacere e lo troveranno immediato (qui profilo "BN paesaggio) qui "BN foratura" di certo sono opportunità che forniscono idee di partenza dalle quali transitare verso la direzione dell'idea originaria. Che deve esserci: non scongeliamo un pesce dal freezer per trasformarlo in lacerto. L'immagine latente era quella di Pesce ! La poliedricità del mezzo si osserva tutta nelle potenzialità espressive già solo sottoesponendo o sovraesponendo di 1/3 di EV (al centro immagine a 0 EV) Sotto invece da -2/3 EV fino a -1 e 2/3 EV: a testimoniare la residua leggibilità del soggetto e la sua diversa considerazione (soggetto, sfondo, ombra) in funzione della semplice variazione di esposizione Riesco a farmi intendere sul fatto che qui a lavorare sia unicamente la Luce e non il fotografo ? Ancora, lo stesso soggetto ad f/4, per una migliore leggibilità dei particolari, fino al margine consentito dal confine luminoso, che ben rappresenta il limite della profondità di campo... immagine di riferimento a 0 EV f/4 t/250 ISO 100 sovraesposizioni a passi di 1/3 EV sottoesposizioni a 1/3 EV Ognuna di queste opportunità è degna di considerazione interpretativa e potrebbe essere il punto di partenza del fotografo in Bianco e Nero consapevole di ciò che stia facendo e non semplicemente uno che scatti in NEF ed a colori, per poi successivamente convertire in moncromatico al computer e applicare filtri, correzioni e maschere, in un lavoro che finisce con l'essere puramente di adattamento grafico ad un'idea scaturita magari parecchio tempo dopo che la foto originaria sia stata scattata... in un orgia di... "vediamo come rende in biancoenero???" La Luce si porta al soggetto e non il contrario: questo significa scrivere con la Luce. Le Ombre, come le Luci, si dominano con gli strumenti in fase di ripresa da così... a così... Basta molto poco: (tutte le immagini a corredo dell'experience, sono state condotte con Nikon Z6, Nikon Z 50mm f/1,8S e lente addizionale da 2,9 diottrie Nikon 6T) Max Aquila photo (C)
  3. Montblanc Max Aquila photo (C).JPG

  4. Leofoto: grrrrr....!!!!

    Il mio primo Manfrotto 055 è quello a pezzi all'estrema destra di questa foto, comprato nel 1988, più di 30 anni fa, alle soglie dei miei 25 anni. Oggi che sto finendo di compiere i miei 055 anni (ben ci stia la prima cifra, nel caso possa superare i cento...) mi sentivo a disagio, ritenendo potesse trattarsi come di...una data di scadenza. In funzione di una tanto fortunata quanto anelata combinazione di eventi, l'esigenza di gestire un determinato obiettivo in un certo genere di ripresa, mi ha mosso alla ricerca e poi all'acquisto della seguente combinazione di elementi di ...sostegno fotografico, utili ad assistermi di qua in poi: Leofoto LN-364C (03-64...la mia data di nascita) LB-60 Leveling Base LH-55 low profile ball head Il tutto acquistato in un negozio tedesco dell' Assia, trovato su ebay, ma in riferimento al seguente sito: https://www.photoshop-becker.de/ Feedback positivi a cinque cifre, velocissimi nella gestione dell'ordine e nella destinazione al corriere: ho preso i pezzi singolarmente e pochi minuti dopo ogni acquisto mi arrivava la mail di conferma e quella, poco dopo, di avvio alla spedizione per tramite di DHL. A semplice richiesta mi hanno immediatamente rimborsato, via Paypal, i due costi di spedizione pagati in più (avendo ordinato i tre pezzi a poca distanza di ore l'uno dall'altro): una ottima esperienza di acquisto, come poi confermerò alla consegna. Una spesa non indifferente, ma spero definitiva... quantomeno fino ai....64 anni !!! Ma che bello... e comunque compatto da chiuso, se paragonato allo 055 (che ha solo tre sezioni) e da aperti si vede bene Per ora giuoco (col dittongo pure) con la testona LH-55 ...una boccia da 55mm, appunto, di diametro bella e forte, frizionatissima... tanto da mantenere su (solo di frizione, in sblocco completo della manopola principale) un aggeggio come il mio Nikkor nonAi 800mm f/8 degli anni 60, che senza adattatore e Z6 pesa di suo 5Kg e gli fa fare pure le foto... e poi mi regalano l'apribottiglie...
  5. Nikon Z50 doppio kit: Denim Camera !

    Ecco la prima mirrorless Z DX: la Nikon Z50 col doppio kit, comprensivo di fotocamera, zoom Nikkor 16-50mm f/3,5-6,3VR e 50-250mm f/4,5-6,3VR, che per conto di Nikonland ho avuto in visione dal distributore italiano Nital e che dopo l'unboxing di due settimane fa, ho portato con me in lungo e in largo con la stessa facilità e spensieratezza con la quale decido di indossare un paio di jeans, ripagato dalla stessa immediatezza con cui il denim, tessuto del jeans, ci concede in termini di comfort e capacità di adattamento ad ogni attività. Nonostante la mia pluridecennale esperienza nel primo approccio a fotocamere digitali, dico subito che mai come in questa occasione, con la Nikon Z50, mi sono sentito più a mio agio e perfettamente in grado, senza alcuna scomodità di apprendimento iniziale, non solo di settare con estrema facilità la macchina, ma sopratutto di vederla rispondere ai miei comandi ed alle mie regolazioni ESATTAMENTE come mi aspettavo di ottenere. Se esista un premio internazionale di userfriendly, questa Nikon lo vincerà di sicuro e con verdetto, probabilmente, unanime. Intanto Nikon con la Z50, già solo corpo, ha dato la paga a tutti i cultori dei prodotti concorrenti in termini di dimensioni con i suoi 127x94x60mm ed i 397g di peso ma è nell'abbinamento allo zoomino entrylevel trans standard, questo 16-50mm dalla luminosità indecentemente bassa, della quale ci si dimentica un decimo di secondo dopo averlo montato in macchina, sia guardandolo di profilo sia poi sbloccato, in posizione di lavoro, nella quale l'escursione massima dello zoom alle diverse focali (equivalenti ad un 24-75mm in FX) è contenutissima. Una microrealizzazione che fa pensare alle dimensioni della precedente e sfortunata serie ONE delle prime mirrorless Nikon, esperienza ormai archiviata dalla linea Z Dei comandi di scatto e della torretta di destra abbiamo già parlato tanto, ma in questi 15 giorni durante i quali ho scattato quasi 6000 file, sono riuscito ad utilizzare quasi ognuna delle (incredibilmente) tantissime opportunità di regolazione di questo unico selettore, con due posizioni di memoria, oltre alle classiche PSAM e quella in totale automatismo, verde, per chi proprio non ne voglia sapere neppure di giocare, comprese le possibilità di program dedicati (SCENE) e quella del tutto ludica, costituita dagli EFFECTS speciali, alcuni dei quali mi hanno fatto divertire tanto. Già, perchè invece di guardare dall'alto in basso questa entry level mirrorless, (con la quale Nikon DEVE fare tanta cassa, per riuscire a sviluppare gli altri programmi, quelli che riguardano fotocamere e lenti di categoria Premium), ho cercato di immedesimarmi nelle esigenze comuni ai destinatari d'acquisto di una Nikon Z50: persone per le quali la fotografia sia una passione da praticare nel tempo libero e con strumenti che li mettano sempre a proprio agio e nelle condizioni di tornare a casa con la quantità e qualità delle foto desiderata. Credo di esserci riuscito perchè restituisco a malincuore il doppio Kit Z50, come se la sua spensieratezza abbia lasciato il segno anche su di me. Andiamo per ordine: sul fianco sinistro ci sono, sotto ai simboli dei trasmettitori wifi e Bluetooth incorporati, le prese di microfono, video e usb con la spia di ricarica della batteria se si voglia lasciare a caricare on board (con specifico alimentatore, optional). Di serie viene fornito il solito charger a parete, dedicato alla nuova batteria della Z50. Sopra le prese, sul fianco del mirino elettronico, lo slider per l'apertura del flash incorporato della Z50 (la prima Z con flash) NG7 utile per essere usato in fill-in flash sulle ombre in primo piano, ma efficace anche il TTL-flash su brevi distanze dal soggetto. Purtroppo non più previsto il protocollo CLS per pilotare gli SB Nikon da Master. Quindi ci aspettiamo a breve che Nikon si dia da fare nuovamente in ambito flash, per fornire la linea Z di lampeggiatori separati dalle dimensioni e specifiche studiate per le nuove fotocamere. Non può ritenersi bastevole un SB500 (indicato nella scatola di questo kit Z50 come flash dedicato alla fotocamera) che appartiene alle generazioni precedenti delle reflex entry level. In questa Z50 Nikon ha operato delle diversificazioni rispetto le altre due Z sul mercato, alcune delle quali hanno destato scalpore, ma alla resa dei fatti sono perfettamente coerenti con lo spirito della macchina e le esigenze dei suoi potenziali acquirenti: cominciamo dalla nuova batteria, la EN-EL25, da "soli" 1120 mAh accreditata di circa 300 scatti utili, secondo le modalità di misurazione ufficiali fornite dalla casa, io invece, con le mie abitudini di scatto in determinate situazioni (sport, scatto in sequenza ad alta velocità, AFC e formato NEF) sono riuscito a tirarne ben più di 2000 senza avere scaricato del tutto la batteria, indice ciò di una progettazione del processore e di tutte le schede di queste ML Z assolutamente confacenti alle crescenti necessità di alimentazione. Una raccomandazione che faccio è quella di non fidarsi troppo dell'indicatore di carica a segmenti nel mirino, non affidabilissimo, che repentinamente piomba da un'indicazione di carica parziale al blackout totale. La batteria è contenuta nell'impugnatura, dove fa compagnia all'altro elemento di novità di questa Z50: la scheda di memoria SD ad essa affiancata, in un telaietto dal quale va estratta ed inserita con delicatezza, per evitare indesiderati traumi al telaietto stesso, molto ...essenziale. Le schede SD per le quali questa macchina è compatibile sono le UHS I, ma vi consiglio di utilizzare schede recenti e ben veloci, da almeno 90 Mb/s in scrittura , come ho fatto io, utilizzando anche le mie SD UHS II ben più prestazionali. Utilizzando invece schede più lente, scattando in raffica ad alta velocità (la Z50 in H* raggiunge gli 11ftg/s) si rischia che il basso rate di scrittura della scheda ingorghi il buffer, interrompendo la sequenza. Sostituita la SD con una, come indicato, più performante, non ho avuto minimamente problemi, neppure scattando, come ho fatto per tutti questi 15 giorni, sempre in NEF+jpgF Il grande monitor touch da 8cm di diagonale, TFT da 1040k punti, riporta serigrafati sulla destra i comandi di ingrandimento/rimpicciolimento dell'immagine in playback o della zoomata a monitor in ripresa, oltre al comando per la scelta sequenziale delle informazioni a monitor, preselezionabili dal menù. Accanto al monitor, sulla dx, il tasto multiselettore con l'OK di conferma funzione, ed, in senso orario, il tasto per entrare nel menù, il cestino, il playback e l'importantissimo (per questa classe di fotocamere) pulsante per attivare a mirino/monitor le due righe di comandi funzione, presettabili da menù una volta e per tutte, per consentire ad un neofita o ai fotoamatori pigri, di non dover mai più entrare dentro alle intricate (per loro) sezioni del menù Queste le funzioni che imposto sempre io sulle mie mirrorless, di qualunque marca esse siano: dall'alto a sx ed in senso orario: profilo colore, qualità del file, gestione flash, modoAF, motore, sensore AF, scelta tipo otturatore, scatto silenzioso, comando VR, tipo esposimetro, ISO, WB control. Questo tasto i serve davvero a semplificare la vita a tutti, in concorso, eventualmente, con l'ultima sezione dei menù, quella "MIO MENU'" personalizzabile con le principali funzioni che si utilizzano. La Z50 è una macchina che consente anche la personalizzazione di altre funzioni sui tasti già assegnati di default, ma non sarà questa l'intento della maggior parte dei suoi acquirenti, i quali si avvantaggeranno proprio nella semplicità di utilizzo delle funzioni già dedicate ai tasti, in concorso con quelle indicate. Sulla parte destra frontale della Z50 altri due tasti programmabili, FN1 e 2, uno messo dove su tutte le Nikon troviamo da sempre il pulsante della profondità di campo dell'obiettivo (un pò desueto dall'avvento del mirino elettronico, che riesce a far vedere quella effettiva, senza simulatore), ed il secondo sul quale per abitudine io imposto il comando di variazione del formato file. Sulla Z50, la prima Z DX di Nikon, il sensore da 20,9Mpx da 5568x3712, può essere trasformato in un quadrato da 3712x3712 o in un'inquadratura 16:9 da 5568x3128 il monitor touch è, purtroppo, incernierato su due punti, consentendo una basculamento obbligato in una sola direzione, ma ampliato, rispetto le altre due Nikon Z, permettendo adesso anche l'opportunità di arrivare fino a 180° di estensione e consentendo pertanto di effettuare anche "selfie" , scattando a scelta dal pulsante di scatto oppure anche toccando lo schermo: tutto sommato avrei preferito un impernaggio in stile D5xxx, che consenta una completa rotazione su se stesso, anche in funzione protettiva del monitor. Ma Nikon non vuole... Ciò che tutti, ma proprio tutti, esecravamo da anni era di certo il livello qualitativo degli obiettivi Nikon di primo equipaggiamento, da kit, appunto... Quella infinita serie di 18-xx/xxx distorcenti, poco nitidi, brutti: inutili, in una parola. Come inutili NIkonland ha sempre valutato essere le reflex del primo segmanto entry level, quelle nelle quali l'intervento creativo dell'utente non sembrava essere previsto. In realtà fotocamere antididattiche... Ecco il punto: con la Nikon Z50 e i suoi due plasticotti in dotazione al kit, non mi sento sminuito rispetto la mia frequentazione di ben altra categoria di fotocamere Nikon (e non) da sempre. Qua il brutto anatroccolo...questo zoom/pancake 16-50mm che arriva a f/6,3 di massima luminosità alla focale equivalente di 75mm...peso:...135g Ed ecco il tubo da idraulico, questo 50-250mm da 11cm di altezza (da chiuso), all plastic, range focale equivalente a 75-375mm allo stesso indicibile rapporto luminoso: massimo f/6,3 alla focale estrema ! Pesa 405g...nemmeno poco per un tubo di plastica (allora qualche pezzo di vetro dovrà pur esserci dentro in uno schema 16/12 con lente frontale da 62mm di diametro) Epperò mette a fuoco da 50cm... maf minima che però varia al variare della focale, per esempio a 135mm (200mm-eq) è ancora, ottimamente a 65cm dal soggetto e a 83cm a 200mm di focale... Quindi, vediamo bene, senza preclusioni mentali, il quadro d'insieme. Le diverse dimensioni rispetto la mia Z6 vengono rapidamente metabolizzate: peraltro le differenze salienti rispetto le sorelle più grandi consistono in alcuni fattori non certo trascurabili: nella Z50 manca il joystick di gestione dei sensori AF e però questa carenza dettata certo da motivazioni economiche, (oltre che di destinazione d'uso) lascia lo spazio necessario per il pollice dx, e non crea nessun disagio. I tasti + e - per ingrandire/rimpicciolire sono stati spostati sul touch screen insieme al comando display, realizzando un intelligente risparmio di spazio che crea solo qualche piccolo disagio se inavvertitamente il pollice dx possa andare a sfiorare il tasto + e ci si realizzino a mirino ingrandimenti indesiderati. In questo modo , però, i tasti che su Z6 e 7 stanno in alto a sa sono stati spostati qui sotto il multiselettore, sostituiti da unico tastino di abilitazione dell'alternanza tra visione a mirino oppure a monitor o automatismo tra i due, con il sensore della presenza dell'occhio, qui sulla Z50 ottimamente spostato sul basso della cornice del mirino stesso (sulla Z6 ogni tanto, la flessione dell'oculare in gomma mi fa oscurare il monitor). Il selettore principale non ha sistema di sblocco, quindi gira liberamente tra le impostazioni, ma non mi è mai capitato nell'uso intensivo che ne ho fatto, di trovarlo accidentalmente spostato in una selezione sbagliata. In più, coassiale, ha una levetta di cambio tra operatività foto e video, a mio avviso molto più comoda ed immediata rispetto la posizione che ha nelle altre due Z. La presenza a dx del selettore, priva la Z50 del monitor superiore presente nelle sorelle: una carenza importante per un fotografo che lavori o necessiti un controllo continuo delle regolazioni impostate: esattamente l'opposto quindi dell'utente cui sia destinata questa fotocamera, ossia un fotografo che finalizzi tutto ad inquadratura e scatto, peraltro con la dovizia di informazioni presenti nel mirino elettronico, che non mi hanno fatto rimpiangere quello della mia Z6. La differenza esterna tra Z50 e la mia Z6, oltre a quella dimensionale, si ferma qui. Ovviamente altre sono le distinzioni da fare, a cominciare dall'assenza in questa Z50 del controllo delle vibrazioni sul sensore (che ha fatto si che i due zoom entry level siano i primi obiettivi Z-mount provvisti di VR interno, perfettamente compatibile, peraltro con il VR sul sensore della mia Z6). Manca anche il sistema meccanico di agitazione del sensore, per scuotergli via eventuali granelli di polvere: al netto dell'utilità relativa di questo sistema è di certo un'altra soluzione gestionale di collocamento di fascia per questa Z50, il cui sensore chiaramente non si sporca di meno degli altri e quindi andrà manuteso un pò di più, in assenza di shaker...! Il Nikkor 16-50mm su questa sua Z50 è un prodigio di obiettivo entry level: quello che avremmo desiderato tutti avere, quando ci difettavano i soldi per gli acquisti: a 100 ISO come a 5000 con questa Z50 ho utilizzato esclusivamente gli scatti in jpg, assolutamente conformi alle regolazioni impostate in camera, con aggiustamenti minimi in postproduzione, mai determinanti rispetto alla resa del file: praticamente un eccellente cotto e mangiato che non potrà che entusiasmare i praticanti con poco tempo da destinare alla gestione in camera chiara ! 20mila ISO questa macchina e questo zoomino li gestiscono così...senza particolare preoccupazione di rumore digitale o di aberrazioni cromatiche disturbanti la facilità di gestione di una mirrorless a monitor orientabile, aiuta e molto nella composizione del soggetto, ma la resa cromatica deve dire la sua il controllo automatico delle distorsioni e delle aberrazioni integrato nel sistema Z aiuta a rendere ogni inquadratura possibile qualunque sia la sorgente di luce, naturale... ... o artificiale, il controllo WB funziona egregiamente, con tutte le opportunità già presenti su Z6 e 7, di filtrature specifiche, che si sommano agli "effects" presenti sul selettore principale, quelli da divertimento puro, per non dire peggio... L'assenza del VR sul sensore, per quanto ovviamente difettiva, rispetto la mia Z6, con le dovute accortezze di appoggio, non si fa poi sentire troppo, grazie alla stessa funzione incorporata in questo 16-50, che gestisce eminentemente molti stop (dichiarati 4,5) a mano libera o con appoggi di fortuna, come in queta posa di 4 secondi La leggerezza dell'insieme (Z50 + 16-50) produce una sensazione di estrema piacevolezza e consente finalmente di portarsi sempre appresso una fotocamera con un sensore di dimensione non llilipuziana, per essere sempre pronti a scattare il flare anche su questo zoomino, pur presente, non è mai eccessivo la resa cromatica fedele alle regolazioni impostate, anche nelle situazioni di massima variabilità, come in Campo dei Miracoli a Pisa, dove ogni minuto il concetto di bianco varia, anche drasticamente Se alle mie abitudini da appassionato di superwide, mancano alcuni mm determinanti rispetto i 16 (24-eq) di questo zoomino, la correzione delle distorsioni mi consente di strapazzarlo sul sensore APS-C della Z50, con risultati, a mio vedere, più che soddisfacenti, anche ad alti ISO in interni Tra i valori ISO più vari, non riesco a notare significative differenze ed in questo la Z50 parte avvantaggiata dall'utilizzo del sensore della reflex più capace in questo senso che abbia utilizzato (la D500) altra caratteristica di questo 16-50mm è certamente la capacità di avvicinamento al soggetto, che fino a 35mm di focale sta tra i 20 ed i 25cm con grande qualità di nitidezza e risoluzione, anche attraverso ostacoli come una teca di vetro a prova di qualsiasi temperatura colore delle luci presenti in scena Uno strumento micidiale in mano anche ad un principiante. Come del resto è anche il secondo dei due zoom del corredo: incredibilmente è questo il primo telezoom Z, per giunta VR... Leggero, compatto (da chiuso... una volta aperto passa da 16cm alla focale minima, fino a 20cm alla massima), anche acuto, come detto, mette a fuoco agevomente a distanze ridotte, che se aiutate con opportuna lente addizionale, possono sostituire per gli utenti di una Z50 gli obiettivi macro che ancora Nikon non ha prodotto. (la lente addizionale è una Nikon 5T, che ha lo stesso passo filtri da 62mm dello zoom) Un teleobiettivo deve resistere bene a UV e riflessi in controluce, per passare le forche caudine di un utilizzo sul campo e a mio avviso questo 50-250 si mantiene su una linea molto più che accetabile, tenuto conto della presenza nel suo schema di 16 lenti di un solo elemento ED capace di migliorare entro certi limiti una ripresa in condizioni di variabilità di esposizione là dove il rapporto di contrasto sia maggiore, ecco dove questo 50-250 dà il meglio di se anche indipendentemente dalla temperatura colore della luce o dall'utilizzo ad alti ISO altri scatti selezionati, nelle rispettive gallerie: Nikkor DX 16-50/3,5-6,3 VR Nikkor Z DX 50-250/4,5-6,3 VR Sono sicuro che il mio giudizio sul doppio kit della Nikon Z50 vi sia già più che trasparente: si tratta di un corredo già ben completo di suo, perfettamente espandibile al resto del sistema, qualora il fotografo che lo acquisti senta davvero il bisogno di completarlo. Le foto scattate con i due zoom del kit (mi sono immedesimato nell'acquirente potenziale e non ho portato con me altro) credo parlino dei pregi e delle inevitabili aree di migliorabilità. La fotocamera in sè è la più completa entry level (non solo) Nikon che io abbia avuto in mano: ergonomica, facile da capire all'impronta anche nel caso non si sia mai posseduta una Nikon, facile da settare per una persona, come me, abituata a trovare le funzioni che gli servano sempre a portata di dito. Auguro grande successo commerciale a Nikon ed al suo distributore italiano NITAL che ci ha gentilmente messo a disposizione il doppio kit: ritengo che tale successo sia insito nelle qualità del prodotto proposto e nella capacità commerciale di chi dai negozi lo offrirà ai suoi clienti. Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  6. Nikon 800mm f/5,6E FL ED VR: non plus ultra !

    NonPlusUltra è il teleobiettivo top-end del catalogo Nikon, questo AF-S Nikkor 800mm f/5,6 presentato nel 2013, classificato E (a diaframma elettromagnetico) FL (dotato di due elementi alla fluorite che oltre ai vantaggi ottici abbassano drasticamente il peso del fruppo lenti) ED (tre elementi a bassa dispersione) VR (dichiarato utile ad abbassare di 4,5 stop il punto di sicurezza contro il mosso negli scatti...a mano libera) 4590 grammi di peso, schema ottico 20/13, diaframma a 9 lamelle, dimensioni (senza paraluce che misura altri 18cm) 46cm per 17,1 di larghezza, 3 gradi di angolo di campo (oppure 2,30 con l'aggiuntivo dedicato 1,25x che lo porta a 1000mm di focale) cassetto portafiltri da 52mm di diametro, distanza minima di maf: 5,90metri. MTF da slogatura alla mandibola Un regalo che Nital ha fatto a Nikonland nel consentircene la visione e la prova, approfittando di un periodo morto della stagione sportiva per la quale questo esemplare va in giro per piste ed autodromi, ma sopratutto un regalo personale a me, che raggiungo con la recensione di questo teleobiettivo da sogno, la mia personale Quota100 di articoli scritti per Nikonland 2.0 Nei giorni nei quali ne ho avuto disponibilità ho prodotto con esso più di 20mila scatti, alcuni dei quali, selezionati, trovate nella seguente galleria Non Plus Ultra non solamente per il prezzo di listino (solo il paraluce HK38 costa, come ricambio, mille euro) compreso nel quale troviamo però anche il classico bauletto in alluminio Nikon con l'interno preformato per l'obiettivo e con lo sportellino per gli accessori (tracolle, staffa sostitutiva dedicata ad un monopiede) tra i quali anche il comodissimo e funzionale moltiplicatore dedicato Nikon TC 800-1,25x con il quale si arriva ad una focale equivalente da 100mm f/7,1 (inferiore quindi ad uno stop intero) ma con un peso totale, tra obiettivo più bauletto ed accessori che supera i tredici chili, quindi utile per un trasporto passivo, negli spostamenti, ma necessariamente da sostituire per un uso da campo, come ho fatto io, utilizzando un eccellente zaino Lowe Pro AW600, specifico per teleobiettivi simili, fino a...600mm, che ho adattato facilmente per alloggiare questo gigante ottico Nikon. Notare come la maniglia da trasporto orizzontale sia decentrata a compensare il peso della testa dell'ottica in esso contenuta. Per dare il senso delle proporzioni, ho fotografato questo 800/5,6 col suo bauletto, a fianco del mio recente acquisto, il Nikon 500/4, che certo non sfigura al confronto, ma certamente dà il senso di ciò di cui stiamo discorrendo: si tratta di un mega teleobiettivo, progettato e realizzato per non avere proprio nulla da desiderare oltre: non plus ultra, appunto... Particolare del cassetto filtri posteriore, per elementi da 52mm, standard Nikon Veduta della parte superiore, con la targhetta identificativa, completa del seriale e della pulsantiera laterale, alla sinistra dell'obiettivo con i comandi di selezione (dall'alto) della priorità tra AF e MF, il selettore di fuoco a due posizioni, con la limitazione da 10metri ad infinito, che ho utilizzato molto, (tanto portare tra 10 metri e la minima maf a 5,9m un soggetto utile sarebbe un'impresa) il selettore VR tra Off, Normal e active, posizione in cui è lasciato libero dal VR un asse di scorrimento, per consentire le foto in panning, quindi il selettore che demanda ai quattro pulsanti di memoria disposti sul barilotto dell'obiettivo, la scelta tra la funzione di blocco dell'AF oppure il richiamo della posizione di memoria AF, preimpostata con il pulsante apposito sulla dx del barilotto, o ancora, l'attivazione dell'AF, infine, il selettore dell'avviso acustico di dell'aggancio della posizione di memoria del pulsante precedente. In attesa del suo arrivo, per non sfigurare di fronte all'opportunita concessa, mi sono organizzato: oltre alla mia Z6 che in FX ha i suoi 24Mpx ho pensato che mi dovesse servire anche un corpo macchina DX, dalla densità pixel adeguata: in assenza di una mirrorless adeguata allo scopo ed in rispetto alle fotocamere per le quali questo obiettivo nel 2013 è stato prodotto...mi sono ricomprato una reflex D500, l'unica che possedesse le caratteristiche utili a non mortificare le prerogative di questo obiettivo, per robustezza, dinamica di scatto e buffer nonchè per la disponibilità di un battery grip ben strutturato, per gestire al meglio le inquadrature verticali Quindi, nonostante il sicuramente efficiente VR in dotazione, avendo escluso a priori di maneggiare un tele da 20k euro (e cinque kg) a mano, la sezione di supporto con cui utilizzarlo, che mi ha portato verso un treppiede Leofoto Mountain LN364C Pro, con base livellante da 15° di menisco e gimbal per ottenere il massimo in termini di rotazione su tutti gli assi necessari, in orizzontale come in verticale. Treppiede in carbonio da 160cm di altezza massima alla crociera, più la testa, capace di 35 kg di carico, tra gruppo fotocamera/obiettivo e...zavorra per quando serva e quando tira vento forte, con un obiettivo del genere a fare da vela, la zavorra serve sempre ! A questo scopo diventa fondamentale il gancio per fissare la zavorra alla base del piattello, sotto alla crociera del treppiede La domanda che si pone alla base della mia richiesta a Nital di poter utilizzare questo super tele, si basa sulla mia peculiare disposizione a fotografare sport e nello specifico sport a mare, dove la focale più estrema si rivela sempre insufficiente a soddisfare contemporaneamente una serie di esigenze: nitidezza (rispetto l'eccesso di UV), brillantezza cromatica (rispetto la preponderanza del blu), robustezza ed impermeabilizzazione, luminosità... anche a discapito (come in questo caso) della maneggevolezza. Ed in questo senso il Nikon AF-S 800/5,6E penso sia da definirsi il Non Plus Ultra: perchè fatta la tara al peso ed alla trasportabilità, ritengo sia l'estremizzazione del concetto alla base della serie dei supertele Nikon, questi di ultima generazione con cui questo 800mm inaugurò diaframma elettromagnetico e dotati di rivestimenti speciali dell'antiriflesso ai Nano Crystal e di lenti alla Fluorite: ogni elemento in questo obiettivo sembra improntato ad ottenere il massimo del rendimento nelle condizioni di ripresa a me più congeniali: a mare, in mezzo al velo della radiazione UV quando c'è luce, rispetto al muro del controluce diretto, col sole in inquadratura o nelle immediate circostanze, con la sospensione di acqua tra i vetri delle lenti ed il soggetto inquadrato, nell'esigenza di riuscire a valutare anche l'incarnato del surfista nel bagno di blu che lo circonda, veloce di luminosità nonostante la focale, veloce di AF per consentirmi di scattare in AF-C/sequenza + veloce possibile/ISO Auto con i tempi di otturazione più consoni al soggetto ed alle sue evoluzioni. Bene...grazie a Lightroom posso riscontrare che sui 20k scatti effettuati (6800 con D500 e 14k con Z6) ben 18500 sono stati scattati con tempi impostati tra 1/2000 ed 1/5000, con buona pace del VR Inoltre che ho utilizzato il moltiplicatore dedicato TC800-1.25 in quasi 4mila scatti dei quali la metà a 1000mm-eq con la Z6 e l'altra metà a 1500mm-eq con la D500 (alcuni dei quali parzializzandone il sensore a 1,3X, quindi ottenendo 1950mm-eq) Un esempio? La luna piena della sera dell'8 febbraio ripresa con la D500+TC800-1.25, prima a 1500mm eq e poi diminuendo di 1,3x il formato... a 1950mm eq Ed il traghetto GNV che subito dopo è passato là sotto, nella sua scia scattando a 1950mm 1/80" f/8 ISO 51200... poco mancando di inquadrare anche un macchinista di poppa a cui fare ciaociao da un miglio di distanza Non plus ultra... Sia quando le riprese siano facilitate dal punto di ripresa e dalle condizioni meteo e di luce sia quando meteo, luce e vento diventano nemici del fotografo dove ogni dettaglio concorre al risultato e niente può esser dato per scontato, per esperienza.... Tanto da preferire di perdere qualche immagine sotto raffiche di scirocco potenti da 25/30 m/s tenendo abbracciati obiettivo e treppiede , nonostante il concio di calcestruzzo utilizzato dentro al sacco ikea come zavorra. 🤣 Perchè non si può mai sapere...😎 Il primo impulso che ci guida, disponendo di un teleobiettivo simile, è certamente il desiderio di avvicinare in inquadratura soggetti lontani e di fotografare persone che non abbiano idea di essere inquadrate/inquadrabili così da vicino. Anche in questo senso il nostro 800/5,6 è impareggiabile: trovato il giusto punto di ripresa per dare idea di essere li per fare tutto ciò che anche gli altri stanno facendo (foto del posto e del panorama circostante) ecco che si realizzano immagini altrimenti impossibili mai ottenuto un primo piano così ravvicinato di Santa Rosalia, patrona di Palermo nè della spiaggia della tonnara sottostante Monte Pellegrino ed è sorprendente la sensazione di tridimensionalità di quest'obiettivo pur da distanze così imponenti i ragazzi seduti sotto alla statua erano ai margini della zona di minima maf... Lo schiacciamento estremo dei piani prospettici è la cifra dei teleobiettivi di queste lunghezze focali E questa è una delle pochissime foto realizzate a mano libera ad un edificio, il castello Utveggio, posto su Monte Pellegrino, che ho sempre usato da test per le foto con i teleobiettivi che si sono avvicendati nelle mie mani: certo mai così definito e dettagliato come con questo 800mm (f/20 t/2000 ISO 1400) definizione che si apprezza anche su soggetti vicini e a tutta apertura non solo in luce, ma anche in controluce, sull' incarnato e sui colori complementari in controluce pieno elevatissima la cura dei dettagli fuori fuoco determinata dal diaframma a nove lamelle il colore del soggetto ha sempre la prevalenza rispetto lo sfondo Altro impulso naturale, utilizzando un simile tele, è certamente quello di inquadrare specie volanti: non rientra tra le mie abitudini, quanto tra le mie ambizioni...non avendo mai avuto a disposizione ottiche adatte allo scopo. E' comunque un'impresa... e se ci ho tentato, sentendomi come il Barone Rosso, mitragliando le cornacchie con un affusto su cui c'era un pezzo da 1500mm è stato qui che mi è venuta un'idea, grazie al passaggio di alcuni ragazzi con moto da enduro ...e me ne sono andato a cercare altri. La caratteristica peculiare di questo supertele è di certo la sua duttilità per ogni genere fotografico, nonostante si possa pensare ottimizzato per le lunghe distanze... poi si comporta eminentemente bene, comunque tanto quanto bene, anche alle brevi e brevissime anche quando in inquadratura sia praticamente impossibile percepire cosa ci sia dentro nel complesso lui lavora come lo si è impostato, con qualsiasi corpo macchina gli stia dietro: che sia la D500, figlia delle reflex per cui è stato progettato, o la Z6 + FTZ con la quale probabilmente sono il primo fotografo Nikon ad averlo testato, o quantomeno uno dei pochi. Non ci sono controindicazioni, a parte il prezzo ed il peso e...la sensazione, quando lo si scappucci dalla copertura in neoprene che gli fa da tappo e si metta in posizione il paraluce in fibra da 18cm, di essere individuati ed osservati dalle persone circostanti, se ve ne siano, ma la sua capacità di piegarsi ad ogni genere, se il fotografo che lo curi abbia almeno un'oncia dell'entusiasmo con il quale me lo sono portato appresso per tre settimane, fa sì che i fortunati proprietari siano persone che lo hanno scelto proprio per questo: per che si tratta del Non Plus Ultra e chi lo compra lo sa già e si aspetta dal Nikon AF-S 800/5,6E FL, niente di meno di quello che nelle mie mani è stato capace di produrre. Il mio bilancio di 20806 scatti? Non ho mai trovato flare o ghosts in controluce Non ho mai riscontrato distorsione apparente Non ho avuto mai impuntamenti del motore SWM dell' AF, peraltro silenziosissimo Non ho riscontrato cali significativi di resa con il suo moltiplicatore dedicato Non ho avuto nessun problema di compatibilità con la mia Z6 e l'adattatore FTZ La prima conseguenza del suo utilizzo? ... Che sono corso a comprarmi un Nikon AF-S 500/4G del quale presto parlerò... Intanto rinnoviamo a Nital i nostri migliori ringraziamenti per questa e le altre opportunità concesse a Nikonland. Che speriamo di aver ricambiato parlando con le mie foto e con questo articolo di un grande (per qualità) teleobiettivo del quale fin qui si era letto e visto poco o nulla. Max Aquila photo (C) per Nikonland 2020 Modificato February 16 da Max Aquila
  7. Samyang AF 35/1,4 FE: il Quarto Moschettiere AF

    Samyang tiene sicuramente molto al ruolo che si è costruita in questi ultimi anni, durante i quali, grazie all'abilità di riuscire a piazzare su un mercato sempre più orientato al massimo dei livelli tecnologici un catalogo di obiettivi di costo particolarmente contenuto, ma a fuoco manuale, disponibile per tutti gli innesti principali delle DSLR prima e delle mirrorless immediatamente dopo, ha recentemente compreso la necessità di realizzare anche degli esemplari che la affrancassero dalla nicchia che si era cominciata a creare, quella del prodotto alternativo agli obiettivi nativi ed a quelli universali con i quali poteva tentare di competere unicamente sulla base delle prestazioni ottiche, non certamente su quelle dinamiche. Lo ha fatto lanciando in poco più di un anno, tra il 2016 e il 2017, quattro obiettivi autofocus FE, dedicati quindi al Sony E-mount, specificamente per il pieno formato delle Sony a7 ed a9: FE 14mm f/2,8 FE 35mm f/2,8 FE 50mm f/1,4 oltre ai quali, adesso, l'ultimo dei quattro, il 35mm f/1,4 appena presentato, con il quale, grazie ad Alfio Spartà di a Catania, riusciamo a chiudere il percorso virtuoso che in due mesi esatti, dalla fine di Novembre 2017 ad oggi, ci ha consentito di provare e mostrarne i risultati su Sonyland della gamma completa AF Samyang FE. Insieme alla regina Sony a9, anch'essa in prestito da Fotoluce, abbiamo a disposizione questo tipico grandangolare da 63° di angolo di campo su FF (che si trasforma in una focale equivalente ad uno standard sulle Sony APS-C) dalla luminosità f/1,4 che lo indirizza quindi alla realizzazione di immagini contestualizzate dalla forte carica suggestiva, donata da questa grande luminosità e da un ambizioso schema da 11 elementi in 9 gruppi, tra i quali due lenti asferiche, due High Refractive ed un Multi Coating antiriflesso che sulle altre ottiche Samyang FE abbiamo visto essere particolarmente efficiente. Diaframma a 9 lamelle per assecondare gli intenti creativi, messa a fuoco minima a 30cm dal piano focale, diametro filtri da 67mm, barilotto in metallo, molto ben realizzato, 7,6cm di diametro per 11,5 di lunghezza e 645 grammi di peso che lo denotano come il più pesante di questa recente gamma AF per Sony E-mount. Motore AF lineare (niente ultrasuoni), economico, ma efficiente e silenzioso. Con un 35mm ci si predispone normalmente a raccontare storie per immagini, avendo in mano un obiettivo dall'angolo di campo leggermente più ampio della visione standard che abbiamo ad occhio nudo (uno solo...) della realtà che inquadriamo... e che...inquadrano le persone intorno a noi scene di vita ed accostamenti rilassanti alla lettura, non caratterizzati da compressioni prospettiche tipiche dei mediotele e degli zooom, nè dalle aberrazioni dei wide più estremi: in somma di tutto, un obiettivo tranquillo, tipico delle compatte all-in-one, degli zoom trans standard più datati, degli obiettivi in forza ai telefonini delle prime generazioni al tempo stesso capace di registrare eventi, azioni e luoghi, nel dettaglio...così come in vedute ampie ed identificative dello stereotipo da cartolina più tradizionale.... e basta fare quattro passi per poterne scattare un'altra, uguale ma ...diversa Ma le stesse percezioni, in una lente così luminosa come un 35/1,4 se utilizzata alla massima apertura, si traducono in un qualcosa di più che un semplice strumento da gita turistica quando nella più semplice delle inquadrature serva sottolinearne un particolare che salti fuori dal contesto, da un indistinta moltitudine ...del resto che lo circondi e dove basta avvicinarsi o allontanarsi di un tanto per creare una diversa attenzione sullo sfondo che diventi a sua volta soggetto di luci e di forme indistinte, incomprensibili, che in un infinito più o meno lontano porti solamente informazioni ...vibranti e dove il riflesso di un finestrino di un'auto possa diventare sorgente luminosa a sua volta. Misteriosa... Ed in questo senso, a questo 35/1,4 Samyang riconosco una capacità interpretativa molto interessante anche se non alla pari di altre realizzazioni di pari luminosità, invero molto più incise e taglienti sul soggetto messo a fuoco, specie se vicino ai bordi del fotogramma, come peraltro apertamente dichiarato negli MTF pubblicati E se pure la qualità dello sfuocato, ingentilita dalla circolarità perfetta delle 9 lamelle del diaframma, fa esplodere in un bokeh lo sfondo fuori fuoco, conviene sempre utilizzare diaframmi un poco più chiusi, a partire da f/2 per aggiudicarsi la certezza della nitidezza del punto di maf consolandoci comunque della cromia corretta e satura fino alle ombre più chiuse, nelle sottoesposizioni forzate, cercando di fare attenzione alla vignettatura, sempre in agguato dalle aperture estreme, fino a quelle moderate, come @ f/4 tornando a rendersi utile a tutta apertura, negli interni serviti dall'illuminazione meno uniforme, dove il rilievo creato dalla differenza di fuoco, definisce... o dove, all'opposto, lo spazio intorno al soggetto possa tranquillamente essere annegato nel buio. Così come invece, nelle inquadrature più usuali, nella ripresa di particolari a TA... Ovvio considerare un lightwide come questo 35/1,4 nella ripresa di ambienti piuttosto atipici e critici, in termini di illuminazione... dove, in ISO Auto, la macchina aiuti la ripresa dove si voglia diaframmare oltre il presupposto della massima apertura. (qui a f/2,8) Ancora di più quando, l'esigenza della riproduzione corretta dei colori del soggetto, attenui l'intervento degli alti ISO, senza per questo dover rinunciare a diaframmi migliori per nitidezza e contrasto di quel f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 e la differenza appare visibile... f/1,4f/4 anche sul filo di un solo stop... f/1,4 f/2 ma rimanendo sempre disponibile (f/1,4) per ogni condizione nella quale si intenda sottolineare, insieme a... non tirar su col nISO e riservando ai diaframmi medi la ripresa di ampie zone distanti, dove un po' di nitidezza e contrasto in più (su tutto il fotogramma) diventano fondamento della ripresa Suggestivo Samyang AF 35/1,4... basta inquadrare bene (ed è cosa facile con un 35mm) basta diaframmare, da un estremo all'altro... basta guardare dentro agli spazi... ed ecco che si trovano le risposte alle ricerche, spesso difficili con ottiche meno luminose e meno votate a rimarcare la differenza tra ciò che si mette a fuoco e quello che non lo è...nel modo in cui viene reso... f/16 f/11 f/8 f/5,6 f/4 f/2,8 f/2 f/1,4( In quali foto sarà l'iscrizione nell'orcio ad esser stata fotografata, piuttosto che gli schizzi della fontana? ) Alla fine di questo test devo dire la mia su questo Samyang: commercializzato a poco più di 600 euro, costa più del doppio e pesa cinque volte più del Samyang AF 35/2,8 già provato su queste pagine, che però (anche se su APS-C) mi era piaciuto di più nella fotografia generale, per nitidezza e uniformità di resa ai bordi, rispetto al centro del fotogramma. Ma questo Samyang ha una marcia un più del fratellino minore: ben due diaframmi di luce, ossia quattro volte più luminoso dell'altro, cosa che, non solamente aiuta nel buio di una grotta, come quella fotografata sotto il Duomo di Siracusa ad Ortigia, (che fu passaggio sotterraneo della civitas, cisterna ellenistica e rifugio antiaereo nella II WW) ma di certo caratterizza la resa dello sfuocato in maniera determinante dal soggetto a fuoco. Ma distorsione e correzione antiriflesso in controluce diretto non sono lontanamente paragonabili al fratellino che pesa 110 grammi e costa ben di meno di 300 euro: e che continuo a consigliare agli appassionati di Samyang, per tutti coloro che non ambiscano a gestire in un range limitato tra TA a f/1,4 e fino ad f/2 questo nuovo FE. Il mio bilancio è il seguente: pregi: grande luminosità per un fisso da 35mm per Sony E-mount prezzo ben abbordabile, come consuetudine del fabbricante coreano bokeh interessantissimo ed elegante costruzione ed AF sempre efficiente motore silenziosissimo nitidezza a partire da f/4 difetti: nitidezza ai bordi da TA e fino ad f/4 antiriflesso distorsione non particolarmente contenuta, specie tra la minima maf e due metri dal soggetto Grazie ancora a per la disponibilità del materiale utilizzato ! Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018
  8. E' grazie alla gentile disponibilità di Alfio Spartà di a Catania che abbiamo in prova anche il primo degli ormai quattro obiettivi autofocus di Samyang per Sony E-mount che costituiscono non solamente il raggiungimento di un livello tecnologico necessario per il costruttore coreano, ma anche la disponibilità di alternative low cost (mediamente 540 euro) ma di qualità elevata per gli utenti delle mirrorless FF e APS-C marchiate Sony. Nella fattispecie era disponibile una Sony a6500 con la quale inizialmente osserveremo il comportamento di questo classico obiettivo standard di alta luminosità f/1,4 ma di dimensioni ancora sufficientemente contenute, utili a poterlo accostare ad una piccola ML come la a6500 Schema ottico da 9 lenti in 8 gruppi (tre asferiche) e diaframma a nove lamelle per un obiettivo da 540 grammi (575 col paraluce) che misura 73,5mm di diametro per 97 di lunghezza, ha una filettatura filtri da 67mm e mette a fuoco fin da 45cm dal piano focale. Costruttivamente ineccepibile, con un'ampia ghiera di messa a fuoco manuale francamente mai utilizzata, giusta la precisione ( e silenziosità) di intervento del motore AF, assistito dalla stabilizzazione a 5 assi del sensore Sony, certamente ottimizzato per i 47° di angolo di campo di questo obiettivo sul formato pieno, sia sui 31,4° con i quali su APS-C si trasforma in un medio tele, 75mm equivalente. Apparentemente immune da distorsione ottica anche alle brevi distanze di fuoco, su entrambi gli assi, questo Samyang 50/1,4 è certamente obiettivo di largo impiego su soggetti della più ampia specie, sfruttando l'elevata luminosità sia per fotografare in condizioni di bassa luce con tempi di otturazione adeguati ad evitare il mosso, nonostante la stabilizzazione... evidenziando anche ad f/1,4 sufficienti nitidezza e dettaglio anche nei particolari fini, fortemente ingranditi in questo crop 2,6x oppure per delineare nel gioco tra le parti a fuoco e quelle sfuocate dell'immagine prospettive gestibili già solo diaframmando come nella differenza tra queste due immagini scattate a f/1,4 quella sopra e a f/4 questa sotto.. Una focale standard si offre mirabilmente a lavori di documentazione, zoomando coi piedi, ossia allontanandosi... o avvicinandosi al soggetto... o ancora, stringendo ... e nonostante la monocromaticità del soggetto, il diaframma utilizzato ancora discretamente aperto e la luce tutt'altro che brillante, resta comunque salva la sensazione di tridimensionalità del bassorilievo raffigurato. Cosa ben differente accade, alimentando al meglio i parametri sopradescritti: quando, una luce di sfondo brillante ed uno stacco netto tra soggetto e sfondo, porta questo obiettivo ad esprimersi al suo meglio, specie se assistito da qualche lampo moderato di flash in rischiaramento delle ombre o anche solo aiutandosi con la luce ambiente quando i diaframmi più aperti risultino non più gestibili se non con tempi da otturatore elettronico che la a6500 non consente e le qualità dell'obiettivo si trasferiscano in ogni condizione operativa anche in immagini di forte contrasto monocromatico. Ma è sopratutto inserendo colori brillanti che il Samsung FE per Sony dimostra tutto il suo valore, anche su soggetti di piccole dimensioni semplicemente corredato di una lente addizionale di buona qualità, con la quale sfruttare aperture medie o molto chiuse... per dare di volta in volta risalto al particolare piuttosto che all'insieme dedicandosi con l'aiuto della velocità del flash, (qui un Godox TT350-S) anche all'impercettibile ad occhio nudo. Il buon antiriflesso riscontrato già sugli altri due Samyang di questa serie FE non è da meno sul 50/1,4 anche in controluce diretto, e tornando a soggetti a distanze "normali" a tutti i diaframmi più interessanti in ottiche cos' luminose, f/1,4f/2f/4 ed ancora, in condizioni di illuminazione dalle quali risulti certamente suggestiva la capacità di lettura nei chiaroscuri f/1,4 f/2 f/4 che, come solito, differiscono per la capacità di concentrare attenzione sul dettaglio assestante, o legato allo sfondo dagli elementi che via via appaiono più o meno nitidamente. in questa immagine ho notato evidente color fringing facile da vedere se ingrandito ma probabilmente acuito dall'enorme contrasto cromatico tra primo piano e sfondo, di gran lunga meno evidente in altre condizioni di ripresa Un obiettivo luminoso, sfruttato per il coefficiente moltiplicativo dato da un sensore APS-C diventa anche un obiettivo... veloce anche più di un teleobiettivo che normalmente si limita ad aperture più contenute che f/1,4 e fornisce prospettiva coerente alla realizzazioni di immagini a tutto campo, con soggetti distribuiti sull'intero fotogramma dal crop della quale a f/16, si manifesta diffrazione che rovina la nitidezza di questo obiettivo, quando utilizzato a diaframmi eccessivamente chiusi, per i quali non è stato certamente progettato a f/4 ritorna tutto brillante, così come alla distanza minima di maf, senza ausilio di lenti addizionali In buona sostanza un obiettivo che assomma vari aspetti: Pregi: qualità complessiva del progetto ottimo AF qualità costruttiva con dimensioni non esagerate luminosità massima e bokeh tranquillo prezzo Difetti: color fringing in condizioni limite diffrazione a f/16 brillantezza condizionata dalla qualità della illuminazione grazie ancora alla gentile disponibilità di e adesso...aspettiamo in prova il Sammy FE 35/1,4 AF Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018
  9. Samyang AF 35/2,8 FE: play it again, Sam...

    Grazie alla disponibilità di di Alfio Spartà abbiamo modo di mettere alla prova un obiettivo economico quanto ambizioso della nuova linea AF di Samyang per Sony E-mount: il terzo, per la precisione, ad essere commercializzato dopo un 50/1,4 ed un 14/2,8 Pur trattandosi di un full frame lo testeremo inizialmente su di una Sony a6500 alla quale sembra essere dedicato per dimensioni, forma e peso...: in soli 6,3x3,3 cm un obiettivo Af dalllo schema ottico di 7 lenti in 6 gruppi, delle quali due asferiche ed una ad alta rifrazione, dotato di un semplice diaframma a 7 lamelle che apre da f/2,8 fino a f/22, realizzato in alluminio per pesare solo 85gr... distanza minima di 35cm dal piano focale e curioso (quanto inutile...come vedremo) paraluce a baionetta su di una filettatura filtri da 49mm, come è tradizione in casa Sony per gli obiettivi standard, cio' che questo fisso Samyang realizza appunto su formato APS-C dove risulta essere un 52mm-eq Una volta montato il "paraluce" resta un varco per il minuscolo tappo obiettivo ancorato su di una filettatura da 40,5mm (altro standard di realizzazioni passate, ma di altre case) Sulla Sony a6500 forma un binomio molto elegante, grazie alla sobria estetica, ravvivata appena dal filetto rubino, appena al margine della zigrinatura della ghiera di fuoco manuale. Il tutto ricorda molto da vicino misure e proporzioni dei due obiettivi Sony 35/1,8 e Sigma DN 30/2,8 (pero' APS-C) oggetto di questo test ugualmente strutturati per compattezza e schemi ottici, oltre che per la fascia di prezzo, nella quale si pone esattamente al centro rispetto i due citati, essendo stato commercializzato poco meno che a 300 euro. La caratteristica saliente di questo AF 35/2,8 Samyang, oltre alla compattezza che non ne pregiudica affatto l'ergonomia, è perlappunto il fatto che finalmente il costruttore coreano da anni sulla breccia per le realizzazioni di buona qualità ma limitate al fuoco manuale, abbia saltato il fosso e si sia dotato di Autofocus motorizzato, silenzioso, dedicato al Sony E-mount (contando sulla stabilizzazione dei loro corpi macchina, ove presente) efficiente a patto che firmware di obiettivo e macchina vengano aggiornati, come da poco annunciato, attraverso l'apposita Samyang Lens Station Inizialmente infatti ho notato in AF-C con la a6500 non poche esitazioni dell'obiettivo sui sensori AF diversi da quello centrale e circostanti. In attesa della dock station, mi sono limitato a scattare in AF-S eliminando ogni incertezza di funzionamento: fidando nell'opportunità prossima, grazie al software Samyang per l'aggiornamento fw ed il settaggio AF dell'obiettivo. Fin dai primi scatti ho apprezzato immediatamente i pregi più evidenti del piccolo Sam: brillantezza e nitidezza non solamente al centro immagine, già da f/4 ottima la resa dei colori, e la transizione tra le loro sfumature, netta. le differenze tra centro e bordi, come detto, si colgono solo a tutta apertura e poco oltre, dove il centro immagine spicca decisamente rispetto i bordi, chiaramente meno incisi, come nel seguente crop dell'immagine precedente piuttosto che a diaframmi intermedi.... dove lo stesso crop parla chiaramente della differenza (siamo a f/8) Un obiettivo di questa focale serve a ritrarre non solo persone ma anche oggetti di un po' tutte le dimensioni, con inquadrature che spesso potrebbero introdurre distorsioni prospettiche da eccessiva inclinazione dell'asse ottico obiettivo-soggetto... ebbene... da questo punto di vista mi pare di poter affermare che il piccolo Sam sembri essere l'obiettivo di questa focale tra quelli fin qui provati su E-mount, più corretto nei riguardi di distorsione ottica e prospettica, in modo indiscutibile... E se questo non fosse già bastevole a promuovere con voti alti una realizzazione dal costo contenuto come questo Samyang 35/2.8, bisogna rimarcare l'ulteriore peculiarità che me lo ha da subito fatto piacere parecchio: grazie ad un anello step-down 52/49, eliminato il paraluce portatappo, applicando una Marumi acromatica da 3 diottrie, siamo passati da un RR irrisorio alla minima maf di 35cm, ad un interessante 1:4 ... che ne consente un utilizzo da close-up itinerante, con poca spesa e molto divertimento nel quale anche solo il flashettino ridicolo della a6500 basta per ravvivare quel tanto che basta le parti potenzialmente in ombra di un soggetto Insomma, tutte rose e fiori fichidindia...? Eh no... a voler essere cattivelli neanche poi tanto, il coating UltraMulti tanto vantato da Samyang, non mi piace proprio per nulla... non appena abbiamo il sole (o sorgenti luminose di rilievo) in inquadratura o nei pressi... la scena si trasforma nella Genesi... con un effetto iridescente non soltanto per l'inutile paraluce-portatappo di serie, che ho prontamente integrato con un vero paraluce tronco-conico da 40,5mm di diametro, (frutto della passata dotazione Nikon One ) come perfettamente percepibile, questo è l'effetto col paraluce in dotazione... ... e questo con quello aggiuntivo, necessario, indispensabile a mantenere il giusto contrasto sulla lente anteriore di questo altrimenti grazioso 35mm. Il consiglio è naturalmente quello di procurarsene uno adeguato del diametro 49mm, eliminando l'inutile paraluce-portatappo in dotazione. Un obiettivo decisamente brillante anche in condizioni di luce smorta Utile anche nel ritratto a figura intera ma ovviamente ancora più efficace alle brevi distanze crop alle quali mantiene sempre dettaglio, contrasto, vividezza così come nelle vedute d'insieme dove i riflessi indesiderati possano anche essere usati appositamente a delineare, sottolineare utilizzando diaframmi aperti piuttosto che chiusi... definito anche nelle basse luci bello davvero... Riassumendo: Pro - AF: pronto, veloce e silenzioso in AF-S (aspettando la Lens Station per l' AF-C) - nitidezza, contrasto, brillantezza generale - assenza di distorsione (in APS-C... ma presto lo provo in FF) - prestazioni closeup e probabilmente, con un piccolo tubo, anche in macro - prezzo adeguato Contro - antiriflesso e assenza di un vero paraluce - assenza sul mercato della Lens Station (promessa) Consigli ? ...provaci ancora, Sam...! Max Aquila photo (C) per Sonyland 2017
  10. Sigma 16mm f/1,4 DC DN Contemporary per Sony-E

    Eccolo: appena arrivato in Italia e grazie alla preziosa collaborazione dell'importatore in anteprima nazionale sul nostro sito, Sonyland, il primo wide di grande luminosità per Sony E-mount in formato ridotto APS-C il Sigma 16mm f/1,4 Contemporary della stessa serie DN che annovera il 30/1,4 già testato su queste stesse pagine, oltre alla triade del 2013 (siglata però Art) dei 19, 30 e 60mm f/2,8, il più tele dei tre, qui fotografato su una a6500 insieme al nuovissimo ed attesissimo fratellone Questo 24mm equivalente si propone nei corredi Sony APS-C al posto del nativo pancake 16/2,8 economico e leggero, ma certamente carente quantomeno rispetto i due stop di luminosità che lo differenziano dal questo Sigma appena arrivato. schema da 16 lenti in 13 gruppi sette delle quali speciali, 429 grammi di peso per 92mm di lunghezza e 72 di diametro (filtri da 67mm), diaframma a 9 lamelle lente frontale non eccessivamente incurvata, nonostante la focale originaria di 16mm, lente posteriore dotata di O-ring di tenuta polvere ed acqua paraluce a petalo una costruzione molto curata nei materiali e nell'estetica, molto più simile alla linea Art, piuttosto che alla Contemporary nella quale è stato inserito più per posizionamento economico che funzionale, proprio come il 30/1,4 di cui abbiamo già parlato. Compagno ideale alle fotocamere Sony APS-C della serie a6xxx, particolarmente alla 6500 la quale, essendo dotata di stabilizzazione interna a 5 assi, sopperisce in tal modo alla mancanza dell'OSS Sigma in questo obiettivo (se mai un wide 24mm-eq aperto fino a f/1,4 possa necessitare di stabilizzazione... ) Grazie a Mtrading che mettendocelo a disposizione si assicura il massimo della nostra attenzione a questo obiettivo fin dal suo lancio commerciale, stabilito ad un prezzo indicativo di 415 euro Solo Sigma ci ha viziato negli ultimi anni con realizzazioni grandangolari di elevata luminosità ma al contempo di altrettanta qualità complessiva. A prezzi peraltro accessibili, senza relegare questi oggetti nella vetrina dei "vorrei ma non posso"... Questo APS-C 16mm f/1,4 Contemporary non fa eccezione e pur avendo fatte le dovute differenze rispetto i suoi "simili" della serie Art: alla luce dei pochi giorni durante i quali l'ho fin qui utilizzato, pur se eccitato per il fatto di poter gestire la Sony a6500 (che di piccola ha solo il formato sensore) con un wide fisso all'altezza delle aspettative riposte dalla Casa in questa fortunata serie di mirrorless a obiettivi intercambiabili, (purtuttavia prodotto da Sigma invece che dalla stessa Sony ) mi rendo conto di essere di fronte ad un obiettivo migliore del pancake nativo della stessa focale, nonchè dotato di una luminosità fuori dal comune, in fondo neppure troppo lontano dal feeling che due anni e mezzo fa mi aveva coinvolto nell'uso del 24/1,4 Art per Nikon FX. Utilizzato da "wide" con le aperture consone ad una nitidezza a tutto campo, si comporta in maniera ben equilibrata e la vignettatura che non può non essere evidente in progetti ottici di tale luminosità non procura fastidio eccessivo, come traspare con evidenza dagli scatti ai soggetti che comunemente utilizzo come "benchmark" per queste lenti sia tentando di restare in bolla, sia inclinando la fotocamera verso l'alto, a ricomprendere l'insieme senza tagli I colori sono molto vividi e saturarli con una media sottoesposizione non risulta difficile il controluce non taglia le ombre che restano comprensibili in luce diretta colori brillanti e contrastati, senza bisogno alcuno di postproduzione, che si sia a f/4 così come a f/16 la distorsione, su soggetti lontani, apparentemente non disturbante avvicinandosi però... ma basta un'inquadratura sufficientemente composita per non rendersene conto più di tanto D'altro canto non parliamo di un 24/1,4 ma di un 16mm cui "tarpare le ali" col sensore di formato ridotto, beninteso non un obiettivo di cerchio di copertura superiore a quello del formato cui sia dedicato ma pur tuttavia un 16mm, ossia strutturalmente dotato di una lente frontale di adeguata curvatura che con la planeità di immagine farà sempre a botte... relegando le realizzazioni per il formato sensore in questione ad un secondo piano rispetto le focali equivalenti costruite in FF. Detto questo, la resa cromatica e la nitidezza di questo obiettivo risultano esaltanti in presenza di adeguata qualità e copertura luminosa, come in queste giornate di primo freddo invernale, anche alle mie latitudini. Per esempio in quel meraviglioso posto che è un Orto Botanico monumentale, come quello di Palermo, universitario, famoso in tutta Europa per le sue varietà ma anche per la bellezza delle sue strutture museali neoclassiche appunto... e per la varietà dei reperti la bellezza ed eleganza delle sue serre dove questo 16/1,4 Sigma si muove estremamente a suo agio alla massima apertura di cui è capace così come anche alle medie, anche alle brevissime distanze nei controluce in low key a TA con tempi di otturazione lunghi... da urlo (grazie alla stabilizzazione su cinque assi che distingue questa Sony a6500 dalle precedenti sorelle) definendo anche i soggetti ripetitivi, grazie alla differenziazione dei piani di fuoco/non fuoco oppure aiutandosi con un colpo di flash opportunamente dosato che tira fuori dalle ombre qualche particolare rispetto ad una stessa foto in "available light" dando comunque, anche a TA, il senso dell'insieme del soggetto inquadrato. Dove ovviamente un obiettivo di questa luminosità va a nozze è in ogni circostanza in cui la luce sia difficile e poca, come negli interni di una chiesa, dove è buona abitudine (=obbligo) fare a meno del flash. Qui nella barocca San Giuseppe dei Teatini i cui monumentali fonti battesimali all'ingresso in fondo alla navata, sono assolutamente fuori portata della luce che dall'alto cala dalle finestre della chiesa, ma grazie a questo Sigma... riappaiono all'osservatore che li abbia notati affreschi e ornamenti ripresi a mano libera ad appena 400 ISO a tutta apertura o poco di più, semplicemente puntando in alto consentendone, se del caso, una completa lettura volendone isolare i particolari Il controluce violento ovviamente desatura e produce riflessi non controllabili dal limitato paraluce a petalo in dotazione ma questo è il peggiore degli scatti gravati da questo problema in condizioni normali di inquadratura e ripresa, questo obiettivo consente analisi ed esplorazioni impossibili a quasi ogni zoom tanto per fare una ...sentita differenziazione ! Dove voglio fare notare le differenze di rendimento ai vari diaframmi di questo obiettivo siamo nei pressi della "mia" solita fontana di piazza Pretoria, capolavoro Cinquecentesco dello scultore Francesco Camilliani, come appare da questa iscrizione (appena notata ) ai piedi di una delle statue che la adornano statua che mi serve proprio in considerazione della diversa resa dello sfuocato di questo Sigma Contemporary a seconda che lo si usi ... a TA (f/1,4) oppure a f/4 piuttosto che a ...tutta chiusura (f/16) Lo sfocato di tutta apertura mi pare in effetti un pò troppo "nervoso", per quanto interessante per il profondo stacco, rispetto alle aperture che mi piacciono maggiormente in questo obiettivo, ossia f/2 come anche f/4 ancora... f/1,4 f/5,6 f/1,4 f/11 pur restando la prestazione di tutta apertura un traguardo di tutto rispetto e di grande effetto ... ... tanto da rischiare di cadere...! Riassumendo: PRO - luminosità massima - nitidezza, contrasto, brillantezza - variabilità (sempre gradevole) ai differenti diaframmi - unicità nel panorama dei pari obiettivi E-mount - prezzo aggressivo CONTRO - distorsione - bokeh a TA - tenuta ai flares in controluce forte e diretto Ricordo che Sigma ha realizzato questo obiettivo anche per l'attacco Micro QuattroTerzi, quindi a servire un vasto panorama di corpi macchina Olympus, Panasonic, Samsung. Ringraziamo ancora per averci concesso in anteprima l'utilizzo di questo obiettivo appena arrivato in Italia e di Alfio e Lucia Spartà, per l'utilizzo della Sony a6500 sulla quale è stato provato per questo test Max Aquila photo (C) per Sonyland 2017
  11. Uno dei crucci maggiori degli appassionati Sony, in cerca di ottiche per le loro APS-C E-mount, sta nella mancanza di opportunita' di scelta sul mercato di obiettivi compatibili. Specie assistendo al proliferare di magnifici Sigma Art, Contemporary e Sport in tutte le rispettive categorie, hanno fin qui dovuto frustrare le proprie aspettative di qualita' elevata unita a prezzi abbordabili che fanno di molti obiettivi Sigma degli esemplari irrinunciabili. Nel frattempo Sigma ha anche realizzato una triade di obiettivi DN (per macchine a tiraggio corto) dedicati proprio alle APS-C Sony che, seppure mantengano dimensioni e costi contenutissimi, non sono proprio realizzazioni all'altezza del marchio Art che li accompagna, pur restando ampiamente entro i confini della buona qualita' qui un test del 30/2,8 in parallelo al Sony 1,8/35 Nell'attesa di decidersi a produrre tutta la gamma anche per questa baionetta, Sigma nel 2016 ha tirato fuori dal cilindro un 30mm f/1,4 DC (ossia APS-C) Contemporary, per Sony-E e per montatura QuattroTerzi (Olympus, Panasonic e Samsung) che diventa pertanto un 45mm equivalente, di alta luminosita' per questo innesto Sony-E, dal prezzo invitante, attorno ai 310 euro, di dimensioni davvero contenute anch'esso, schema da 9 lenti in 7 gruppi, con due elementi asferici, un peso di soli 265grammi e dimensioni di 65mm di diametro (passo filtri da 52mm) per 73mm di lunghezza; costruzione nel consueto materiale termoplastico di pregio che riveste gli obiettivi Sigma di questa serie "smart" che unisce costi accessibilissimi a prestazioni di tutto rispetto. foto Sigma inc. foto Sigma inc. paraluce a baionetta, che ne accresce la lunghezza di pochi cm, con inciso sigla ed obiettivo cui e' destinato, invece che serigrafato, per evitare qualsiasi riflessione luminosa in questo accessorio, il paraluce, che non finiremo mai di consigliare come indispensabile ad ogni obiettivo, per tenere a distanza i riflessi ed aumentare il contrasto dell'ottica. foto Sigma inc. Grazie alla collaborazione attivata per merito di che ci ha concesso in prova questo obiettivo e la amichevole attenzione di Alfio Spartà, proprietario del negozio di Catania, che ci ha dotati di una fiammante Sony a6500, la regina ultima delle APS-C con Sony E-mount, (della quale parleremo separatamente ben presto) abbiamo effettuato una certa quantità di scatti che ci hanno consentito di formarci un'opinione su questo divertente standard Sigma x Sony accreditato, peraltro di un MTF piuttosto interessante per la categoria di prezzo cui appartiene. Fughiamo subito, comunque, ipotesi miracolistiche, nonostante la buona nitidezza questo Sigma Contemporary non e' certo un obiettivo da riproduzione... distorsione... e vignettatura ... a qualsiasi diaframma non ne fanno un esemplare utile da realizzarci un catalogo di ...dipinti o di altri originali per i quali siano richieste caratteristiche di neutralita', correzione e planeita'. L'antiriflesso regge fino a quando il sole non entri direttamente in inquadratura, e l'obiettivo dimostra di possedere buone doti di contrasto anche in condizioni cosi' critiche, ma dopo che il Sole spunta... e pazienza...: ... non tutti gli obiettivi nascono per fotografare cataloghi da mostra, per cui liberiamo la mente da possibili preclusioni e utilizziamolo per quello per cui nasce, un obiettivo dalla copertura poco piu' ampia di quella di uno standard ben saturo e contrastato capace di rendere il soggetto rispetto lo sfondo con lo stacco utile agli scopi compositivi del fotografo che lo utilizzi, anche con un solo stop in piu' o in meno di diaframma f/2 f/2,8 quando non con una scalatura piu' ampia di fotogrammi tra i quali scegliere dopo quello piu' interessante f/11 Capace di rendere interessanti anche solo parti di un soggetto, solamente giocando sui chiaroscuri espositivi, tra i quali resta inalterato il contrasto suo proprio, anche senza eccessi di postproduzione o di lasciare il soggetto intero, alla ususle percezione che se ne abbia a prima vista, come si convenga all'angolo di campo di un normale Obiettivo che tratta bene i colori anche in controluce (non diretto) lasciando inalterate sfumature e giochi di luce, cosi' come in luce radente, ma che ha ragion d'essere principalmente sulla linea di demarcazione tra nitido e non nitido alle maggiori aperture dove, regolandosi anche con le distanze piu' corte dal soggetto (la minima maf e' a soli 30 cm) i diaframmi piu' aperti consentono ampia capacita' di scelta (luce permettendo) e basta variare questa distanza, per cambiare radicalmente l'effetto anche solo a f/2,8 La distanza minima di messa a fuoco, consente anche in condizioni inaspettate di cambiare improvvisamente soggetto specie se si usi l'accortezza di tenere in borsa una semplice (ma acromatica, come la mia Marumi) lente addizionale croppando il fotogramma anche solo del 25% prendiamo consapevolezza delle vere attitudini di questo Sigma Contemporary 30/1,4 e dotiamo a basso prezzo la nostra Sony di un obiettivo utile per closeup ed anche oltre. Senza dimenticare quanto di piu' importante per un obiettivo "normale": cioe' di consentire riprese di ogni tipo di soggetto per il quale non servano specifici strumenti atti alla realizzazione di riprese particolari, ossia...la gran parte delle foto che scattiamo nella nostra vita dove le caratteristiche principali della lente in questione siano comunque improntate a prestazioni di buon rilievo, fatta la tara ai difetti di cui si e' detto, ma che non possono inficiare il giudizio che provenga da esperimenti come i seguenti crop 300% crop 300% con i quali si definiscono nitidezza e contrasto di questo economico ma intelligente interludio di ...Yamaki dove non conta solo lo sfuocato a tutta apertura PRO: Costo Costruzione Nitidezza e contrasto resa alla minima maf CONTRO: distorsione vignettatura tenuta in controluce diretto Un sentito ringraziamento ancora a e Max Aquila photo (C) per Sonyland 2017
  12. Sony a6500: stabile come nessun altra!

    Ma chi ve lo deve dire se non Sonyland, per quali motivi comprare nel 2017 una mirrorless Sony di formato ridotto (APS-C)...? Grazie alla gentile collaborazione con di Alfio e Lucia Spartà, il negozio catanese che tra luglio e dicembre ci ha messo nella condizione di utilizzare in diverse occasioni questa compatta mirrorless ad ottiche intercambiabili da 1350 euro, neanche fosse un giocattolino, con svariati e del tuttoo differenti obiettivi, accomunati dalla caratteristica di essere tutti universali dedicati, Sigma E-mount DN (APS-C ) Sigma FF (Canon-bay + adattatore MC-11) e poi anche Samyang FE, la nuova linea AF del produttore coreano per le ML Sony Con questa bella "comarca" di lenti, per nulla impegnative dal punto di vista dei relativi prezzi, quindi senza neppure rovistare nella grande cesta dei belli di casa dotati di questa baionetta mi sono ritrovato a fare il punto riguardo una mirrorless, la a6500, che guardando i prezzi di listino, già dentro casa sente il fiato sul collo di alcune delle sorellone che cominciano per "7" le quali posseggono l'indubbio fascino del sensore full format. In questo ambito (APS-C) l'offerta Sony è davvero ampia e diversificata: insieme alla 6500 resistono sul listino a prezzi indubbiamente più...centrati la a6300, (che rispetto a questa difetta del motivo principale di questo articolo, ossia la stabilizzazione incorporata a 5 assi, ed anche del touch screen focus), ed il vero cavallo da battaglia per gli entry level Sony users, ossia la a6000 che sta ormai su prezzi simili alla playstation, ma che difetta di parecchi step rispetto alle altre due, a cominciare dall'asfittico buffer. Inoltre Sony, a dispetto di un prezzo di presentazione da 1700 euro, già ampiamente ribassato anche dai negozi ufficiali come che la vendono a 1350 euro iva inclusa, sembra fermamente intenzionata a non progettare più ottiche per il formato ridotto, costringendo gli acquirenti della serie 6000 ad approvvigionarsi al listino delle ottiche FF, spesso impegnativo sia per il prezzo, sia per gli ingombri, rispetto le compatte dimensioni delle tre macchine di questa fortunata e riuscita serie, qui dotata davvero di molte più features di quelle che un utente medio sia in grado di percepire/utilizzare. Insomma, a chi è dedicata una mirrorless come la Sony a6500 ? Cominciamo dai tre suggerimenti pubblicizzati da Sony stessa, e principalmente dalla stabilizzazione su cinque assi, patrimonio delle ML FullFormat targate 7 e 9 che di questo primato tecnologico tutto Sony si fanno meritevolmente grandi. La prima foto nella quale mi sono accorto della capacità di questa correzione è uno scatto partito per errore: 1/8" a mano libera a 150mm-eq... col 100-400mm f/5,6 comprendendo di essere davanti alla materializzazione dei sogni mostruosamente proibiti di ogni fotografo frustato dalla scarsa luminosità dei suoi obiettivi in relazione alle condizioni di illuminazione disponibili ed in assenza di treppiede o della liceità del suo utilizzo, mi ci sono poi dedicato con curiosità e, ogni volta, sorpresa...specie per la riuscita dell'interazione tra la stabilizzazione del corpo macchina con quella dell'obiettivo, ove presente, come ancora in questo Sigma 100-400 (che necessita peraltro dell'adattatore MC-11 da interporre) buio totale a 137mm..... t/10" f/5,6 stessa luce a 100mm in APS-C a 1/20" realizzando anche la compattezza del rumore di questo sensore a sensibilità proibitive per l'uso corrente, come i 6400 ISO di questa foto evidenziato nel suo crop inalterato in PP uguale stupore e facilità di utilizzo nella fotografia di interni (1/20" f/5,6 ISO1600)crop ed a maggior ragione con le corte focali come con questo 16mm scattando a 1/4" f/2,8 ISO 400 (per minimizzare il rumore)crop oltre che nell'ottima resa dei particolari anche a grande distanza crop ancora tempi lunghi (1/6") a diaframmi medi in esterni e suo crop... la Sony a6500 mi ha davvero colpito per questa sua caratteristica di stabilizzazione davvero differenziante rispetto le sorelle che l'hanno preceduta, anche utilizzandola con lenti di fornitori universali come Sigma e Samyang, costituendo certo questa una delle componenti decisive alla giustificazione del prezzo di acquisto e ad una certa destinazione per categorie di utenti che questa opportunità sfruttino di frequente, proprio come nel caso di chi fotografi a luce disponibile e spesso precaria, non solamente ad ISO elevati. Passiamo all'altra caratteristica innovativa, ossia l'aumentata capacità di buffer che consente prestazioni da brivido in scatto continuo, AF-C e qualità elevata del file (jpeg Fine o anche in ARW) Chiaro chi sia interessato a questo aspetto: fotografi di sport, fotonaturalisti che vogliano disporre di raffiche prestazionali, fotoreporter di cronaca (per esempio giudiziaria) che necessitino di prestazioni elevate per riprese non ripetibili. La Sony che ho nel cuore in questo ambito si chiama a9 con la quale questa estate ho scattato davvero tanti fotogrammi in sequenza, dotata peraltro di 693 sensori AF a copertura di tutto il fotogramma: e questa a6500 sembra proprio la sua sorella in formato ridotto...! Innanzitutto 425 punti AF a rilevamento di fase, praticamente la stessa densità della a9 in rapporto al formato 1,5 volte più piccolo... Poi la inesauribilità del buffer in jpg Fine, enorme capacità anche nel formato grezzo proprietario Sony...: per la prima volta su una mirrorless di questo formato mi posso dimenticare di maneggiare una macchina di compromesso prestazionale. indifferentemente dall'obiettivo (qui usato il Sigma 100-400 per Canon con adattatore MC-11 in AF-C... e scatto in sequenza rapido: praticamente tutto quanto possa essere sconsigliato da Sigma stessa, ma assolutamente alla portata di questa Sony ! dettaglio e perfetto controllo anche con tanti elementi in inquadratura che potrebbero disturbare la riuscita dell'operazione, in termini di quantità di scatti e di risposta dell'autofocus: invece assolutamente ineccepibile la risposta della a6500 ! Stesso discorso con il Sigma Art 135/1,8 corredato dal solito, apposito, MC-11 Riguardo il terzo punto di forza, ossia quello della possibilità di mettere a fuoco in touch sull'ampio monitor da 3", (quindi anche esponendo, nel caso in cui si utilizzi l'esposimetro spot in coincidenza del riquadro di messa a fuoco) anche in modalità "touch pad", totalmente innovativa rispetto le precedenti macchine della serie 6000, le mie riserve sono ancora inalterate rispetto al fatto che per scattare poi si debba comunque premere il pulsante di scatto, il che penalizza a mio vedere la funzionalità di questo monitor. Specie in live view, che su questa macchina è invece capace di 8 ftg/sec con una oscuramento ridotto veramente al minimo, proprio come sulla Sony a9 (la quale però bissa questa prestazione anche sul suo eccezionale EVF) A prescindere da questi aspetti, decisamente interessanti per ben determinate categorie di utenti alla ricerca di un corpo macchina APS-C di alte prestazioni, ai quali questa a6500 è destinata, ci sono moltissime altre caratteristiche che la collocano su un trono di eccellenza appena scalfito dal prezzo comunque piuttosto elevato, non differente però da concorrenti dirette come possono essere le Fujifilm X-T2 più ingombranti... non altrettanto dotate in termini dinamici per autofocus e prive di stabilizzazione, ma invece dotabili di battery grip aggiuntivo, al contrario delle Sony serie 6000 che con obiettivi più ingombranti (come il Sigma 100-400) si trovano a disagio, ergonomicamente parlando. Mentre quando le piccole dimensioni aiutino, come in spazi ridotti di ripresa, ravvicinata, magari assistita da piccoli lampi flash in HSS con flash come il Godox TT350-S che li consenta così come anche con il micro flash incorporato in normale slow-sincro flash penalizzato dalla dimensione dell'obiettivo in uso che può provocare ombre indesiderate sul soggetto, talvolta invece funzionali e specificamente direzionate approfittando anche della saturazione luminosa delo sfondo di immagini nelle quali la qualità del sensore sia elemento fondamentale insieme alla composizione. E questo sensore della Sony a6500, da 24 milioni di pixel, capace di elevarsi da 100 fino a 51200 ISO, in abbinamento ad un processore Bionz-X realmente performante rispetto la primitiva (al confronto) a6000, progenitrice di questa serie, realizza in effetti immagini piacevoli secondo il gusto corrente del popolo di Sony-addict, spaziando dalle riprese in piena luce, cromaticamente di impatto a quelle nelle quali invece prevalga il senso della percettibilità delle sfumature nelle ombre dove alla lettura dei particolari arriva in ausilio la stabilizzazione prodigiosa che consente l'uso di teleobiettivi 200mm equivalenti a mano libera anche in situazioni limite Una mirrorless che tra i suoi punti di forza annovera, come detto, l'estrema copertura di sensori AF (di due specie) sul fotogramma e la loro notevole sensibilità, tale da dichiararlo come il più reattivo della categoria (APS-C) di mirrorless magari non allo stesso livello di sensibilità della Sony a9 nei sensori periferici, ma poco manca, a mio avviso. Se limitata da qualcosa, sicuramente nell'alimentazione, delegata alla "solita" batteria-jolly di Sony, quella NP-FW50 che riduce a 300 circa gli scatti utili prima di doverla sostituire e che per le elevate capacità video della macchina (anche in 4K) porta sicuramente a ripensarne un utilizzo di natura diversa da quello amatoriale. Un sensore capace di una notevolissima latitudine di posa, ampliabile via menù nell'impostazione S-log3 fino a (dichiarati) 14 stop ! facilmente gestibili in postproduzione optando per un'immagine in low key oppure dosata su una leggibilità media specie aiutandolo con un lampo di flash ma solo quando serva un mirino elettronico davvero luminoso, ben contrastato, stabile sempre e completo nella programmabilità delle funzioni visibili o meno alla pressione del tasto "Disp" chiarissimo nella definizione a TA del soggetto, oltre che nella visualizzazione dell'effettiva esposizione ai valori impostati Pur se compatta, strutturata da ammiraglia nella struttura in lega di magnesio, impermeabilizzata a polvere ed umidità, per scattare agevolmente in ogni condizione ambientale Non si tratta di una mirrorless come tutte le altre, la Sony a6500 possiede il crisma dell'originalità e della specificità di destinazione. La vedo bene in mano a chi possegga una delle due mirrorless di punta del vasto corredo Sony, ossia la a9 o anche la nuova a7RIII, come secondo corpo, economico, allo scopo di utilizzarvi obiettivi non disponibili ancora nel corredo Sony, proprio come alcuni di quelli con i quali l'ho utilizzata in questi mesi, grazie alla disponibilità di e che vi sono stati mostrati tra queste immagini. una macchina rilassante e leggera, da usare con obiettivi altrettanto rilassanti, facili e compatti salva l'opportunità di scambiare su di essa, all'occorrenza anche qualcun degli obiettivi FE destinati alla TOP camera che si possegga nel nostro corredo Sony Una macchina per la quale facilmente esultare... PRO: sensore (dinamica, definizione, nitidezza) stabilizzazione eccellente otturatore (buffer, efficienza, modulazione raffica) autofocus (modi, face e eye control, touch screen) tasti funzione custom CONTRO: batteria mancanza battery grip originale touchscreen senza possibilità di scatto menù ancora piuttosto annidati prezzo ... Max Aquila photo (C) per Sonyland 2017
  13. E' ancora una volta grazie ai buoni uffici dell'importatore Sigma per l'Italia, che in anteprima sicuramente nazionale, ma probabilmente anche molto più di ciò... Sonyland è ben felice di mostrarvi il primo dei tanto attesi Art per Sony E-mount ossia uno dei capolavori di questa linea Art, quale è il 50mm f/1,4 del 2014 L'aver deciso di utilizzare gli schemi ottici della serie ART per reflex, aggiungendo nel barilotto il corrispettivo dell'adattatore MC11, ma dedicato all'obiettivo, ha sicuramente determinato un allungamento di ognuno di questi obiettivi, (qui paragonato con l'analogo modello per baionetta Nikon) il che per determinati versi potrebbe annullare la sensazione di compattezza del sistema mirrorless Sony (a7Riii accanto a D850) ma in fin dei conti non poi così drasticamente (almeno in questo caso, se paragoniamo l'ingombro totale a quello di uno zoom popolare come il Sony G 4/24-105mm a parità di focale estendendolo a 50mm quando non addirittura più ingombrante a tutta estensione a 105mm Questo Sigma 50mm f/1,4 Art DG nasce nel 2014 con l'ambizioso presupposto di divenire la pietra di paragone degli obiettivi standard di questa luminosità, per cui nessun compromesso nei materiali utilizzati nè tantomeno nella progettazione ottica 13 lenti in 8 gruppi, con uno schema tutt'altro che simmetrico alla Zeiss, quattro elementi speciali, non possono che determinare un peso che nella presente versione per Sony raggiunge, con il paraluce a petalo, i 926 grammi (dagli 815 delle altre versioni) e misura 12,5cm (2,5 in più) per 8,54 di diametro (filtri da 77mm). Mette a fuoco fin da 40cm dal piano di maf e chiude fino ad f/16 un diaframma costituito da 9 lamelle orgogliosamente "made in Japan" dispone solamente del commutatore di af/mf sul fianco sinistro, sotto al bollino argenteo con la A della serie Art effettivamente lunghetto, con quei 2,5cm in più dell'adattatore FE incorporato, ma cade comunque bene in mano, con le dita che vanno per forza di design sull'ampia ghiera di messa a fuoco, effettivamente inutilizzata da che uso questi obiettivi Sigma dotati di un efficientissimo motore HSM per l'autofocus che, fin qui su altre baionette, non sono mai riuscito a mettere in crisi: vedremo adesso come si comporterà sulla Sony a7iii... Gli esperimenti iniziano subito e si sono protratti per i giorni nei quali abbiamo avuto disponibilità di questa ottica. Fin dal primo approccio non abbiamo dubbi: si tratta dello stesso obiettivo che tanta soddisfazione cromatica e di sfuocato ci regala fin dall'inizio della sua commercializzazione. Brillante e cromaticamente corretto, senza sbavature di colore, tra le tinte complementari, ma anzi tenue nelle transizioni, mai impastato, nitido e ben contrastato senza indulgere alle moderne tentazioni delle saturazioni eccessive. Delicato con i soggetti delicati, ma preciso sempre per nitidezza e contrasto ad ogni diaframma di apertura, anche croppando (+150%) mai in difficoltà con i colori più decisi ugualmente coerente nell'efficienza di motore AF che mai manifesta impuntamenti, anche nelle condizioni più difficili f/2 f/2,8 Certamente uno dei principali motivi di interesse per questo Sigma Art, dopo il periodo di transizione dell'ultimo anno, con gli Art per Canon utilizzabili su Sony per tramite dell'adattatore MC-11 del quale abbiamo in tante occasioni discusso su queste pagine, è quello relativo al corretto funzionamento di queste ottiche Sigma anche in modalità AFA - AFC ed in scatto a raffica: che ne dite di calabroni ripresi alla minima distanza di maf e perdipiù con lente addizionale Marumi DHG-Achromat 330 da 3 diottrie per diminuire ulteriormente la distanza di ripresa? mi pare possa essere abbastanza probante sulla idoneità di questa ottica anche nelle condizioni di messa a fuoco più complesse e con soggetti dalle reazioni imprevedibili e fulminee... o volete situazioni ancora più estreme...? con individui capaci di atterraggi e decolli da VTOL... ...da fiore a fiore... ancora? Ancora, passando a soggetti più ...umani, come i golfisti, che sviluppano lanci dalle velocità delle più variabili... Oppure ancora, mischiando statue e turisti, in una delle piazze più belle della mia città, quella del Municipio, piazza Pretoria con la fontana Cinquecentesca del Camilliani (la cui firma è sul basamento di questa figura) selfie... nonostante la distanza, nessuna flessione nonostante il movimento diagonale e rotatorio o trasversale longitudinale e ...sussultorio questo Sigma 50mm f/1,4 Art DG non si scompone di una virgola e, complice l'ottimo autofocus della Sony a7iii costituisce con essa un binomio eccezionale nella ripresa standard, con una qualità d'immagine e di dettaglio ben difficilmente eguagliabile, a mio modesto avviso Ah, mi ricorda che in Italia il prezzo dei Sigma Art per Sony E-mount è assolutamente identico a quello degli analoghi obiettivi per le baionette delle reflex: questo Art 50/1,4 quindi è proposto con prezzo consigliato di € 788,00 : non mi pare ci sia altro da aggiungere Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018
  14. Sembra banale ma la frase che dice che "non ci si finisce mai di sorprendere" non è che il frutto della saggezza di chi ha già vissuto e visto. Ed in un ambito come quello della fotografia parrebbe ancora più ridicolo, avendo imparato negli anni che nulla è più virtuale di un'immagine, stupirsi delle aspettative di novità che sembrano nutrire gli utenti e gli addetti ai lavori, quando venga presentato un nuovo apparecchio. Ebbene, in questo articolo parleremo di un obiettivo uscito nel 2016, ma che era l'assillo per chi, come chi usa Sony, non poteva utilizzarlo se non con un adattatore (l'MC-11), appositamente realizzato da Sigma l'anno scorso, ma che incontrava qualche limite di compatibilità, proprio con le prestazioni dinamiche più interessanti dei corpi Sony professionali, la a9 e la a7RII, oltre ad obbligare all'acquisto di ottiche Sigma innesto Canon, per sfruttare la baionetta con la quale l' MC-11 (oltre a quella proprietaria) usciva. Quindi adesso, anche il più suggestivo (ed abbordabile) dei mediotele Sigma Art è a disposizione di Sonyland grazie alla fantastica interazione con l'importatore ufficiale per l'Italia che lo ha disponibile da appena tre settimane. Il nuovo attacco a baionetta FE, dal tiraggio modificato direttamente sulla base dell'accordo intercorso tra Sony e Sigma, con il quale l'ho utilizzato sulla a7III, lo allunga di 2,5 cm facendolo apparire ancora più imponente delle sue consuete dimensioni, (12,6 x 9,5 cm) ma risolve eminentemente l'accoppiamento e supera ogni limite al perfetto funzionamento. 14 lenti in 12 gruppi di cui 2 a bassa dispersione e un elemento asfericoangolo di campo 28,5°, distanza minima di messa a fuoco 85cm, passo filtri da 86mm e peso che adesso sfiora i 1300 grammi, con il tiraggio modificato. Sicuramente caratteristiche "ponderose" accanto ad un prezzo di poco superiore ai 1000 euro, che lo rendono fortemente competitivo con l'analogo obiettivo Sony FE 85mm f/1,4 GM che pesa parecchio di meno (820 grammi) ma costa...parecchio di più (oltre 1800 euro) Impugnarlo si può ed anche con soddisfazione per le dimensioni esagerate della ghiera di maf manuale, il commutatore della quale sta sulla parte sx dl barilotto ed è l'unico slider presente sull'obiettivo, che non possiede stabilizzazione incorporata giusta la grande luminosità relativa (e si rifà alla stabilizzazione su 5 assi presente sui corpi FF Sony) ... montato sulla macchina, la 7m3, fa di certo impressione, in assenza di vertical grip, perchè pare surclassarla decisamente per massa e dimensioni, ne più ne meno che se fosse un 300mm f/4 il paraluce a petalo porta poi il suo ulterore contributo in lunghezza ed è però essenziale a riparare la lente frontale, pressocchè a filo con la montatura dell'obiettivo (non fosse altro che per proteggerla da urti e graffi) insomma, davvero un pozzo infinito di luce... Da cosa cominciamo a guardare come funziona un mediotele da ritratto luminoso? Dal riso? E riso sia... Se un posto è stato creato per utilizzarci un 85mm quello è il sagrato di una chiesa durante l'uscita degli sposi: il momento più bello del giorno più bello della loro vita: se lo ricorderanno per anni se le foto saranno state scattate con un Sigma Art... e non solamente gli sposi saranno contenti, ma anche i parenti... change la femme?... a poche decine di metri di distanza, altro matrimonio, ben differente (da cosa si vede...?) Mi imbuco anche qui con Sony a7III e Sigma Art 85/1,4...: fianco a fianco con i fotografi ufficiali, scatto silenzioso in sequenza a 10ftg/s, tanto da scattare ben di più del fotografo che avevo alla mia sx e che ogni tanto...mi entrava in inquadratura (e ci mancherebbe pure che mi fossi lamentato...) Poi succede anche il lancio delle colombe...: ma a quanto pare alla sposa non piace poi tanto si tenta invano di convincerla a tenere in mano il bianco uccello..., ma all'involo si nasconde dietro al marito e si ripara col bouquet... il pacchetto equipaggio prevede cinque operatori (il quinto al drone) le foto si susseguono ...spontaneamente e l'85mm anche croppato si dimostra in questo ambito per quello che è: un prezioso strumento ! e poi tutti via ! Altro ambito nel quale un 85mm si rivela prezioso, grazie anche alla selettività dei piani di messa a fuoco garantiti dalla sua luminosità, è di certo all'interno della chiesa, nell'isolare dove sia utile per arricchire l'album degli sposi, elementi decorativi ed architettonici che in questo caso, la chiesa di Casa Professa a Palermo, concede a profusione, permettendoci di testare questo Sigma Art ai suoi diaframmi più aperti: f/1,4 f/2 f/2,8 Ideale negli interni, come anche negli esterni, dove si estrinseca il suo valore anche ai diaframmi intermedi, quelli che ...non ci si pensa di voler utilizzare quando si compri un obiettivo f/1,4... salvo poi usare un bell' f/16 per tirare a sè ogni dettaglio possibile sulla scena invece di un più "moderato" f/2,8 quando si intendano salvaguardare luce disponibile e soggetti poi, tanto, anche f/16 non è detto che basti sempre... quando un diaframma molto aperto (f/4) non serva nuovamente ad isolare, invece che "ricomprendere" a f/16 ancora, f/2 piuttosto che f/4 f/1,4 f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/8 innegabile la linearità di funzionamento dell'85 Art sopratutto ai diaframmi più aperti e nelle ombre: dove mi pare davvero insuperabile, rispetto gli obiettivi della stessa focale fin qui utilizzati.e dove ci sia da restaurare, un 85 Art si presta anche a documentare... E per non disabituarvi alle mie ...abitudini di scatto, vedamo come si comporta un mediotele da ritratto per eccellenza nell'utilizzo sportivo, in campo lungo, medio, ma anche...ravvicinato direi eccellente...no? Colore, contrasto, stacco del soggetto dallo sfondo, assenza totale di distorsione ottica e di aberrazione cromatica: impensabile altrove anche uno scatto sbagliato, col giocatore che entra in campo mentre il fuoco è sul muro, si trasforma comunque in qualcosa di geometricamente/cromaticamente interessante percorso netto dunque...? Non sempre: nel golf le mirrorless con le quali si faccia utilizzo frequente dell'otturatore elettronico, sono più o meno soggette al fisiologico rolling shutter: e la 7M3 non fa eccezione... per tutto il resto, questo ensamble macchina/obiettivo, sa farsi ben perdonare qualche scatto...rollato immagini ad alto o basso contrasto, perchè il Sigma 85mm f/1,4 Art è obiettivo davvero docile, sia durante la ripresa, quanto dopo, in postproduzione sempre distinte per il rilievo e la tridimensionalità del soggetto sul quale si pratichi la messa a fuoco Alla fine di questa disamina e delle due settimane nelle quali l'ho intensamente utilizzato, voglio fare un plauso a Sigma e Sony per il loro agreement che insieme agli altri capolavori della serie Art mette a disposizione sopratutto un mediotele come questo, facile da utilizzare sul soggetto, sempre all'altezza in ogni occasione di ripresa, luminoso, performante. E che il passo compiuto rispetto l'abbinamento MC-11+Art-Canon con questo 85 è davvero determinante, in quanto apre all'utenza Sony la possibilità di usare questo obiettivo con tutte le modalità (e sono tante) di AF disponibili su Sony, sopratutto quelle più dinamiche, ad inseguimento del soggetto, del volto, dell'occhio, (recentemente implementate anche sulla 7M3 con cui ho utilizzato questo Sigma 85/1,4), prima parzialmente o del tutto precluse. Non c'è che dire di altro, a mio parere, se non riassumere... pregi: qualità di immagine a tutto tondo poliedricità di impiego motore Af silenzioso ed efficientissimo, anche in lunghe sequenze di immagini baionetta FE al di sopra di ogni prova in AF-C come in AF-S prezzo rispetto le prestazioni: il miglior 85/1,4 disponibile per Sony, a mio vedere difetti: peso e dimensioni troppo più che ragguardevoli diametro filtri (86mm) che impone costi ragguardevoli per chi faccia uso di filtri non averlo ancora insieme ad una mirrorless Sony .... Grazie per la disponibilità manifestata in brevissimo tempo dall'importatore per l'Italia Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018
  15. Come preannunciato, la pazienza premia... e in questa considerazione, la redazione di Sonyland, ha vissuto queste ultime quattro settimane in compagnia di questa accoppiata, alla quale abbiamo attribuito il titolo di "workhorse" per le sue caratteristiche di "evoluzione" rispetto le precedenti edizioni e di positivo "impatto generale" come ogni buon strumento da lavoro, non appena impugnato, deve sortire come effetto. Ed è proprio in funzione delle fugaci sensazioni che in diversi Sony day in giro per l'Italia, avevo già percepito da questo ensamble corpo+ottica, che ho richiesto a Sony Italia la loro disponibilità per qualche settimana, ottenendola grazie all'intermediazione con la direzione Marketing di Sony Europa. L'idea è che una mirrorless di fascia media come la a7III con sensore da 24Mp e tutte le features ormai ben note che la caratterizzano, utile ad una larga fascia di fotografi come quelli che partono dall'utente Prosumer per arrivare al Professional dal budget limitato oppure dalle esigenze differenti (reporter, cerimonialista di fascia mediobassa, sport per quotidiani) da quelle espresse dalla sorella maggiore a7RIII con il suo sensore ben più denso di pixel, così come dalla netta connotazione professionale del vero riferimento di questa ultima Sony a7, ossia la a9, alla quale non abbiamo mai nascosto la nostra preferenza, l'idea, dicevo, è quella che ad una macchina dal costo che si aggira intorno ai 2300 euro si debba legare un obiettivo il quale sia talmente difficile da staccare dalla sua baionetta da sentire il bisogno di affiancargli qualcosa solo dopo svariate decine di migliaia di scatti effettuati con esso... ...e mi pare che questo zoom trans-standard di luminosità f/4 costante, esteso da 84° di angolo di campo a 24mm fino ai 23° del suo mediotele da 105mm, dotato di motore DDSSM, silenzioso ed efficiente, possa essere ben considerato tale...! Fluorine coating contro gli agenti esterni, sporco, umidità e polvere, 17 lenti in 14 gruppi, delle quali 3 Ed e 4 a bassa e bassissima dispersione, stabilizzato OSS, diaframma a nove lamelle, chiusure da f/4 ad f/22, senza perdità della luminosità, quindi. 38cm la maf minima ed un pulsante programmabile a sinistra sotto la lettera G, che lo classifica tra gli obiettivi adatti a sfruttare tutte le prestazioni velocistiche e dei diversi sistemi di autofocus che caratterizzano le più recenti ML Sony. Attorno a 1300 euro il suo prezzo. Compatto quanto basta per non rendere eccessivo il divario dimensionale dalla fotocamera, sicuramente alla focale minima (lungh. 11,3cm) un pò meno alla focale massima, dove l' escursione dell'elicoide fa sbilanciare un bel pò avanti il suo baricentro. neutrale il coating della lente frontale, munita di filettatura filtri da 77mm perfetta per la mia eccellente lente addizionale acromatica Marumi dello stesso diametro, con la quale, come vedrete, questo zoom si sposa a meraviglia. Della a7III cosa dire più di quanto sia stato già detto dalla sua presentazione ad oggi? Una sensazione di familiarità assoluta per chi provenga e/o abbia già esperienza di questa linea mirrorless Sony che, dal 2013 ad oggi, sta mietendo successo di appassionati sostenitori del "piccolo e leggero è meglio". Per chi provenga dal mondo delle reflex, invece, una sensazione iniziale di "inconsistenza" certe volte anche di precarietà, nel senso di possibilità che possa sfuggire dalle dita, forse causata dalla mancanza di supporto anche per il mignolo della mano destra... Impressione che (a parte le possibilità di montare BG o impugnatura aggiuntiva disponibile) passa dopo qualche tempo, utilizzando la a7III con obiettivi adeguati per dimensione come questo 24-105G con il quale l'ho utilizzata. L'impugnatura, rispetto la precedente a7II che ho avuto per alcuni mesi a disposizione, (prima di appassionarmi alle a9 ) mi pare sia lievemente meno arrotondata e per questo consenta un migliorato grip, che si percepisce immediatamente (a7II a sx, a7III a dx) Ma le differenze sostanziali che la allontanano dalle altre a7, precedenti e la avvicinano invece alle due Hi-end del catalogo Sony, a parte il sensore retroilluminato e la maggiore (raddoppiata) dinamica del processore Bionz X, lo stesso impianto AF della a9 (eccezionale, come vedremo), una raffica raddoppiata che raggiunge i 10 ftg/s insieme al tracking di AF ed AE, un buffer praticamente inesauribile grazie alla combinazione tra dimensione del sensore e la nuova batteria mutuata da a9 ed a7rIII che adesso consente un'autonomia anche ben superiore a quelle delle due menzionate ML (scattando in AF-C a raffica continua con entrambi gli otturatori, meccanico ed elettronico, ho raggiunto 1500 scatti con autonomia residua del 40%) il doppio slot SD (purtroppo solo uno, ancora, UHS-II) e molte altre migliorie che fanno di questa a7m3 la sorella minore della a9, piuttosto che una parente delle due a7 precedenti. A questo proposito, piuttosto incomprensibile l'assenza, sulla sinistra del mirino elettronico, del selettore dei modi AF e delle frequenze di scatto, presente invece sulla a9 che consente di tenere queste frequenti regolazioni fuori dai menù (sempre troppo caotici) della macchina e consente di dedicare i pulsanti customizzabili ad altre funzioni meno importanti di queste... In questo caso in Sony si è preferito seguire forse dei parametri di continuità estetica con la "linea 7": inspiegabilmente Fondamentale la presenza del joystick per la movimentazione del sensore AF: la speranza che dopo che nella a9, ne venisse dotata ogni altra Sony, da allora in poi, pare venga esaudita... determinanti anche visivamente altre differenze rispetto alla versione precedente (a sx) con la presenza del pulsante AF-ON, oltre al menzionato joystick, lo spostamento del pulsante C3 all'estrema sx del pannello posteriore, per levarlo da sotto alla ghiera dei diaframmi, dove interferiva spesso nella 7m2, ma sopratutto l'ingrossamento della rotella multifunzione e la diversa profondità di tutta la zona dx della plancia della nuova 7m3 (a dx) insieme allo spostamento del pulsante video dalla ridicola ed inutile posizione nella quale si trovava nei precedenti modelli: in Sony pare quindi si ascoltino (e tanto) le richieste dei fotografi... La prima cosa che faccio con una mirrorless Sony dell'ultima generazione, quando ne dispongo per un test, è senza dubbio quello di riunire le principali funzioni di interesse, sparse nei meandri di un menù che nessuno a Tokyo vuole decidersi a razionalizzare per blocchi omogenei di funzioni, all'interno del comodissimo pulsante "fn" nel quale almeno dodici cose che mi stanno a cuore le possa rintracciare e rendere operative in un paio di click: non mi stancherò di raccomandare che funzioni come WB, frequenza di scatto, ISO/Auto Iso, AF mode dovrebbero devono occupare la plancia comandi di qualsiasi fotocamera per saltare all'occhio, senza doversi ricordare a quale pulsante custom tra gli almeno OTTO disponibili sulla a7M3 le abbiamo attribuite. Messo a punto anche il mirino elettronico ed il monitor in funzione display, circa le informazioni che desidero disponibili tra le tantissime delle quali li possiamo corredare, vado finalmente a scattare, non prima di aver messo in C3 (a me piace li) la guida funzioni della fotocamera: in caso di dubbio trovo comodissimo premere il pulsante e leggere la spiegazione della funzione, la cui definizione è spesso difforme dai canoni cui siamo da decenni abituati. Eliminati i problemi "linguistico-lessicali" vado a cercare i miei soggetti e con grande piacere scopro di aver pensato bene a questo 4/24-105G che per maneggevolezza e prestazioni si adatta a generi davvero differenti: soggetti statici e mobili, colori e forme, vedute d'insieme e particolari, per ognuna di queste categorie un 24-105mm è LA risposta a chi desideri un solo obiettivo sul corpo macchina, tanto più se sufficientemente luminoso (ma il sensore della a7M3 può tranquillamente superare soglie prima negate alle sue parenti più anziane... Passando dai diaframmi più aperti a quelli più chiusi lo stesso soggetto assume un' importanza differente f/4 f/5,6 f/11 f/16 f/4 f/8 il range delle focali disponibili consente con leggere variazioni, interpretazioni delle più differenti del soggetto 35mm 70mm oppure...zoomando con i piedi (avvicinandosi)...60mm 105mm anche nel "ritratto"50mm 85mm Riguardo poi alle migliorate capacità dell'autofocus (io tendo ad utilizzare il Flexispot con riconoscimento dei volti), ma ho notato come anche nella a9 che l'AF risponda sorprendentemente bene anche nel modo "ampio" completamente automatico... ed in relazione alla qualità del sensore, beh... ...questo è il crop esagerato dell'immagine precedente ! e l'autofocus insieme alla raffica? Ne vogliamo parlare? Mi sembra di essere tornato ad impugnare una Sony a9...ma con un bel pò di soldini rimasti in tasca... Inseguiamo uno di questi soggetti dagli spostamenti non troppo prevedibili...? dalla cima delle scale... fino a giù... il fuoco si mantiene sempre sul soggetto inquadrato nonostante gli spostamenti laterali fino alla fine. Questo 24-105mm insieme al sensore della a7III si comporta bene, sia nell'insieme, sia nel dettaglio ... alle brevi distanze, anche con soggetti in movimento con i colori, senza impastarli mai, sia nelle ombre ... sia nei contrasti più accesi Perfino comprensibili gli slittamenti cromatici verso il rosso e blu quando ci sia compresenza di sorgenti luminose artificiali delle più disparate (incandescenza, neon, led) e dalle intensità più varie ed il WB Auto chieda a gran voce una valutazione al color checker, che... nella situazione in questione risulterebbe un pò fuori contesto comunque ben gestibile in PP (Giusy... è crop della precedente immagine) In queste condizioni di scadente qualità delle luce si accentua la tendenza del mirino di questa a7III, che mi pare di notare rispetto gli EVF delle Sony a9 alle quali ormai parametro questa sorellina, di essere meno efficace, anche con un implementazione di luminosità +2, come quella che mi sono trovato a dover utilizzare. Tutto poi torna alla normalità in condizioni di miglior qualità luminosa, come nella stagione estiva attuale, sia nelle condizioni più lineari di esposizione e con soggetti poco meno che...statici, come per quelli decisamente più...dinamici sia in condizioni di esposizione più complesse, per la compresenza di alte e basse luci tanto quanto, come preannunciato prima, avvicinandosi tanto al soggetto, grazie ad una Marumi DHG Achromat-Macro da 3 diottrie, che mi è servita, divertendomi a diminuire drasticamente la minima maf che per questo zoom è di 38cm non solamente chiudendo ai diaframmi medi ed oltre, come normalmente si fa in close-up photography, per ottimizzare le prestazioni centro-bordi di ottica+lente addizionale, ma addirittura provando a scattare a TA e poco più: f/4 (raffica silenziosa anche nel close up...!) e senza mai percepire presenza di aberrazioni cromatica ai bordi dei soggetti f/5,6 Concludo questa galleria di immagini con il genere per il quale questo ensamble Sony mi ha particolarmente colpito, tanto da continuare a riferirmi alla Sony a9 come potenziale riferimento di questa sorellina minore: quello della fotografia sportiva e d'azione che, grazie alle doti espressive di questo 24-105/4 ma sopratutto a quelle dinamiche dell'AF ad inseguimento del soggetto e delle capacità di scatto in sequenza di questa a7III ma sopratutto, del miglioratissimo buffer che consente impensabile numero di scatti già in ARW (figuriamoci in jpg Fine), mi pare che un eventuale abbinata con l'eccellente già testato Sony 70-200mm f/4 G OSS costituisca un corredo super performante per quei fotografi della fascia definita all'inizio di questo articolo, risparmiando i soldi necessari a coprire la stessa esigenza in fascia di luminosità f/2,8 che peraltro riguarda obiettivi effettivamente ingombranti e pesanti rispetto le quote di questo corpo macchina, in assenza di battery grip. efficacia nei contrasti di luminosità anche in AF-C ad inseguimento del soggetto capacità di non perdere il soggetto anche durante i movimenti ed i cambi di direzione più bruschi (cliccare sempre per valutare il dettaglio immagine) capace di mantenere il fuoco anche sul target piccolo e distante, grazie alla variabile dimensione dei sensori AF Unica pecca dell'otturatore elettronico, la sua particolar sensibilità al "rolling shutter" forse più di quanto non avessi già notato sulla Sony a9: un problema che verrà drasticamente eliminato dall'introduzione futura del "global shutter" del quale pare esistano già prototipi in avanzata sperimentazione... più ci si avvicini... e più si manifesta (qui con altra ottica) ed anche distorcendo Alla fine di queste considerazioni è d'uopo fare il punto sul Sonyland-pensiero circa questa accoppiata: pregi: enorme balzo in avanti dalla prima serie delle ML Sony con questa a7III impressionante l'integrazione macchina/obiettivo in termini di gestione AF e velocità di scatto ottima autonomia con la nuova batteria e grande capacità del buffer obiettivo davvero tuttofare, dalle brevi distanze (con aiutino) ai soggetti distanti: equilibrio estremo di prestazioni distorsioni e vignettatura pressocchè nulle nel 24-105 G ottime prestazioni dell'antiriflesso difetti: sensibilità al rolling shutter mirino elettronico poco luminoso mancanza sulla sx della plancia superiore del selettore funzioni presente su a9 un solo slot UHS-II ... ancora... prezzo un pò eccessivo dello zoom rispetto la luminosità relativa e ...la concorrenza un giudizio sintetico che non esprime in pieno il concetto principale: che con questa nuova a7III e la linea di ottiche f/4G Sony stia mettendo insieme un corredo di livello professionale dai costi tutto sommato accessibili... Adesso speriamo anche in qualche wide fisso di livello adeguato a quello mostrato da queste attrezzature ricevute in prova, grazie alla disponibilità di Sony Europa. Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018
  16. Grazie alla operativa collaborazione con Sony Europe, siamo ben felici di proporre ai nostri lettori il test della ben nota Sony a9 munita (finalmente) del Vertical Grip VG-C3EM (che consente lo stivaggio di due batterie NP-FZ100), insieme allo zoomone Sony FE 100-400 f/4,5-5,6 presentato e commercializzato dal 2017, al momento il più estremo e dinamico ensamble del catalogo Sony, in attesa del nuovissimo 400/2,8 teleobiettivo però di ben altro livello economico La presenza del VerticalGrip è obbligatoria per la corretta gestione non solo nelle inquadrature verticali, ma assolutamente anche in quelle orizzontali, di un insieme fotocamera/zoom dal peso complessivo superiore a 2,6Kg batterie incluse... La macchina la conosciamo bene: è l'ammiraglia Sony in fatto di prestazioni velocistiche di scatto e di copertura AF, ma munita del suo VerticalGrip dedicato, cambia decisamente di fisionomia, davanti e dietro... ...ma sopratutto di lato viene decisamente voglia di impugnarla e finalmente anche il mignolo... ha per sè spazio e presa, ergonomicamente valida. Pure il monitor appare finalmente protetto da potenziali urti dal basso il battery holder tiene due efficientissime NP-FZ100 e ha una chiusura a chiavistello che garantisce ottima tenuta elettrica. Il Sony FE 100-400mm f/4,5-5,6 GM OSS è uno zoom prodotto dal 2017, appartenente alla classe più elevata (G Master) delle ottiche Sony, quelle che sfruttano tutte le potenzialità elettroniche dei corpi macchina con i quali la comunicazione è totale. Forte di un complesso schema da 22 lenti in 16 gruppi, alcuni dei quali a bassa e bassissima dispersione, la lente frontale rivestita al Fluoro per consentire facile pulizia da grasso, ditate e gocce d'acqua, dalla pioggia e dagli schizzi è inoltre protetto da una serie di O-ring di impermeabilizzazione globale Pesa ben 1581 grammi e, non essendo IF, si allunga da 20cm alla focale minima, per arrivare a 28cm quando si regoli alla massima. Diametro barilotto da 9,4cm e filettatura filtri da 77mm, gestibile, nel caso di un polarizzatore per esempio, dall'apposita finestrella ricavata sull'ampio paraluce (in plastica) Pulsanti di memorizzazione AF sul barilotto, personalizzabili da menù per utilizzarli, ad esempio, con l'eyeAF Distanza minima di messa a fuoco di 98cm dal piano focale, ma purtroppo nessuna indicazione sul barilotto della distanza di ripresa (inspiegabile per un'ottica di destinazione professionale) . Interessante invece la regolazione, con apposita ghiera, della morbidezza di intervento della ghiera di focale, utile per evitare che l'elicoide, per il peso della sezione anteriore, tenda a scivolare in avanti, cosa piuttosto fastidiosa per esempio con obiettivo fissato su treppiede ed inclinato verso il basso. In posizione di massima frizione (tight) in effetti l'obiettivo si blocca ma non è abbastanza forte da reggere anche la fotocamera se il peso di questa gravi interamente sull'ottica... Sul lato sinistro del barilotto la plancia degli slider che comandano AF/MF, il limitatore di range, che in determinati casi risulta utile, per evitare sporadici hunting, lo stabilizzatore e la sua soglia di intervento tra stabilizzazione statica e "dinamica" durante un panning ad esempio. Il motore dell'AF, Direct Drive SSM è molto efficiente e consente grande fluidità nelle riprese video, nella transizione silenziosissima dell'AF-C durante una panoramica. La lente frontale dotata di rivestimento antiriflesso ai nanocristalli, misura 77mm di diametro: è quindi compatta, grazie alla ridotta luminosità massima di f/4,5 alla minima focale (che a 105mm è già f/5 a TA) e diventa f/5,6 a 400mm (ma lo è già a TA fin dai 165mm). Baionetta FE con "sole" quattro viti di fissaggio Supporto per il treppiede orientabile e dotato di attacco a baionetta, smontabile, per una veloce estrazione dettata dalle necessità di ripresa. Uno zoom professionale, non particolarmente luminoso quindi, ma dotato di tutti gli espedienti (motore AF, stabilizzazione) per poter funzionare al meglio delle aspettative sicuramente esigenti e specifiche di chi spenda i 2.600 euro necessari per acquistarlo Ho avuto a disposizione per una settimana queste attrezzature, il cui valore complessivo di acquisto ammonta a più di 6500 euro, tenendo sempre in considerazione l'utilizzo professionale che deriva dal loro acquisto e che ho realizzato con reportage utili a comprendere il potenziale dei pregi e il bilancio inevitabile dei difetti che potessero manifestare. Al momento questo 100-400/4,5-5,6 è l'unico telezoom GMaster che consenta di sfruttare tutte le migliori caratteristiche della Sony a9 per la quale è stato quindi pensato, a partire dalle possibilità di AF dinamico e legato al riconoscimento dei volti e/o degli occhi del soggetto su cui si mette a fuoco, oltre alle possibilità offerte dall'otturatore elettronico e dalla raffica della ILCE-9. Certamente un teleobiettivo serve ad avvicinare soggetti lontani, ma ugualmente a ricomprendere in inquadratura parti definite di vedute l'escursione focale da mediotele a supertele di questo GM si presta a realizzare inquadrature ben differenti concettualmente con un gesto di zoomata reso semplice ed agevole anche dalla possibilità di regolazione della durezza della ghiera: davvero una prima, che io sappia ! La pdc ovviamente risente della focale alla quale si diaframmi per ottenere ulteriore nitidezza: già a 300mm è ben difficile operare per ottenere significative differenze In tutto ciò mi pare di ottenere, anche in piena luce, uno sfuocato incoerente con le nove lamelle di cui è composto il diaframma: mi pare si impasti un pò lo sfondo e mi riservo di ricontrollare ancora. f/11 f/8 f/5,6 La maneggevolezza dell'insieme, grazie al Vertical Grip, è decisamente migliorata, rispetto all'utilizzo passato della a9 con ottiche meno impegnative di questa come il 70-200/4 con cui l'ho usata La ghiera di maf manuale, davanti a quella di zoomata, essendo ben dimensionata (nonostante non mi sia mai capitato di doverla utilizzare per correggere errori, mai avvenuti, dell'AF) ogni tanto interferisce nelle transizioni da inquadratura orizzontale a quelle verticali, considerando che questo 100-400mm vada utilizzato prevalentemente a mano libera grazie all'ottima stabilizzazione di cui è dotato, nonostante il peso. L'interferenza non produce errori di valutazione dell'AF, ma mi è capitato in alcune occasioni di notare esitazione, cambiando inquadratura, dell'AF a riprendere velocemente il fuoco sul soggetto Il windsurf in spiaggia è ottima palestra per torchiare un telezoom come questo Sony GM questi sedici scatti in raffica High sono classificati all'interno di un secondo (magari uno e mezzo...: su LR non ci sono i decimi) Il Sony 100-400 sembra essere esattamente lo zoom base per il windsurf ripreso dalla spiaggia, le focali che servono alle brevi distanze l'efficienza dell'otturatore della a9 non si smentisce: se rimpiango la a7III da poco provata, è solo per la maggiore autonomia di scatto:la Sony a9 paga il maggior consumo del sensore stacking, che si concretizza anche in un maggior surriscaldamento che per la sorellina appena uscita. Il Vertical Grip è una manna dal cielo anche perchè stiva due batterie: sessione di 2560 scatti e prima batteria al 16%... nelle stesse condizioni la a7III resterebbe al 45% sulla a9 anche in standby, a macchina accesa il consumo è tangibile (e visibile): e meno male che usa le batterie NP-FZ100 !!! A parte i consumi da fuoriserie però nulla di altro da eccepire se non il solito cruccio del buffer che si scarica troppo lentamente, dopo le sequenze più lunghe e mi consente di rivedere i primi scatti della sequenza solo dopo aver finito...i compiti. Anche qua, la neonata 7M3 sta su un altro pianeta: non per nulla l'ho definita la sorellina di questa a9...! @330mm e poi tutte @400mm anche molto delicato ma sempre ben contrastato E ancora una volta, trovandomi in piena luce, voglio guardar meglio il particolare dello sfuocato a TA...croppando una parte dell'immagine precedente: a me non piace tanto come si schiaccia bruscamente subito oltre il piano di maf... La concomitanza con il Festino di Santa Rosalia, la Santuzza, protettrice di Palermo, che si svolge tra la vigilia, nella sera del 14 luglio e poi, il pomeriggio del 15, con la processione dell'urna d'argento con le sacre spoglie, mi ha permesso di spremere macchina ed obiettivo in condizioni pressocchè impossibili: fiumane di fedeli e curiosi, assiepati per le strade del centro storico di Palermo, decisamente sottodimensionate, e le condizioni di non-luce della sera della vigilia, mi hanno stimolato a lavorare a sensibilità che hanno raggiunto i 12800 ISO in Auto Iso con AF-C su Flexispot e raffica media o lenta. I tempi di scatto non di rado sono scesi fino a soglie del 1/25" restando più che accettabili grazie all'OSS dell'obiettivo, combinato alla stabilizzazione del sensore della a9: un'abbinata ancora imbattibile ! il carro celebrativo quest'anno era dedicato alla Santa Rosalia bambina Leo Gullotta presentava lo spettacolo rievocativo della fine della epidemia di peste del 1624 a Palermo, propiziata dalla scoperta delle ossa della Santa, morta 4 secoli e mezzo prima sul Monte Pellegrino e dalla processione con la quale furono portate in giro per la città. Quest'anno è stato una coreografia realizzata con danzatori, equilibristi e macchine sceniche, sul Piano del Palazzo Reale. non un fuori fuoco anche in sequenze di soggetti in rapido movimento con queste condizioni di luce impressionante la delicatezza di insieme, anche scattando a 12800 ISO nessuna flessione nè di macchina nè tantomeno dell'ottica: il solito "vecchio" problema di buffer della Sonya 9 solamente... potevamo stupirvi con effetti speciali era Telefunken negli anni Ottanta...non Sony... Dove le luci ridiventano bianche ovviamente tutto si riequilibra, anche rimanendo a 12800ISO 180mm f/5,6 t/500 un difetto veniale, comune agli otturatori elettronici può essere il banding luminoso causato da forti contrasti luminosi in inquadratura, e sulle parti bianche si vede abbastanza bene in questa immagine. Rosalia saluta e va... Alla mezzanotte, insieme ai fuochi d'artificio, un'esibizione degli acrobati de La Fura dels Baus appesi ad una gru a 40 metri sopra le nostre teste ha definitivamente sancito un vincolo "carnale" tra me e i 2 chili e 6 etti dei miei attrezzi tenuti per un quarto d'ora sulla faccia, in mezzo ad un carnaio umano, scattando senza posa in condizioni improponibili e francamente, sconsigliabili... ISO 12800 100mm f/4,5 t/25 stessi ISO ed f/, ma a 260mm e 1/13"... (Ecco finalmente dei flares in controluce diretto...è stata dura ma ci sono riuscito a trovare la corda...) Ora si animano... mentre le forze scemano e diventa difficile pure zoomare per regolare l'inquadratura rispetto le evoluzioni degli artisti, la fotocamera ormai fa parte della mia faccia, si è incastonata... Viva Palermo e Viva Santa Rosalia del Sindaco... E si passa alla processione del giorno dopo, molta folla ma situazioni certamente più gestibili della sera prima... Se ulteriore destinazione possa essere considerata per un obiettivo come questo Sony GM 100-400mm montato su una mirrorless efficiente e ben nitida come la a9, quella è certamente il reportage di avvenimenti o ricorrenze, nelle quali si possa riuscire in pochi scatti a coprire un servizio, grazie alla decisiva escursione focale di questo obiettivo, il quale, se un difetto apparente ha è solamente di non poter passare inosservato, per colore e dimensioni... Ma proprio per questo conferisce a chi lo utilizzi il crisma del "professionista" come in diverse occasioni in questi giorni, scattando con questo ensamble, sono stato ...sdoganato. Il 19 luglio, ogni anno da 26, vado in via Mariano d'Amelio, luogo della strage Borsellino, alla commemorazione delle vittime, non essendomi fatto mancare neppure il 1992, subito dopo la strage stessa. il grottesco, tardivo, divieto di sosta/zona rimozione la gente affacciata ai balconi del palazzo che l'esplosione sventrò... con gli striscioni d'epoca l'ulivo di Gerusalemme, piantato l'anno dopo, nel 1993, con tutti i ricordi appesi dalle persone passate da qui negli anni... ...le persone... i poliziotti di oggi il palco col fratello di Paolo Borsellino e chi viene a sperare insieme a lui e la loro commozione, le agende rosse di Paolo Borsellino Molte le domande, poche le risposte.... In questi frangenti il trio a9+grip+100-400 lavora alla grande senza intoppi e senza remore: le sequenze durano non oltre i tre, quattro scatti, l'autonomia basterebbe per una settimana, il buffer non guasta la soddisfazione, perchè qui si scatta e si riguarderà solo a casa: le espressioni si susseguono troppo velocemente, come gli spunti fotografici relativi ai momenti topici, per avere la tentazione di fermarsi a guardare quanto scattato. L' escursione focale è quello che serve: quando non basta, si zooma con i piedi (avvicinandosi al soggetto). Colori, contrasto e nitidezza sono il pane quotidiano di queste lenti su questo sensore: il Vertical Grip è fondamentale per reggere la fatica dell'attesa o dell'appollaiarsi su qualche ringhiera per avere un buon punto dal quale inquadrare. Alla fine di questa lungo excursus...si capisce quanto mi sia divertito a scattare con questo zoom sulla mia Sony preferita? (Beh...da oggi insieme c'è anche la a7III, davvero un grande risultato tra economia di costi, rispetto i contenuti della a9 e livello qualitativo ottenuto) Vorrei ripercorrere quindi gli aspetti salienti di questo corredo d'assalto Sony (mi riferirò sopratutto allo zoom): Cose belle: Vertical Grip VG-C3EM...conditio sine qua non...è possibile usare in relax questo ensamble a9+100-400 Costa 350 euro? Va comprato prima dello zoom (o del 70-200/2,8... anche del f/4) Nitidezza, contrasto e caratteristiche complementari dello zoom: non distorce e vignetta molto poco stabilizzazione dell'ottica, davvero eccellente antiriflesso eccellente, praticamente mai un flare anche in controluce diretto ghiera di regolazione resistenza della zoomata Cose meno belle: sfuocato a TA ed anche ad f/8: mi aspettavo meglio la luminosità massima: da 165mm a 400mm è f/5,6 mancanza dell'indicazione della distanza di fuoco: necessaria su ottiche PRO qualche incertezza nell'AF dopo cambiamenti di inquadratura e su soggetti fortemente riflettenti l'elicoide che tende a uscire se inclinato verso il basso: manca un blocco Grazie ancora a Sony Europa che ci ha consentito in tempi rapidissimi di poter usare queste attrezzature. Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018 A seguire, galleria di altre foto...
  17. Nikkor Z 14-30mm f/4 S : il Piccolo Genio

    Nikkor Z 14-30mm f/4S : il Piccolo Genio Piccolo lo è di sicuro: se paragonato agli altri zoom superwide sul mercato (ma non ce ne sono di uguali, con questo range focale/luminosità) è di certo il più compatto e leggero (485 gr, largo 89 e lungo 85mm), nonostante lo schema ottico da 14 lenti in 12 gruppi (di cui 4 asferiche e 4 ED) e una lente frontale dotata (per la prima volta per una focale così wide) di una filettatura filtri da 82mm un paraluce a petalo, in fondo anche poco prominente per il potenziale pericolo da riflessi indesiderati ed un'escursione massima del barilotto, ai 14mm, per nulla esagerata a confronto con lo Z-zoom transtandard, il 24-70/4, la differenza dimensionale gioca addirittura a suo favore costituendo certamente un motivo di attrattiva non indifferente occupando uno spazio in borsa molto contenuto in relazione alle focali dei due nuovi zoom Nikkor Geniale lo è di certo: con il disegno piano del gruppo ottico anteriore, grazie al quale raggiunge l'ambito primato di essere l'unico superwide sul mercato a poter sfoggiare una filettatura filtri ancora ...umana protettiva innanzitutto del prezioso vetro, facile da pulire dallo sporco, (dal quale è protetto anche grazie alla notevole quantità di guarnizioni O-ring) ma principalmente, capace di montare filtri creativi adeguati per la gioia degli appassionati, specialmente se videomaker Geniale certamente la nuova opportunità offerta anche nel 24-70/4 di poter utilizzare la ghiera che di default serve alla maf manuale, se desiderato, per il silenzioso e progressivo cambio del diaframma (ancora in ottica video, per la quale questo obiettivo sembra dover diventare un Must), oppure per la regolazione fine dell'esposizione. Ancora, per la posizione di blocco a fine corsa della ghiera di variazione focale, che oltre a compattare ulteriormente l'ottica, la rende ancora meno attaccabile da agenti atmosferici, urti e ne impedisce lo spostamento passivo. Tale blocco, presente anche sullo zoom 24-70/4, non è certamente la caratteristica più amata nell'utilizzo veloce, in reportage, dello zoom: ma per Nikon costituisce un valore aggiunto, per le ragioni esposte. Forma con la mia Z 6 un insieme compatto e ben maneggevole, dandomi subito la sensazione di non volerlo più staccare dalla macchina. E al di sopra di ogni valutazione che scaturirà da questo articolo, ciò che traspare nell'immediato dal vetro di questo Nikkor è sicuramente affascinante... Un obiettivo grandangolare che arrivi ai 114° di angolo di campo dei suoi 14mm, si presta certamente a molteplici utilizzi, tanto quanto ad altrettanti abusi: per esempio quello prospettico, nel quale concede molto più spazio inquadrato rispetto ogni altro sistema di visione... La differenza marcata che passa tra un wide di mediocre qualità ed uno eccellente è presto detta, un buon superwide consente di riprendere una scena ampia, fino quasi a distorsione prospettica ZERO: come la Z di questo Nikkor...😄 con il quale basta solo un pò di accortezza nell'inquadrare, subito ripagata da una resa ineccepibile non solamente delle linee che passano per il centro immagine. Poi basterà eliminare lo spazio in eccesso, per ottenere un'inquadratura coerente per formato e proporzioni del soggetto inquadrato, senza dover patire per forza il... mal di mare I punti di forza di questo zoom Z- Nikkor 14-30/4S sono certamente la nitidezza a tutti i diaframmi e la notevole densità cromatica dei suoi vetri, normali e speciali, qualunque sia la sorgente di luce, la sua intensità e temperatura colore, la sua direzione... risultando praticamente immune da riflessi, flares, ghosts, anche con il sole direttamente inquadrato qualunque sia la cellula esposimetrica utilizzata, con particolare predilezione, oltre al Matrix, dello spot* (quello che preserva le alte luci) virtualmente privo di distorsione (ma sappiamo che in era Z Nikon collabora con i software di sviluppo, specie nelle correzioni della distorsione) tanto a 14mm quanto a 30 Lo spazio inquadrabile è così tanto, da far determinare già on-camera l'utilizzo di tutti i formati disponibili sulla mia Z6 le possibilità compositive con zoom di queste focali sono infinite la gradualità di zoomata si accompagna al rispetto delle proporzioni dei soggetti anche variando focale dallo stesso punto di ripresa esagerare con le distorsioni indotte prospetticamente non porta proprio mai a risultati insopportabili, quelli tipici delle focali estreme In ogni momento la resa del soggetto, anche inanimato, è sorprendente, emozionante come già visto, la resa nel controluce è davvero esemplare, alla pari delle migliori realizzazioni che in questi anni abbiamo avuto il privilegio di poter provare. La resa negli interni, in luce disponibile e con alti ISO a cinque cifre, grazie al perfetto abbinamento con la Nikon Z6 (per la quale sembra specificamente progettato) è ampiamente gestibile in ripresa e raramente da correggere in postproduzione colori saturi anche con sorgenti luminose dalla dubbia individuazione cromatica... nessuno slittamento anche a sensibilità oltre i 10mila ISO grazie alle quali prestazioni ci si può permettere il lusso di riprendere con diaframmi anche medi, sfruttando appieno il sistema di stabilizzazione a 5 assi proprio della Z6 con il quale si realizzano riprese ampiamente gestibili anche con tempi di otturazione molto lenti, a mano libera. Un RR (rapporto di riproduzione) da 0,16X, grazie ad una usuale messa a fuoco minima da 28cm dal piano focale (ossia a pochi mm in più di 20cm dalla lente frontale) consente riprese ravvicinate, sfruttando anche la pdc dei diaframmi più chiusi (che arrivano a f/22) Il primato assoluto di poter montare filtri in montatura da 82mm (abbastanza costosi, ma reperibili) che determina molte opportunità: mi sono a tal fine procurato un ND1000 che risulta essere uno dei desiderata più popolari del momento per i fotografi che amano ...ripetersi e l'ho provato in un contesto per me usuale (sicuramente al peggio delle sue potenzialità, ma abbiate pazienza...io non uso filtri dai tempi delle pellicole in bianco e nero) senza filtro con filtro ND1000 (ai cultori del genere, già pruderanno le mani...) In buona sostanza, un bilancio di esperienza talmente positivo con questo zoom, gentilmente messoci a disposizione in anteprima da Nikon Italia, che ben prima di restituirlo ho provveduto a prenotarne l'acquisto di un esemplare, che diventerà protagonista assoluto delle mie escursioni fotografiche con la Z6 Volete quindi le mie conclusioni al riguardo ? Pregi: eccellente resa cromatica e linearità delle prestazioni bassissima vignettatura e distorsione (grazie al colloquio automatico con il sw di sviluppo) dimensioni e peso da record lente anteriore piatta e possibilità montaggio filtri motore AF preciso e silenzioso come se non esistesse prezzo competitivo in rapporto alla resa Difetti: dover aspettare l'entrata in commercio per averne uno Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  18. Nikon Z 6: la necessaria !

    Venerdì 16 Novembre 2018 Nikon presenta la sua seconda mirrorless full frame, la Z6 e nello stesso giorno Nikonland riceve in visione e prova un necessaire più che completo, grazie ai buoni uffici del distributore italiano, formato dal corpo macchina, dallo zoom (che definire di primo equipaggiamento appare fin da subito riduttivo) 24-70/4, dall'ambìto grandangolare leggero, il 35/1,8 e dallo strumento di coesione tra i corredi F ed i corpi Z, l'adattatore FTZ, tutti oggetti dei quali da mesi oltre a parlarne fin troppo, su Nikonland si scrive a profusione, per prova provata, pure sulla sezione del forum, felicemente rinominata all'uopo, Zetaland... Cosa ci fa definire NECESSARIA la Nikon Z6? Struttura, dimensioni e peso identici alla primogenita Z7. Ergonomia uguale. Estetica indistinguibile se non per il numerino in basso a destra, osservando il frontale... idem per i comandi e pulsanti, avanti come dietro, sulla torretta di sinistra e sulla plancia di scatto a destra da qualsiasi punto di vista la si guardi e la si studi, non appaiono differenze di sorta tra le due macchine con le quali Nikon inaugura il suo secondo Centenario. a sx sul fianco comode coperture flessibili proteggono le prese IN e OUT della fotocamera anche a destra, il nuovo sportello/poggiapollice ergonomico apre l'accesso all'unica scheda XQD (CFxpress compatibile) , di cui le attuali Nikon Z possono disporre per la registrazione dei files così come identico è il mirino elettronico OLED in dotazione, da 3690k punti ed uguali possibilità di regolazione. Necessario è tutto ciò che diventa spesso anche indispensabile, diverso dal superfluo ed anche dall'eccedente... ed ecco allora come la Nikon Z6 diventa "La Necessaria": eliminato il superfluo (specchio, mirabox, lentezza operativa, rumorosità etc), aggiunto l'indispensabile (mirino elettronico performante, AF ibrido a rilevazione di fase e di contrasto, sensori posizionati su tutto il fotogramma, ottimo rapporto S/R, stabilizzazione sul sensore, raffica fino a 12 ftg/s, video 4K) si accontenta di rinunciare alle "eccedenze" della sorella maggiore ossia, sopratutto, il sensore da 45,7Mpx, oltre ai 493 punti di messa a fuoco (facendosene bastare 273) e gli ISO 64 da cui parte invece la Z7. Come la sorella si regala funzioni difficilmente riscontrabili su altre mirrorless di riferimento (prima della nascita della linea Z): principalmente cosette come la ripresa con la variazione della messa a fuoco, brevemente ridefinita focus stacking e le riprese con intervallometro in time lapse , oltre ad una perfetta compatibilità con ottiche native e universali della generazione reflex attraverso l'adattatore FTZ roba da far ... leccare i gomiti a chi apprezzi o, come me, idolatri costruzioni ottiche del remoto passato Nikon, Nikkor, da far rivivere, stabilizzate e misurate al Matrix insieme alle gloriose sigle da Nippon Kogaku... famose quando certe etichette odierne ancora combattevano con le Katana nei boschi di tigli in fiore senza disdegnare abbinamenti estremi ma ... necessari, perlomeno fino a quando il listino ottiche della roadmap non sarà stato completato. Necessario non è quindi sinonimo di inferiore, ma connota un prodotto in funzione degli scopi per i quali venga preferito ad altri: è una scelta molto più complessa di quelle riduttive da ...rapporto qualità/prezzo (che detesto, in quanto eminentemente soggettivo) o da ricerca del TOP del listino. Necessaria è la Nikon Z6 proprio in ragione di alcuni parametri per i quali possa essere scelta al posto della sorella più costosa (molto...) rinunciando ai pochi aspetti che da quella la differenziano: Il Sensore (foto di Pat Nadolsky) 24,5 MPx, genera files da 6048x4024 pixel, NEF da circa 30 Mb, (jpg Fine* attorno ai 12 MB), provvisto di filtro passabasso (al contrario che la Z7) Questo taglio di sensore è probabilmente quello attualmente più popolare tra tutti i marchi di mirrorless sia di formato pieno che in APS-C: significa che continua ad essere considerato un giusto compromesso tra le esigenze qualitative fotografiche in molti generi insieme al limitato ingombro dei file sui nostri vessati hard disk. Dai reporter di tutti i generi, ai viaggiatori e street photographer, alla mamma che voglia scattare in automatismo totale alla partita di calcio del figlio (o di volley, giusta la capacità eccellente agli alti ISO) nessuno si lamenterà, ma anzi si autocongratulerà per l'azzeccato acquisto. 273 punti AF sparsi sul 90% del fotogramma una grande innovazione per tutti i fotografi delle categorie prima menzionate, per la facilitazione rispetto all'esiguità sulle reflex di aggancio dell'AF sul soggetto del tutto decentrato nel fotogramma: ritengo sia una delle performance irrinunciabili, indispensabili, in una moderna fotocamera, anche a prescindere dal genere fotografato, per evitare l'esigenza di treppiede + live view con la quale, ma solo con le ultime reflex, si riusciva a ottenere un compromesso onorevole, rispetto la copertura solamente DX delle cellule AF sulle ammiraglie Nikon. Resa agli Alti ISO La latitudine di posa del sensore tra 100 e 51200 ISO abbinata ad un eccellente rapporto S/R, insieme alla capacità di lettura dell'AF in luce bassa già a partire da -4EV, consente di ottenere una eccellente compattezza anche delle zone omogenee sovra o sottoesposte dell'inquadratura: 12800 ISO25600 ISO (crop) Le prestazioni in luce disponibile di una Nikon Z6 sono oggi "necessarie" ad una pluralità di utilizzi e di tipologie di fotografia. Baionetta e tiraggio Z ...un grande passo in avanti per ogni nikonista unitamente alla presentazione delle ottiche Nikon S promesse nella roadmap pubblicata produrrà un livello qualitativo delle immagini irraggiungibile dalle ottiche F Stabilizzazione a 5 assi Indispensabile voce nel panorama mirrorless attuale, Nikon Z6 anche qui marca il territorio con prestazioni a mio vedere ottime (dopo aver testato negli anni precedenti il meglio della produzione della concorrenza) che se anche non rispettassero il parametro dei +5 stop promessi (rispetto il reciproco focale/indice ISO) diventano eccellenti nell'integrazione tra stabilizzazione del corpo macchina congiuntamente a quella (se presente) dell'obiettivo, nel mio caso, attraverso il tramite dell' adattatore FTZ ed anche con obiettivi universali ! 1/80" a 200mm a mano libera su di un 80-200/2.8 a f/16 dà già il senso della qualità di stabilizzazione ottenibile (crop) tanto quanto 1/25" ai 70mm del 24-70/4 (ed il suo crop) Non ho avuto molto tempo per sviluppare questo specifico tema, con cui mi sarebbe piaciuto testare vecchi obiettivi Nippon Kogaku, ma la sensazione di sicurezza ricevuta durante gli scatti è stata davvero eloquente e queste prove a tempi improponibili a mano libera su attrezzature differenti fanno ancora un pò più "necessaria" una Nikon Z6 35mm @ 1/10" Inoltre la Nikon Z6 diventa, a mio avviso, "Necessaria" perchè le caratteristiche che la differenziano dalla Z7 la collocano, per snellezza, su di un piano di migliore compatibilità tra il gruppo processore/sensore e le prestazioni dinamiche di velocità di scrittura su XQD, come ben testimoniato dai massive test di scatto in sequenza, cui l'ho sottoposta in abbinamento al Nikon 200-500/5,6E su FTZ, per ottenere innanzitutto la prestazione massima in termini di velocità (12 ftg/s in jpg Fine e sequenza H*) (qua sequenza di 2 secondi) durante il quale utilizzo l'immagine mostrata nel mirino elettronico non manifesta problemi di ritardo ed il buffer, grazie alla dimensione dei file decisamente inferiore agli analoghi della Z7, non manifesta flessioni di sorta anche scattando sequenze di durata ulteriore (per ottenere di più, tanto varrebbe realizzare filmati !) Direi che per i fotografi che si dedicano allo sport, la Nikon Z6 oggi sia la Z necessaria ! Ed uno shooting da ben più 4mila scatti in appena due ore, con la stessa batteria EN-EL15b (a proposito... lasciate stare gli standard CIPA degli annunci) ...non può che confermare la naturale destinazione di questa mirrorless a robusti utilizzi di questo genere, limitati unicamente da quello che per lunghi anni è stato il principale argomento di vendita di mirrorless MQT, APS-C ed anche FF: le dimensioni ridotte, che in questo ambito, quello dell'utilizzo intenso e continuato, non può che fare rimpiangere le dimensioni di una tradizionale reflex... nell'uso intensivo il palmo della mano, privo di appoggio, si indolenzisce e la mancanza di un battery grip aggiuntivo si fa certamente sentire con obiettivi ben più compatti del mio zoomone 200-500/5,6 Certamente mille aspetti a favore della compattezza li troveranno (e sono in tanti) tutti coloro che di una Nikon Z6 faranno la propria mirrorless da viaggio per vacanza, studio, o per ogni altro motivo nel quale compattezza e peso limitato costituiscano un vantaggio reale Un aspetto che ho accennato in anteprima rispetto a questo articolo, è stata la sensazione di non aver percepito la presenza evidente di rolling shutter (delle deformazioni indotte dal funzionamento a "pennello" dell'otturatore elettronico) nel migliaio abbondante di foto scattate durante un giro di golf, come mi è invece capitato di doversubire in altre occasioni con altre...mirrorless Ciò non potrebbe che essere un'impressione fallace, giusta l'assenza nelle Z dell'anelato global shutter, ma potrebbe essere in linea con la velocità ancora al di sotto delle aspettative che l'otturatore elettronico di queste Z consente al momento. (9 ftg/s per la Z7 e 12 ftg/s per questa Z6) Un'altra critica che mi sento di estendere alle Nikon Z attuali, dimensioni a parte, è la solita storia del bellissimo monitor da 3,2" e 2100punti, touch, contrastatissimo e zeppo di opportunità... tranne quella di essere imperniato a pantografo, invece che a perno basculante, limitandone l'escursione alla posizione a 90° nella quale bisogna inoltre fare attenzione al sensore di prossimità del mirino (se non lo disattiviamo) che tende ad oscurare il monitor alla minima interferenza, di un dito, della cinghia, del pensiero solamente di...poter interferire 😃 Spettacolari invece sono la posizione, la fattura e la resistenza opposta dai migliori joystick e selettore multipoint che mi sia mai stato dato di utilizzare su di una mirrorless: comandi necessari alla gestione dei suoi molteplici menù, Nikon styled: assolutamente familiari ! Tasti funzione come quello i, con due linee di opzioni programmabili e istantaneamente richiamabili, o come i due tasti intorno alla baionetta FN1 e 2, oltre alle tre posizioni di memoria impostazioni sulla rotella della torretta di sinistra (U1,U2 e U3) Grande sforzo da parte di Nikon nell'implementazione in entrambe queste Z di capacità di valutazione della luce, della temperatura colore (in alto un esempio dei tre diversi preset del WB Auto...), della semplificazione delle modalità di AF nel pilotarne i sensori: si comprende come si sia solo all'inizio di un progetto molto ambizioso. Concludendo: gli aspetti a svantaggio di una Nikon Z6 sono davvero esigui e non sono molto differenti da quelli evidenziati nel test della Z7, investono ambiti progettuali che nelle prossime versioni saranno probabilmente superati con facilità, come nel caso del riconoscimento dell'occhio (fallace nel più delle volte), dell'affidabilità dell' AF-C o dell'assenza di contatti elettrici per un grip verticale che aumenti la sensazione di usability delle due Nikon Z. Alcuni aspetti differenziali dalla Z7 ne fanno invece a mio avviso una scelta potenzialmente più interessante della capostipite sorella: macchina generalista: necessaria nelle mani di utenti Nikon vecchi e nuovi . Mi pare sia il realistico ponte di transito da reflex a mirrorless attitudine alla scrittura di elevati volumi di scatto (entro i limiti di sistema, chiaramente indicati) meno soggetta della sorella, dal sensore elefantiaco, a imbarazzanti lag, a parità di processore vogliamo dire anche del prezzo, sicuramente più invitante, specie dopo i primi mesi di febbre da Z6 ? In entrambi i casi delle Nikon Z apprezzo tantissimo lo slogan che è stato coniato alla presentazione, quello di "mirrorless reinvented": ne hanno titolo ! Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  19. _85K4388MaxAquilaphoto(C)

    From the album d) dopo...

  20. _85K4373MaxAquilaphoto(C)

    From the album d) dopo...

  21. _85K4352MaxAquilaphoto(C)

    From the album d) dopo...

  22. Nikon 105mm f/1,4E : mi basta 1,4 ...

    A due anni dalla sua presentazione, avendolo avuto a disposizione solo durante qualche Nikon day, in condizioni tutt'altro che stimolanti, consapevole della sua eccelsa qualità grazie al lavoro di Mauro Maratta , all'interno del quale mi risulta sempre distinguibile, anche rispetto ad altre ottiche di eccellenza in suo possesso, ho avuto il privilegio di riceverlo in prestito e di sottrarglielo ai suoi set per un paio di mesi, durante i quali sono riuscito ad utilizzarlo in alcune occasioni ben differenti per contesti e pretesti, ma rendendomi ogni volta conto delle sue prerogative: quelle di un'ottica da ritratto dall'estrema luminosità che non è la sua unica qualità, rispetto alla caratterizzazione che questa sua natura imprime alle immagini riprese. Non si parla solamente di profondità di campo, quando si fotografi con un mediotele, come questo Nikon, alla sua massima apertura di f/1,4 : ma delle vibrazioni dello spazio circostante al piano di messa a fuoco. Piano di messa a fuoco che deve essere scelto senza casualità, perchè a seconda dalla distanza da esso, DEVE essere esattamente il punto di convergenza delle linee curve che compongono un'immagine fotografica, meramente bidimensionale, creando l'illusione della tridimensionalità attraverso un utilizzo coerente delle sorgenti di illuminazione. Detta così sembra una via di mezzo tra metafisica e alchimia, ma più ho l'opportunità di fotografare con obiettivi di questa caratura, più divento sensibile a "differenze di comportamento" di queste ottiche che esautorano dalle mere leggi della fisica, ovviamente senza sconfinare nella magia, ma frutto della cosciente e capace progettazione che i mezzi attuali consentono agli ingegneri ottici. La naturale capacità di isolare il soggetto dell'immagine in un cerchio di nitidezza tutto suo, dedicato, appare abbastanza più chiaro, quando la distanza dallo sfondo (da meno distinto ad indistinto) sia breve, quasi complanare ... piuttosto che nelle immagini dove mettiamo in fila i piani prospettici, allo stesso scopo la differenza data dal contrasto cromatico di una parte degli elementi di un soggetto, lo rende maggiormente percepibile a parità di condizioni di ripresa, fino a immaginarlo ancora più delineato di quanto non sia nella realtà Nulla vale quanto uno sfondo adeguatamente lontano per accentuare la sensazione di stacco Ma, psicologicamente, aiuta ulteriormente un segno dalla doppia valenza dimensionale, a raffigurare una maggiore tridimensionalità spesso basta un solo gesto del soggetto...anche e sopratutto di direzione opposta alle linee di interesse dell'immagine così come il movimento di una sequenza, insieme all'apertura massima di obiettivi come questo Nikon 105/1,4E , consentono di aumentare questa sensazione di realtà non meno presente che nei singoli fotogrammi di una sequenza dove l'attenzione si concentra sul soggetto a fuoco, invece che sull'oggetto della sua attività (la pallina) pur se presente (ma non nitida) nell'inquadratura, o addirittura assente Questo obiettivo racchiude in se tutte le prerogative dei superluminosi qui descritte, sommandole ad una particolare sensibilità alle prospettive curvilinee, che non ho riscontrato con la stessa evidenza su altri progetti ottici: l'effetto è di morbidezza dell'immagine, genera una sensazione di "abbraccio" della parte del soggetto su cui si metta a fuoco, che non significa assolutamente carenza di dettaglio, ma che fa passare in secondo piano, anzi in elemento compositivo anche la vignettatura che a TA risulta naturale riscontrare ai bordi immagine (ben correggibile, volendolo, in postproduzione....) come ben riscontrabile, ogni parte dello sfuocato dell'immagine, concorre a ricreare questo inseguimento, questa convergenza verso le parti a fuoco del soggetto (spesso solo parti di esso) lo sguardo, ogni gesto, assistono un dialogo iniziato dall'obiettivo che conferisce il suo taglio all'immagine e, come detto, le condizioni di illuminazione diventano componente determinante nella definizione maggiore o minore del soggetto, ovviamente come nel controluce diretto... il gesto e lo sguardo, unitamente agli f/+aperti di questo obiettivo, risolvono anche gli spazi confusi di una scena difficile e trasferiscono all'osservatore comfort e tranquillità visuale e domina con questo intento la luce disponibile sulla scena indipendentemente dall'interesse suscitato dal piano di messa a fuoco scelto... massimo, ovvio se coerente col soggetto stesso e tanto di più, se rispettoso dei canoni dell'inquadratura Anche quando macchina ed obiettivo stiano in mani ...inconsapevoli di tanta capacità (dai...che ti faccio una foto, se no tu non ci sei mai...) dall'immaginazione, alla decodifica, fino nel dettaglio del concetto. un obiettivo sempre....suggestivo ! Max Aquila photo (C) 2018
  23. Nikon ES-2: pellicola su sensore

    Dato l' elevatissimo interesse che questo accessorio, annunciato mesi fa, ha fin qui maturato, abbiamo ritenuto di chiedere a Nital di prestarcene uno, in abbinata all'obiettivo più indicato per dimensione e prestazioni del catalogo Nikon, ossia il Micro 60mm f/2.8 AF-S e di sperimentarlo sulla Nikon D850, che è a questo momento l'unica delle DSLR Nikon a consentire l'inversione diretta dei negativi (e la filtratura della maschera cromatica) in abbinamento a questo ES-2, senza dover passare da software di fotoritocco. Questo kit ES-2 è costituito da un supporto opalino che accoglie uno dei due carrelli realizzati per contenere una striscia di negativi oppure una coppia di diapositive Il supporto per i due carrelli è dotato all'interno di una coppia di molle che scattano in corripondenza dello scorrimento del carrello, quando questo si trovi nella posizione corretta e di una vite di serraggio che consente la regolazione del tubo telescopico interno che possiede un'escursione di 15mm, utile a definire la distanza della lente frontale dell'obiettivo in uso, dall'originale da riprodurre. La filettatura del tubo per il fissaggio all'obiettivo è da 52mm, per consentirne l'utilizzo a quegli obiettivi Micro Nikkor dotati di quella misura, ma nel kit sono presenti due anelli adattatori al diametro di 62mm, ma dalla diversa profondità, per consentire l'uso dell' ES-2 ai due più recenti Micro 60mm, il corrente AF-S ed il più datato AF-D, oltre che al 105/2,8: tutti gli obiettivi insomma , che raggiungano da soli o con gli opportuni tubi, il rapporto di riproduzione 1:1 necessario per riprodurre a tutto formato il fotogramma di pellicola opportunamente illuminato. Tanto da aver sfruttato per alcuni scatti (oltre a quelli di servizio ...alla D850, mentre lavorava), il Nikon Micro 40/2,8DX con la mia Nikon D500 che si è comportata, come al solito, più che bene Per gestire coerentemente ed omogeneamente l'illuminazione, ho utilizzato in questo test una sorgente monoled a luce continua, l'illuminatore Godox SL60w ed anche, in alcuni specifici casi (a confronto) un flash Godox Ad200 con beauty dish da 30cm e diffusore, giusto per rendere uniformi i risultati, specialmente in termini di temperatura colore della luce che influirà direttamente sul risultato cromatico ottenuto. Il carrello per le diapositive consente l'utilizzo di telaietti dallo spessore limitato, quelli più economici, precludendo l'uso di diapositive con telai dotati di vetrini o di maschere in metallo: in questi casi risulta d'obbligo utilizzare il carrello per le striscie di negativi, pazientemente collocando la diapositiva estratta dal suo telaio negli scomparti dell'altro carrello, cosa peraltro da consigliarsi per ottenere una migliore spianatura del fotogramma, (se si trattasse come ritengo prevalentemente, di materiale sviluppato da più di 10 o anche 20 anni) e gli effetti perniciosi dei possibili telai con vetrini: una volta finita l'operazione, basterà rimettere ...tutto a posto Il fatto che solamente la Nikon D850 consenta la diretta inversione "on camera" del negativo non preclude l'utilizzo dell'ES-2 a nessun'altra DSLR dal sensore capace della risoluzione necessaria: basterà utilizzare Photoshop per realizzare successivamente l'inversione tonale del fotogramma di negativo e la correzione cromatica della maschera giallo/arancio anti UV che ogni emulsione negativa include:... cosa più facile a dirsi che a realizzarsi, come vedremo. Vediamo intanto questa opportunità offerta dalla reflex a maggior risoluzione di Nikon: premettendo che si tratta di una inversione tonale che si può realizzare a piacimento su qualsiasi soggetto, inquadrato da qualsiasi obiettivo, ottenendone una immagine invertita a colori... o monocromatica Negativo colore Si procede nella seguente successione: dopo aver posta nel carrello la striscia di negativo a cui appartiene l'originale da riprodurre, illuminato dalla sorgente prescelta, ecco come ovviamente si presenta a monitor (operando in live view, con fotocamera su treppiede) l'inquadratura a toni invertiti schiacciando il pulsante i sul dorso della reflex compare il seguente menù a tendina (occorre tenere su OFF lo scatto silenzioso "SL"), l'ultima opzione delle quali è la nostra... dando conferma alla quale...come per magia la D850 inverte il negativo (due le opzioni: CL colore e MC monocromatico) per conferma dell'inversione premere il tasto OK a dx sul dorso, e, volendo regolare la luminosità, premendolo nuovamente... compare scala graduata in valori interi di EV alla conferma della eventuale variazione, saremo finalmente operativi per lo scatto. Ingrandire a monitor sul punto dove sia stata effettuata a suo tempo la messa a fuoco, aiuta a meglio definire quella attuale, meglio certamente che ad occhio nudo quindi, predisposto in anticipo uno scatto remoto o anche solamente la modalità di autoscatto per evitare possibili, disastrose, vibrazioni: scattiamo. Disastri dell'emulsione di uno scatto di qualche decenni fa a parte, dall'analisi dello scatto vediamo subito che con questo modo di inversione on camera non si possa ottenere altro che un JPG Fine e per giunta solo da una sorgente di luce continua, perchè questa funzione automatica preclude anche l'uso di flash esterni: Le cose non si semplificano affatto, scattando direttamente all'immagine negativa in NEF, senza effettuarne conversione per poi attuarla su Photoshop, tentando senza parametri cromatici certi, una improbabile azione di correzione cromatica e tonale ovviamente il vantaggio di passare attraverso software di sviluppo e/o correzione consente di apportare anche il restauro che questo negativo del 1991 richederebbe. Riproduzione di originali è materia sempre difficile, quindi, anche con l'aiutino di Nikon che agevola di certo in termini di tempo impiegato nella conversione, ma non sempre conduce a risultati ottimali, stante la correzione fissa, che tiene conto di un parametro medio, che si discosta dalla realtà del fotogramma da riprodurre, in funzione del suo stato di conservazione, della buona qualità del suo originario sviluppo (senza slittamenti cromatici, sempre possibili) infine dal tipo di emulsione e di sensibilità/indice di esposizione. Anche cambiando negativo ed emulsione le discriminanti restano ben visibili, sia nell'operazione derivante da conversione on camera, dove la presenza di masse cromatiche orientate verso il blu, in fading ulteriore dopo gli anni trascorsi dallo scatto (e dallo sviluppo chimico) generano fastidiosi slittamenti correttivi del sistema on camera verso un giallo/verde, dietro la vela, del tutto improprio e difficilissimo da correggere selettivamente, anche dato il jpg nel quale viene convertito automaticamente. La ripresa in NEF del negativo, senza conversione, posta anche la difficoltà di scegliere la corretta esposizione per un soggetto a toni invertiti, sortisce poi nella inversione del NEF via software e successiva correzione tonale e cromatica (oltre che di contrasto) un risultato appena più accettabile del precedente, diretto, ma pur sempre ...difficile Negativo in B/N: altra faccenda la conversione in digitale di un originale in bianco e nero, stante la facilità di intervento successiva alla conversione, in termini di contrasto e clarity sopratutto, sia nell'originale convertito on camera, quanto in quello fotografato in NEF e poi trattato per software Anche con soggetti particolarmente contrastati e difficili nella lettura, questa potenzialità della D850 con ES-2 apre nuovi orizzonti di reimpiego di scatti pensati in positivo... ma riconsiderabili...anche in negativo 😎 Nel bilancio delle operazioni su negativo colore e bianconero risulta quindi fondamentale lo stato in cui si trova l'originale da convertire, troppo spesso condizionato da danni dell'emulsione causati oltre che da cattiva manipolazione, con graffi o strisciate da inserimento in portanegativi inadeguati, così come da muffe o, peggio, delaminazione da contatto con materiali plastici: i miei negativi in bianconero stanno molto meglio di quelli a colori, perchè ho speso sempre molti soldi per le buste in pergamino cartaceo, le uniche a minimizzare danni da strisciamento e adesione da sbalzi termici... Ma riprendere in mano una busta di negativi è sempre un viaggio nella nostra vita trascorsa indipendentemente dal risultato che ne possa derivare è un'operazione benefica che ci porterà a salvare alcune delle nostre fotografie, realizzando alfine quella selezione stretta che tanto abbiamo predicata a noi stessi senza mai riuscire poi ad attuarla: grana evidente dell'emulsione, artefatti cromatici sulle superfici sottoesposte omogenee create dalla conversione, qualità del trattamento subito da quella pellicola, nulla tolgono ad un'immagine prescelta per la digitalizzazione rispetto al gesto che possa rappresentare... Niente scienza, siamo Persone e la fotografia deve essere solo un mezzo, non IL fine. Diapositive La questione si semplifica, perchè adesso non ci serve più alcuna conversione e quindi consideriamo questa sezione del lavoro come estensibile a qualsiasi fotocamera che abbia un sensore dalla densità più elevata possibile, cui collegare l'ES-2, inquadrando, mettendo bene a fuoco, esponendo per le aree più indicate dell'immagine e, quindi, scattando. Facile? .... NO 🦉 ... solo meno passaggi, ma complicati dall'elevatissimo contrasto cromatico unito alla scarsissima latitudine di posa, propri delle emulsioni invertibili... E non sono andato a complicarmi la vita con le Fujichrome Velvia RVP, che ho tanto usato, ma mi sono limitato a riprodurre esemplari della 100 RD, sicuramente meno "chiusa" e più potabile da operazioni dove conta in maniera fondamentale anche l'indice di contrasto ed il rapporto di illuminazione della nostra sorgente di luce che utilizziamo. Partiamo da una ventenne, radiosa, Alessia Marcuzzi a mare a Mondello? per un ritratto sicuramente sbagliato nell'esposizione, troppo scura, un primo livello di correzione aiutandomi con una sovraesposizione del flash che ho qui utilizzato, per poi giungere attraverso una maggiore sovraesposizione flash ed un successivo aggiustamento su LR (stiamo lavorando su NEF) ad un risultato che ha recuperato la dia originale in una maniera che chimicamente, in stampa, non saremmo mai riusciti ad ottenere Una seconda immagine, meno critica, nella quale con poche correzioni, (anche in decremento di clarity) sono giunto ad un risultato accettabile... 26 anni dopo Con mare e windsurf i guai aumentano:😟 in luce flash, per quanto ben diffusa, il contrasto proprio di questa dia aumenta eccessivamente, mettendo in risalto una grana che oggi a 100 ISO considereremmo eresia ! serve una correzione +1 come visibile sul gruppo A del trigger Godox XPro-N in luce continua le cose decisamente migliorano a parità di condizioni con la prima delle due foto con il flash Dopo ogni scatto, ricordarsi sempre di rimettere a fuoco con precisione: basta un niente... Con un soggetto ancora più ostico per illuminazione radente e contrasto... (stessa emulsione Fujichrome 100 RD) e luce flash: +1 EV+1,3EV ma anche in luce continua le cose non migliorano poi tanto o perdiamo nelle ombre, oppure, aumentando l'esposizione di soli due terzi di stop... ci perdiamo le alte luci... Alla fine di questo test resta da dire che molto si possa fare più del poco che ho fatto: facendomi pilotare dall'ES-2 piuttosto che il contrario, ma per una presa di contatto per valutare come una reflex digitale da 45 milioni di pixel con un "viewmaster" anteposto, possa trattare un negativo o una diapositiva vecchi molto più di vent'anni. Considerando che uno scanner professionale con software di eliminazione di graffi e polvere porti decisamente a risultati di ottimo livello: il problema, a mio vedere, sta nel materiale da riprodurre... Se non vogliamo ammettere che il Re sia nudo, continueremo a spendere soldi su soldi per acquistare hardware superlativo (ove ve ne sia ancora in commercio): ma la sua nudità appare in tutto imbarazzo quando si finisce per valutare la struttura di una pellicola negativa o invertibile...: IL LIVELLO DI GRANA che andiamo a riprodurre con il nostro Hi-End è ignobile! Un sistema del genere servirà solo a salvare immagini che non vogliamo si perdano nel tempo. Amarcord e sentimentalismo: il digitale ci sta viziando tantissimo. La fotografia digitale non ha nulla più in comune (se non le regole alla base) di quella chimica. Ma recuperare originali è divertente: anche perchè la memoria si fa labile e non ho più in mano le redini dei miei scatoloni di dia e negativi scattati in questi ultimi quarant'anni. Molto si può fare e mi impegno a fare con questo accessorio tanto semplice quanto, in fondo, prezioso: innanzitutto, come suggeritomi da chi ci ha prestato questo "kit", costruirsi un Picture Control negativo, sia per il colore sia per il B/N e sottrarlo al NEF dell'originale non convertito. Poi, certamente, selezionare il materiale da convertire con un attenzione particolare alla qualità originaria ed allo stato di conservazione. Ma nel mezzo, scartabellando tra le scatole nelle quali conservo decine di migliaia di immagini su pellicola, perderò facilmente la retta via dei buoni propositi, ad ogni incontro di un volto familiare oppure ormai perduto che mi chiederà di ricordare ancora, col cuore, con la mente ...e con la mia Nikon: ancora ! E grazie a per averci messo nella possibilità di testare in anteprima questo Nikon ES-2 Max Aquila photo (C) 2018
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