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Max Aquila Foto
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    • Max Aquila

      intervista a ProntoPro   10/12/2020

       : il portale dei professionisti n° 1 in Italia mi ha intervistato Max Aquila - Fotografo a Palermo e provincia Max Aquila - Fotografo a Palermo e provincia - Un'intervista con ProntoPro La fotografia è un universo dalle innumerevoli sfaccettature. Per questo motivo quando si ha necessità delle prestazioni di un fotografo, la scelta è molto vasta a seconda del settore di attività. Esistono tuttavia professionisti in grado di abbracciare tante tipologie di fotografia e uno di questi è senz'altro Max Aquila, un fotografo che nasce fotografo con alle spalle un'esperienza estensiva che, negli anni, gli ha permesso di immortalare le situazioni più svariate. Se devi realizzare un book, un reportage o se ti occorre un fotografo per il tuo matrimonio, potresti restare sbalordito dall'ampia gamma di servizi offerta da questo professionista. Quando è più adatto l'utilizzo del bianco e nero in un book fotografico? Quando invece l'utilizzo del colore? Le modalità concesse dall'avvento del digitale rendono superflue le regole auree della fase argentica. Oggi il cliente chiede molto più di quanto non gli venisse concesso un tempo. Continuo a ritenere che il bianco e nero si presti più ad evidenziare il contrasto luminoso, mentre il colore a valorizzare la scenografia dell'evento, i vestiti, la resa degli incarnati.Null'altro che modi, resi interscambiabili dalle odierne facilitazioni espressive. Quale consiglio darebbe alle clienti che desiderano realizzare book fotografici della loro gravidanza? Il mio consiglio a chi desidera realizzare questo tipo di book è di curare in particolar modo l'empatia. Un fotografo chiamato a immortalare una fase così delicata deve saper utilizzare l'empatia per dare, ad ogni scatto, un valore aggiunto. Si tratta di un momento particolare per la persona che vuole essere fotografa. Potrebbe descrivere il suo approccio alla fotografia? In che modo sceglie il soggetto nel momento in cui questo non le viene previamente commissionato? Il mio approccio è molto particolare si basa sul feedback che mi viene trasmesso dal soggetto. In pratica, scatto solo quando il soggetto (anche se inanimato) riesce a inviarmi un messaggio di ritorno, una sorta di apertura verso il mio lavoro. In quel momento, nascono i miei scatti migliori. Come assicura un giusto rapporto qualità/prezzo dei servizi offerti alla sua utenza? Mi guardo in giro e non pretendo di essere in testa alla classifica di zona: sono disponibile a fornire delle facilitazioni se il committente me le chiede nel giusto modo. Preferisco rinunciare ad un lavoro però se il parametro messo in campo è esclusivamente quello economico.   https://www.prontopro.it/pa/partinico/fotografia#pro-interview

Max Aquila

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About Max Aquila

  1. Max Aquila photo (c) 2020
  2. Dal Bianco al Nero

    In questo mio blog riprendo, come manifesto (pubblicato su Nikonland.eu nell'ormai remoto 2007), una visione/concezione della fotografia in bianco e nero propria di fotografi, come me, che praticavano questo genere con attitudine differente rispetto a quella con la quale si apprestavano alla fotografia a colori, classica della fase fotografica chimica, che si è interrotta all'inizio di questo secolo (vengo infatti da lontano) con l'avvicendarsi degli strumenti digitali. In un periodo nel quale qui su Nikonland rinasce l'attenzione sulla trasformazione in biancoenero di files, che nascono sui fotoricettori digitali invece ad ampia gamma cromatica, sollecitato a questo scopo da Mauro, vorrei tentare di spiegare come si approccia al soggetto da fotografare in Bianco e Nero un fotografo che ha avuto la fortuna di comprendere la struttura di quel mezzo, dal punto di vista interpretativo, chimico, strutturale, in relazione alle tre fasi della previsualizzazione e scatto, sviluppo e stampa della fotografia progettata. In ognuna di queste fasi era possibile intervenire compositivamente per determinare di volta in volta la resa del materiale che si andava manipolando (ovviamente in prima persona) Delle tre fasi, la terza, quella della Stampa, aveva (ed ha tuttora) un'importanza interpretativa talmente forte, da dover interagire spesso con un soggetto specifico, che si assumesse la sua parte FONDAMENTALE di onere compositivo, in accordo e comunicazione attiva col Fotografo. Si tratta di un work in progress, nel quale vi invito a fare commenti solamente alla fine della prima fase, nella quale indicherò i vantaggi/svantaggi attuali, nella gestione con una moderna mirrorless Nikon (e vi spiegherò perchè faccio questa specificazione) della fotografia in biancoenero. Abbiate pazienza, perchè occorrerà del tempo: ho trascurato da anni quella che era un tempo una prerogativa della mia produzione fotografica, perchè sono stato fin qui deluso (dal digitale in qua) dal degrado di questo genere, dovuto principalmente a delle false considerazioni da parte di utenti dei sw di sviluppo, i quali si sentono liberi di lavorare un file solo dopo averlo scattato. Ed invece qui sosterrò come si debba cominciare da molto prima....: Partiamo dalla considerazione originaria: la fotografia in senso stretto ed etimologico, non è un'invenzione, ma una scoperta ! Le invenzioni poi, sono state tutte quelle al suo servizio che ci hanno portato oggi in mano uno strumento evoluto come una moderna mirrorless, o una reflex , o una medio formato digitali. La fotografia nasce dagli esperimenti medioevali che portarono, prima, alla conoscenza della capacità di trasmissione della luce in determinate condizioni operative (Camera Obscura), poi associata alle scoperte in materia di chimica organica degli alchimisti e scienziati che tra il Settecento e l'Ottocento già sapevano delle proprietà di alcuni composti di sensibilizzarsi alla luce solare. Quando il brainstorming di secoli si è concentrato sulla possibilità di disporre individualmente ed a basso costo di un apparecchio per la cattura di questi "spettri luminosi" ci si pose il problema, sia del supporto sul quale registrarli, sia della chimica necessaria a mantenerli. E tutto il primo terzo del XX secolo è rimasto impegnato alla ricerca della migliore soluzione di queste istanze. Il formato fotografico che usiamo oggi in digitale è strettamente connesso al cosiddetto piccolo formato di pellicola, introdotto da Oskar Barnack con la sua pocket camera del 1925 nella quale per comodità venne utilizzata la pellicola cinematografica Leica 24x36. Come nel cinema, anche in fotografia, fin dalle origini quindi, il supporto per la registrazione delle immagini fu una striscia di celluloide sensibilizzata con uno strato di emulsione formata da cristalli di alogenuro d'argento (nitrato d'argento + alogeni: cromo/bromo/iodio) tenuti insieme da gelatina animale (in tempi moderni sintetica). Avete presente le nostre mamme o nonne che periodicamente andavano a pulire l'argenteria, gelosamente tenuta al riparo dentro cassetti e apposite custodie, eppure ciònonostante ...annerita anche in apparente assenza di luce? Ecco, quella nutella fotografica spalmata sulla celluloide reagisce alla luce in misura relativa a determinati e standardizzati parametri, (attenti qua ) formando sulla pellicola, al momento dello scatto UNA MAGIA: L'immagine latente ossia uno spettro fotonico in fieri, invisibile, intangibile, ma deteriorabile (entro la data della scadenza della pellicola, to be right) che necessita di adeguato e modulabilissimo trattamento di svviluppo chimico, per essere portato a fornire l'immagine tonale rovesciata del soggetto ripreso (negativo, appunto) dove la luce ha annerito l'argento, determinando nero profondo in corrispondenza delle ALTE LUCI, e neri/grigi graduali dove abbia inciso di meno, fino ad arrivare alle ombre più chiuse (le parti scure del soggetto) che non essendosi riuscite ad annerire durante (ed in funzione della durata) dell'esposizione, si manifestano come le zone più o meno trasparenti del negativo sviluppato (BASSE LUCI) Questa immagine latente della pellicola appena esposta e non ancora sviluppata ho voluto prendere a caposaldo del concetto che la fotografia chimica in Bianco e Nero dipenda da un elemento fisico, materiale, sul quale non si interviene se non con i trattamenti successivi e LABILE, non definitivo, per ciò stesso INSTABILE, mutabile, ma che è parte essenziale dell'emulsione così come è stata creata da chi ha voluto darle un'impronta (densità, acutanza, velocità) che potrà essere esaltata o anche in qualche maniera controllata ed anche parzialmente mutata dalla modalità delle procedure di sviluppo del film . Per "corretta esposizione" in fotografia si intende la regolazione della giusta quantita' di luce necessaria all'elemento sensibile per produrre un'immagine dalla scala tonale piu' equilibrata possibile tra gli estremi delle alte luci e delle basse luci: per una pellicola in bianconero diremmo ... "la giusta quantita' di luce per ottenere un negativo della corretta densita' (ne' troppo opaco ne' troppo trasparente), cosa che, contenendo la variabilita' cromatica tra gli estremi del bianco e del nero e nel mezzo la scala piu' estesa possibile di grigi dalla densita' crescente, rende piu' intuitivo l'approccio a questa tematica, costituendo di fatto un esempio didatticamente proficuo e facile da visualizzare: La cosiddetta "corretta esposizione" e' quindi un concetto piu' che un valore, una media delle potenzialita' della luce disponibile, delle variabili del soggetto e della capacita' percettiva dell'elemento sensibile . Non si tratta di un valore assoluto: è ampiamente modificabile. Di certo, per godere della intera dinamica dell'emulsione di una pellicola, dovremo fare le cose a puntino: scegliere la pellicola in rapporto al tipo di foto che vorremo scattare ed al risultato di gamma tonale che vorremo ottenere, giacchè a secondo della morbidezza o durezza del contrasto luminoso, ossia dell'intervallo totale tra gli estremi di gamma dell'immagine: dalle parti piu' scure a quelle piu' chiare, sceglieremo una pellicola specifica esempio di tre diverse scale tonali a contrasto differente scegliere il rivelatore (liquido chimico di sviluppo) consigliato per assecondare l'impostazione di quella pellicola (oppure uno dalle caratteristiche contrastanti per moderare le sue caratteristiche) e gestire i tempi di sviluppo e le modalità dello stesso, ancora una volta per assecondare, contrastare o potenziare le sue doti dinamiche. stabilire il supporto di Stampa e l'esposizione più consona per valorizzare le qualità che NOI avremo indotto nell'utilizzo concatenato di pellicola+esposizione+sviluppo Quindi la riuscita di un'immagine in Bianco e Nero, trattata chimicamente, risente direttamente in maniera assolutamente soggettiva, personale e compositiva, di una serie di operazioni meramente materiali (esposizione, scatto, conservazione film, modalità di sviluppo e stampa) che si legano indissolubilmente e necessariamente con attività di intelletto che DEVONO essere praticate in prima persona e in maniera perfettamente consapevole, come la scelta dei materiali prima ancora dell'inquadratura, della composizione, e dell'attività mirante al risultato da svolgere in camera oscura. A questo scopo, oggi anche in digitale, bisogna concentrarsi sugli elementi che determinano la nostra scelta di campo: se scegliamo di scattare in Bianco e Nero, dobbiamo cominciare a valutare il soggetto puramente in termini luminosi, come più sopra detto: Affinchè sia chiaro questo aspetto, vi suggerisco una metafora, quella dello scultore che, come Michelangelo prima si reca alla cava di marmo o di pietra per Scegliere il Materiale poi nel suo studio decide di liberare la sua idea dalla pietra che la racchiude, separando Luce da Ombra e sviluppandone l'immagine latente in materiale tangibile (e visibile) definizione dei particolari che preludono alla sua pubblicazione Anche oggi e in digitale, scegliendo di fotografare in Bianco e Nero senza più le limitazioni quantitative e materialistiche della fotografia chimica (ed i notevoli costi connessi) siamo obbligati a percorrere identico percorso formativo per accostarci ad una pratica che più di ogni altra fotografica, si avvicina alle altre arti figurative dove, fate attenzione, non impera il concetto della fedeltà cromatica ne' formale, come in pittura, scultura, incisione, musica: piuttosto impera il concetto della novità e della genuinità. Ripartendo da qui, una breve experience fatta stamane, grazie al sole (salvifico) siciliano di questa mattina: 50mm f/4 t/800 ISO100 luce piena, ombra minima e sotto il soggetto: tutto in Chiaro, niente in Scuro...: ben esposta, ampiamente post producibile in ogni direzione, filtrabile, deformabile...insomma un oggetto da palestra per i Culturisti delle foto biancoenero, esperti di reticoli, cursori, set di filtri a pagamento. Altrove ho scritto che se Fotografare equivalga a "scrivere con la Luce" le Ombre altro non siano che l' Inchiostro di questo sistema di comunicazione. Una prova? Fin dalla preistoria con i geroglifici l'uomo primitivo ha tentato con il nerofumo di eprimere i suoi concetti sulla volta delle grotte: molti ritengono ciò fosse solo un limite dei mezzi a sua disposizione, ma nelle ere successive ben poco è cambiato. Un pittore al lavoro (come uno scultore o un incisore) inizia sempre dalla struttura ed in questa include la sua proiezione, col chiaroscuro il resto, che sia anche colore, scaturisce sempre dalla figura iniziale, in bianco e nero, dalla grafite della punta di una matita: Il Bianco e Nero è STRUTTURA mentale, ben radicata dentro di noi: è un riassunto che contiene i confini e ne indica la direzione. E' un Contenitore dal quale iniziare per ottenere una traduzione del colore, il quale invece, al contrario del Bianco e Nero, è un'analisi soggettiva e personale che può variare da soggetto a soggetto, da essere umano ad essere animale o vegetale. Il colore è una metafora della realtà, anzichè essere Realtà come in tanti credono, oppure, si illudono che sia. Il Bianco ed il Nero sono quindi sostanza, non a caso presi a considerazione di concetti come Essere/NonEssere, analisi binarie come On/Off, 1/0 Il colore è una semplice gamma d'onda che si propaga attraverso la Luce: l' Indaco che percepisco a Zanzibar, potrà essere della stessa frequenza che lo stesso giorno uno svedese percepisca a Stoccolma? Quanto è labile la teoria del colore, da doversi basare su densità precise per convenzione, come la sintesi additiva o quella sottrattiva? Torniamo ai Pesci del 1940 di M.C. Escher ? Un incisore che della concettualità del Bianco e del Nero ha fatto strumento principale della sua Arte? Giriamo attorno al punto di vista iniziale, in controluce diagonale, in modo da rendere oltre all'oggetto la sua dimensione nello Spazio, anche limitato, dello sgabello di betulla svedese che ho usato. f/2 t/1000 ISO 100 Esposizione spot: perchè se ho la possibilità (come le Nikon Z mi danno) di vedere a mirino anche in NEF un'impostazione di Profilo Colore (Monocromatico senza filtri in questo caso), magari anche con l'assistenza dell'istogramma a mirino, per valutare la curva dell'esposizione in relazione alle Nostre Intenzioni Interpretative della Luce che cade sul Soggetto, (scusate le maiuscole, appositamente assertive per il lettore), non ho motivo di mediare i contenuti luminosi in media compensata e sopratutto non lascerò valutare al Matrix ed alle sue tabelle precostituite la valutazione della MIA luce, funzione del soggetto cui sto dedicando questa inquadratura. L'interazione benedetta tra i sw Adobe e Nikon, fa sì peraltro che aprendo il file sul programma di sviluppo io trovi trasferito subito il contenuto delle eventuali regolazioni apportate al profilo colore scelto come potete ben vedere una base di partenza dalla quale poter variare ed implementare ogni parametro ci stia a cuore. Anche i più ostici alle letture automatiche dei sw, stanno capitolando, ammettendo che questa sia proprio una manna dal cielo che risparmi molto lavoro inutile e ripetitivo, immagine per immagine. Basta del resto andare a lavorare con facilità sulla curva di viraggio, per apportare in pochi attimi e "de visu" piccole variazioni al piede della curva originaria. Utilizzare i filtri creativi del BN di Adobe ad alcuni potrà piacere e lo troveranno immediato (qui profilo "BN paesaggio) qui "BN foratura" di certo sono opportunità che forniscono idee di partenza dalle quali transitare verso la direzione dell'idea originaria. Che deve esserci: non scongeliamo un pesce dal freezer per trasformarlo in lacerto. L'immagine latente era quella di Pesce ! La poliedricità del mezzo si osserva tutta nelle potenzialità espressive già solo sottoesponendo o sovraesponendo di 1/3 di EV (al centro immagine a 0 EV) Sotto invece da -2/3 EV fino a -1 e 2/3 EV: a testimoniare la residua leggibilità del soggetto e la sua diversa considerazione (soggetto, sfondo, ombra) in funzione della semplice variazione di esposizione Riesco a farmi intendere sul fatto che qui a lavorare sia unicamente la Luce e non il fotografo ? Ancora, lo stesso soggetto ad f/4, per una migliore leggibilità dei particolari, fino al margine consentito dal confine luminoso, che ben rappresenta il limite della profondità di campo... immagine di riferimento a 0 EV f/4 t/250 ISO 100 sovraesposizioni a passi di 1/3 EV sottoesposizioni a 1/3 EV Ognuna di queste opportunità è degna di considerazione interpretativa e potrebbe essere il punto di partenza del fotografo in Bianco e Nero consapevole di ciò che stia facendo e non semplicemente uno che scatti in NEF ed a colori, per poi successivamente convertire in moncromatico al computer e applicare filtri, correzioni e maschere, in un lavoro che finisce con l'essere puramente di adattamento grafico ad un'idea scaturita magari parecchio tempo dopo che la foto originaria sia stata scattata... in un orgia di... "vediamo come rende in biancoenero???" La Luce si porta al soggetto e non il contrario: questo significa scrivere con la Luce. Le Ombre, come le Luci, si dominano con gli strumenti in fase di ripresa da così... a così... Basta molto poco: (tutte le immagini a corredo dell'experience, sono state condotte con Nikon Z6, Nikon Z 50mm f/1,8S e lente addizionale da 2,9 diottrie Nikon 6T) Max Aquila photo (C)
  3. Montblanc Max Aquila photo (C).JPG

  4. Leofoto: grrrrr....!!!!

    Il mio primo Manfrotto 055 è quello a pezzi all'estrema destra di questa foto, comprato nel 1988, più di 30 anni fa, alle soglie dei miei 25 anni. Oggi che sto finendo di compiere i miei 055 anni (ben ci stia la prima cifra, nel caso possa superare i cento...) mi sentivo a disagio, ritenendo potesse trattarsi come di...una data di scadenza. In funzione di una tanto fortunata quanto anelata combinazione di eventi, l'esigenza di gestire un determinato obiettivo in un certo genere di ripresa, mi ha mosso alla ricerca e poi all'acquisto della seguente combinazione di elementi di ...sostegno fotografico, utili ad assistermi di qua in poi: Leofoto LN-364C (03-64...la mia data di nascita) LB-60 Leveling Base LH-55 low profile ball head Il tutto acquistato in un negozio tedesco dell' Assia, trovato su ebay, ma in riferimento al seguente sito: https://www.photoshop-becker.de/ Feedback positivi a cinque cifre, velocissimi nella gestione dell'ordine e nella destinazione al corriere: ho preso i pezzi singolarmente e pochi minuti dopo ogni acquisto mi arrivava la mail di conferma e quella, poco dopo, di avvio alla spedizione per tramite di DHL. A semplice richiesta mi hanno immediatamente rimborsato, via Paypal, i due costi di spedizione pagati in più (avendo ordinato i tre pezzi a poca distanza di ore l'uno dall'altro): una ottima esperienza di acquisto, come poi confermerò alla consegna. Una spesa non indifferente, ma spero definitiva... quantomeno fino ai....64 anni !!! Ma che bello... e comunque compatto da chiuso, se paragonato allo 055 (che ha solo tre sezioni) e da aperti si vede bene Per ora giuoco (col dittongo pure) con la testona LH-55 ...una boccia da 55mm, appunto, di diametro bella e forte, frizionatissima... tanto da mantenere su (solo di frizione, in sblocco completo della manopola principale) un aggeggio come il mio Nikkor nonAi 800mm f/8 degli anni 60, che senza adattatore e Z6 pesa di suo 5Kg e gli fa fare pure le foto... e poi mi regalano l'apribottiglie...
  5. E' ancora una volta grazie ai buoni uffici dell'importatore Sigma per l'Italia, che in anteprima sicuramente nazionale, ma probabilmente anche molto più di ciò... Sonyland è ben felice di mostrarvi il primo dei tanto attesi Art per Sony E-mount ossia uno dei capolavori di questa linea Art, quale è il 50mm f/1,4 del 2014 L'aver deciso di utilizzare gli schemi ottici della serie ART per reflex, aggiungendo nel barilotto il corrispettivo dell'adattatore MC11, ma dedicato all'obiettivo, ha sicuramente determinato un allungamento di ognuno di questi obiettivi, (qui paragonato con l'analogo modello per baionetta Nikon) il che per determinati versi potrebbe annullare la sensazione di compattezza del sistema mirrorless Sony (a7Riii accanto a D850) ma in fin dei conti non poi così drasticamente (almeno in questo caso, se paragoniamo l'ingombro totale a quello di uno zoom popolare come il Sony G 4/24-105mm a parità di focale estendendolo a 50mm quando non addirittura più ingombrante a tutta estensione a 105mm Questo Sigma 50mm f/1,4 Art DG nasce nel 2014 con l'ambizioso presupposto di divenire la pietra di paragone degli obiettivi standard di questa luminosità, per cui nessun compromesso nei materiali utilizzati nè tantomeno nella progettazione ottica 13 lenti in 8 gruppi, con uno schema tutt'altro che simmetrico alla Zeiss, quattro elementi speciali, non possono che determinare un peso che nella presente versione per Sony raggiunge, con il paraluce a petalo, i 926 grammi (dagli 815 delle altre versioni) e misura 12,5cm (2,5 in più) per 8,54 di diametro (filtri da 77mm). Mette a fuoco fin da 40cm dal piano di maf e chiude fino ad f/16 un diaframma costituito da 9 lamelle orgogliosamente "made in Japan" dispone solamente del commutatore di af/mf sul fianco sinistro, sotto al bollino argenteo con la A della serie Art effettivamente lunghetto, con quei 2,5cm in più dell'adattatore FE incorporato, ma cade comunque bene in mano, con le dita che vanno per forza di design sull'ampia ghiera di messa a fuoco, effettivamente inutilizzata da che uso questi obiettivi Sigma dotati di un efficientissimo motore HSM per l'autofocus che, fin qui su altre baionette, non sono mai riuscito a mettere in crisi: vedremo adesso come si comporterà sulla Sony a7iii... Gli esperimenti iniziano subito e si sono protratti per i giorni nei quali abbiamo avuto disponibilità di questa ottica. Fin dal primo approccio non abbiamo dubbi: si tratta dello stesso obiettivo che tanta soddisfazione cromatica e di sfuocato ci regala fin dall'inizio della sua commercializzazione. Brillante e cromaticamente corretto, senza sbavature di colore, tra le tinte complementari, ma anzi tenue nelle transizioni, mai impastato, nitido e ben contrastato senza indulgere alle moderne tentazioni delle saturazioni eccessive. Delicato con i soggetti delicati, ma preciso sempre per nitidezza e contrasto ad ogni diaframma di apertura, anche croppando (+150%) mai in difficoltà con i colori più decisi ugualmente coerente nell'efficienza di motore AF che mai manifesta impuntamenti, anche nelle condizioni più difficili f/2 f/2,8 Certamente uno dei principali motivi di interesse per questo Sigma Art, dopo il periodo di transizione dell'ultimo anno, con gli Art per Canon utilizzabili su Sony per tramite dell'adattatore MC-11 del quale abbiamo in tante occasioni discusso su queste pagine, è quello relativo al corretto funzionamento di queste ottiche Sigma anche in modalità AFA - AFC ed in scatto a raffica: che ne dite di calabroni ripresi alla minima distanza di maf e perdipiù con lente addizionale Marumi DHG-Achromat 330 da 3 diottrie per diminuire ulteriormente la distanza di ripresa? mi pare possa essere abbastanza probante sulla idoneità di questa ottica anche nelle condizioni di messa a fuoco più complesse e con soggetti dalle reazioni imprevedibili e fulminee... o volete situazioni ancora più estreme...? con individui capaci di atterraggi e decolli da VTOL... ...da fiore a fiore... ancora? Ancora, passando a soggetti più ...umani, come i golfisti, che sviluppano lanci dalle velocità delle più variabili... Oppure ancora, mischiando statue e turisti, in una delle piazze più belle della mia città, quella del Municipio, piazza Pretoria con la fontana Cinquecentesca del Camilliani (la cui firma è sul basamento di questa figura) selfie... nonostante la distanza, nessuna flessione nonostante il movimento diagonale e rotatorio o trasversale longitudinale e ...sussultorio questo Sigma 50mm f/1,4 Art DG non si scompone di una virgola e, complice l'ottimo autofocus della Sony a7iii costituisce con essa un binomio eccezionale nella ripresa standard, con una qualità d'immagine e di dettaglio ben difficilmente eguagliabile, a mio modesto avviso Ah, mi ricorda che in Italia il prezzo dei Sigma Art per Sony E-mount è assolutamente identico a quello degli analoghi obiettivi per le baionette delle reflex: questo Art 50/1,4 quindi è proposto con prezzo consigliato di € 788,00 : non mi pare ci sia altro da aggiungere Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018
  6. Nikon 800mm f/5,6E FL ED VR: non plus ultra !

    NonPlusUltra è il teleobiettivo top-end del catalogo Nikon, questo AF-S Nikkor 800mm f/5,6 presentato nel 2013, classificato E (a diaframma elettromagnetico) FL (dotato di due elementi alla fluorite che oltre ai vantaggi ottici abbassano drasticamente il peso del fruppo lenti) ED (tre elementi a bassa dispersione) VR (dichiarato utile ad abbassare di 4,5 stop il punto di sicurezza contro il mosso negli scatti...a mano libera) 4590 grammi di peso, schema ottico 20/13, diaframma a 9 lamelle, dimensioni (senza paraluce che misura altri 18cm) 46cm per 17,1 di larghezza, 3 gradi di angolo di campo (oppure 2,30 con l'aggiuntivo dedicato 1,25x che lo porta a 1000mm di focale) cassetto portafiltri da 52mm di diametro, distanza minima di maf: 5,90metri. MTF da slogatura alla mandibola Un regalo che Nital ha fatto a Nikonland nel consentircene la visione e la prova, approfittando di un periodo morto della stagione sportiva per la quale questo esemplare va in giro per piste ed autodromi, ma sopratutto un regalo personale a me, che raggiungo con la recensione di questo teleobiettivo da sogno, la mia personale Quota100 di articoli scritti per Nikonland 2.0 Nei giorni nei quali ne ho avuto disponibilità ho prodotto con esso più di 20mila scatti, alcuni dei quali, selezionati, trovate nella seguente galleria Non Plus Ultra non solamente per il prezzo di listino (solo il paraluce HK38 costa, come ricambio, mille euro) compreso nel quale troviamo però anche il classico bauletto in alluminio Nikon con l'interno preformato per l'obiettivo e con lo sportellino per gli accessori (tracolle, staffa sostitutiva dedicata ad un monopiede) tra i quali anche il comodissimo e funzionale moltiplicatore dedicato Nikon TC 800-1,25x con il quale si arriva ad una focale equivalente da 100mm f/7,1 (inferiore quindi ad uno stop intero) ma con un peso totale, tra obiettivo più bauletto ed accessori che supera i tredici chili, quindi utile per un trasporto passivo, negli spostamenti, ma necessariamente da sostituire per un uso da campo, come ho fatto io, utilizzando un eccellente zaino Lowe Pro AW600, specifico per teleobiettivi simili, fino a...600mm, che ho adattato facilmente per alloggiare questo gigante ottico Nikon. Notare come la maniglia da trasporto orizzontale sia decentrata a compensare il peso della testa dell'ottica in esso contenuta. Per dare il senso delle proporzioni, ho fotografato questo 800/5,6 col suo bauletto, a fianco del mio recente acquisto, il Nikon 500/4, che certo non sfigura al confronto, ma certamente dà il senso di ciò di cui stiamo discorrendo: si tratta di un mega teleobiettivo, progettato e realizzato per non avere proprio nulla da desiderare oltre: non plus ultra, appunto... Particolare del cassetto filtri posteriore, per elementi da 52mm, standard Nikon Veduta della parte superiore, con la targhetta identificativa, completa del seriale e della pulsantiera laterale, alla sinistra dell'obiettivo con i comandi di selezione (dall'alto) della priorità tra AF e MF, il selettore di fuoco a due posizioni, con la limitazione da 10metri ad infinito, che ho utilizzato molto, (tanto portare tra 10 metri e la minima maf a 5,9m un soggetto utile sarebbe un'impresa) il selettore VR tra Off, Normal e active, posizione in cui è lasciato libero dal VR un asse di scorrimento, per consentire le foto in panning, quindi il selettore che demanda ai quattro pulsanti di memoria disposti sul barilotto dell'obiettivo, la scelta tra la funzione di blocco dell'AF oppure il richiamo della posizione di memoria AF, preimpostata con il pulsante apposito sulla dx del barilotto, o ancora, l'attivazione dell'AF, infine, il selettore dell'avviso acustico di dell'aggancio della posizione di memoria del pulsante precedente. In attesa del suo arrivo, per non sfigurare di fronte all'opportunita concessa, mi sono organizzato: oltre alla mia Z6 che in FX ha i suoi 24Mpx ho pensato che mi dovesse servire anche un corpo macchina DX, dalla densità pixel adeguata: in assenza di una mirrorless adeguata allo scopo ed in rispetto alle fotocamere per le quali questo obiettivo nel 2013 è stato prodotto...mi sono ricomprato una reflex D500, l'unica che possedesse le caratteristiche utili a non mortificare le prerogative di questo obiettivo, per robustezza, dinamica di scatto e buffer nonchè per la disponibilità di un battery grip ben strutturato, per gestire al meglio le inquadrature verticali Quindi, nonostante il sicuramente efficiente VR in dotazione, avendo escluso a priori di maneggiare un tele da 20k euro (e cinque kg) a mano, la sezione di supporto con cui utilizzarlo, che mi ha portato verso un treppiede Leofoto Mountain LN364C Pro, con base livellante da 15° di menisco e gimbal per ottenere il massimo in termini di rotazione su tutti gli assi necessari, in orizzontale come in verticale. Treppiede in carbonio da 160cm di altezza massima alla crociera, più la testa, capace di 35 kg di carico, tra gruppo fotocamera/obiettivo e...zavorra per quando serva e quando tira vento forte, con un obiettivo del genere a fare da vela, la zavorra serve sempre ! A questo scopo diventa fondamentale il gancio per fissare la zavorra alla base del piattello, sotto alla crociera del treppiede La domanda che si pone alla base della mia richiesta a Nital di poter utilizzare questo super tele, si basa sulla mia peculiare disposizione a fotografare sport e nello specifico sport a mare, dove la focale più estrema si rivela sempre insufficiente a soddisfare contemporaneamente una serie di esigenze: nitidezza (rispetto l'eccesso di UV), brillantezza cromatica (rispetto la preponderanza del blu), robustezza ed impermeabilizzazione, luminosità... anche a discapito (come in questo caso) della maneggevolezza. Ed in questo senso il Nikon AF-S 800/5,6E penso sia da definirsi il Non Plus Ultra: perchè fatta la tara al peso ed alla trasportabilità, ritengo sia l'estremizzazione del concetto alla base della serie dei supertele Nikon, questi di ultima generazione con cui questo 800mm inaugurò diaframma elettromagnetico e dotati di rivestimenti speciali dell'antiriflesso ai Nano Crystal e di lenti alla Fluorite: ogni elemento in questo obiettivo sembra improntato ad ottenere il massimo del rendimento nelle condizioni di ripresa a me più congeniali: a mare, in mezzo al velo della radiazione UV quando c'è luce, rispetto al muro del controluce diretto, col sole in inquadratura o nelle immediate circostanze, con la sospensione di acqua tra i vetri delle lenti ed il soggetto inquadrato, nell'esigenza di riuscire a valutare anche l'incarnato del surfista nel bagno di blu che lo circonda, veloce di luminosità nonostante la focale, veloce di AF per consentirmi di scattare in AF-C/sequenza + veloce possibile/ISO Auto con i tempi di otturazione più consoni al soggetto ed alle sue evoluzioni. Bene...grazie a Lightroom posso riscontrare che sui 20k scatti effettuati (6800 con D500 e 14k con Z6) ben 18500 sono stati scattati con tempi impostati tra 1/2000 ed 1/5000, con buona pace del VR Inoltre che ho utilizzato il moltiplicatore dedicato TC800-1.25 in quasi 4mila scatti dei quali la metà a 1000mm-eq con la Z6 e l'altra metà a 1500mm-eq con la D500 (alcuni dei quali parzializzandone il sensore a 1,3X, quindi ottenendo 1950mm-eq) Un esempio? La luna piena della sera dell'8 febbraio ripresa con la D500+TC800-1.25, prima a 1500mm eq e poi diminuendo di 1,3x il formato... a 1950mm eq Ed il traghetto GNV che subito dopo è passato là sotto, nella sua scia scattando a 1950mm 1/80" f/8 ISO 51200... poco mancando di inquadrare anche un macchinista di poppa a cui fare ciaociao da un miglio di distanza Non plus ultra... Sia quando le riprese siano facilitate dal punto di ripresa e dalle condizioni meteo e di luce sia quando meteo, luce e vento diventano nemici del fotografo dove ogni dettaglio concorre al risultato e niente può esser dato per scontato, per esperienza.... Tanto da preferire di perdere qualche immagine sotto raffiche di scirocco potenti da 25/30 m/s tenendo abbracciati obiettivo e treppiede , nonostante il concio di calcestruzzo utilizzato dentro al sacco ikea come zavorra. 🤣 Perchè non si può mai sapere...😎 Il primo impulso che ci guida, disponendo di un teleobiettivo simile, è certamente il desiderio di avvicinare in inquadratura soggetti lontani e di fotografare persone che non abbiano idea di essere inquadrate/inquadrabili così da vicino. Anche in questo senso il nostro 800/5,6 è impareggiabile: trovato il giusto punto di ripresa per dare idea di essere li per fare tutto ciò che anche gli altri stanno facendo (foto del posto e del panorama circostante) ecco che si realizzano immagini altrimenti impossibili mai ottenuto un primo piano così ravvicinato di Santa Rosalia, patrona di Palermo nè della spiaggia della tonnara sottostante Monte Pellegrino ed è sorprendente la sensazione di tridimensionalità di quest'obiettivo pur da distanze così imponenti i ragazzi seduti sotto alla statua erano ai margini della zona di minima maf... Lo schiacciamento estremo dei piani prospettici è la cifra dei teleobiettivi di queste lunghezze focali E questa è una delle pochissime foto realizzate a mano libera ad un edificio, il castello Utveggio, posto su Monte Pellegrino, che ho sempre usato da test per le foto con i teleobiettivi che si sono avvicendati nelle mie mani: certo mai così definito e dettagliato come con questo 800mm (f/20 t/2000 ISO 1400) definizione che si apprezza anche su soggetti vicini e a tutta apertura non solo in luce, ma anche in controluce, sull' incarnato e sui colori complementari in controluce pieno elevatissima la cura dei dettagli fuori fuoco determinata dal diaframma a nove lamelle il colore del soggetto ha sempre la prevalenza rispetto lo sfondo Altro impulso naturale, utilizzando un simile tele, è certamente quello di inquadrare specie volanti: non rientra tra le mie abitudini, quanto tra le mie ambizioni...non avendo mai avuto a disposizione ottiche adatte allo scopo. E' comunque un'impresa... e se ci ho tentato, sentendomi come il Barone Rosso, mitragliando le cornacchie con un affusto su cui c'era un pezzo da 1500mm è stato qui che mi è venuta un'idea, grazie al passaggio di alcuni ragazzi con moto da enduro ...e me ne sono andato a cercare altri. La caratteristica peculiare di questo supertele è di certo la sua duttilità per ogni genere fotografico, nonostante si possa pensare ottimizzato per le lunghe distanze... poi si comporta eminentemente bene, comunque tanto quanto bene, anche alle brevi e brevissime anche quando in inquadratura sia praticamente impossibile percepire cosa ci sia dentro nel complesso lui lavora come lo si è impostato, con qualsiasi corpo macchina gli stia dietro: che sia la D500, figlia delle reflex per cui è stato progettato, o la Z6 + FTZ con la quale probabilmente sono il primo fotografo Nikon ad averlo testato, o quantomeno uno dei pochi. Non ci sono controindicazioni, a parte il prezzo ed il peso e...la sensazione, quando lo si scappucci dalla copertura in neoprene che gli fa da tappo e si metta in posizione il paraluce in fibra da 18cm, di essere individuati ed osservati dalle persone circostanti, se ve ne siano, ma la sua capacità di piegarsi ad ogni genere, se il fotografo che lo curi abbia almeno un'oncia dell'entusiasmo con il quale me lo sono portato appresso per tre settimane, fa sì che i fortunati proprietari siano persone che lo hanno scelto proprio per questo: per che si tratta del Non Plus Ultra e chi lo compra lo sa già e si aspetta dal Nikon AF-S 800/5,6E FL, niente di meno di quello che nelle mie mani è stato capace di produrre. Il mio bilancio di 20806 scatti? Non ho mai trovato flare o ghosts in controluce Non ho mai riscontrato distorsione apparente Non ho avuto mai impuntamenti del motore SWM dell' AF, peraltro silenziosissimo Non ho riscontrato cali significativi di resa con il suo moltiplicatore dedicato Non ho avuto nessun problema di compatibilità con la mia Z6 e l'adattatore FTZ La prima conseguenza del suo utilizzo? ... Che sono corso a comprarmi un Nikon AF-S 500/4G del quale presto parlerò... Intanto rinnoviamo a Nital i nostri migliori ringraziamenti per questa e le altre opportunità concesse a Nikonland. Che speriamo di aver ricambiato parlando con le mie foto e con questo articolo di un grande (per qualità) teleobiettivo del quale fin qui si era letto e visto poco o nulla. Max Aquila photo (C) per Nikonland 2020 Modificato February 16 da Max Aquila
  7. Nikon Z50 doppio kit: Denim Camera !

    Ecco la prima mirrorless Z DX: la Nikon Z50 col doppio kit, comprensivo di fotocamera, zoom Nikkor 16-50mm f/3,5-6,3VR e 50-250mm f/4,5-6,3VR, che per conto di Nikonland ho avuto in visione dal distributore italiano Nital e che dopo l'unboxing di due settimane fa, ho portato con me in lungo e in largo con la stessa facilità e spensieratezza con la quale decido di indossare un paio di jeans, ripagato dalla stessa immediatezza con cui il denim, tessuto del jeans, ci concede in termini di comfort e capacità di adattamento ad ogni attività. Nonostante la mia pluridecennale esperienza nel primo approccio a fotocamere digitali, dico subito che mai come in questa occasione, con la Nikon Z50, mi sono sentito più a mio agio e perfettamente in grado, senza alcuna scomodità di apprendimento iniziale, non solo di settare con estrema facilità la macchina, ma sopratutto di vederla rispondere ai miei comandi ed alle mie regolazioni ESATTAMENTE come mi aspettavo di ottenere. Se esista un premio internazionale di userfriendly, questa Nikon lo vincerà di sicuro e con verdetto, probabilmente, unanime. Intanto Nikon con la Z50, già solo corpo, ha dato la paga a tutti i cultori dei prodotti concorrenti in termini di dimensioni con i suoi 127x94x60mm ed i 397g di peso ma è nell'abbinamento allo zoomino entrylevel trans standard, questo 16-50mm dalla luminosità indecentemente bassa, della quale ci si dimentica un decimo di secondo dopo averlo montato in macchina, sia guardandolo di profilo sia poi sbloccato, in posizione di lavoro, nella quale l'escursione massima dello zoom alle diverse focali (equivalenti ad un 24-75mm in FX) è contenutissima. Una microrealizzazione che fa pensare alle dimensioni della precedente e sfortunata serie ONE delle prime mirrorless Nikon, esperienza ormai archiviata dalla linea Z Dei comandi di scatto e della torretta di destra abbiamo già parlato tanto, ma in questi 15 giorni durante i quali ho scattato quasi 6000 file, sono riuscito ad utilizzare quasi ognuna delle (incredibilmente) tantissime opportunità di regolazione di questo unico selettore, con due posizioni di memoria, oltre alle classiche PSAM e quella in totale automatismo, verde, per chi proprio non ne voglia sapere neppure di giocare, comprese le possibilità di program dedicati (SCENE) e quella del tutto ludica, costituita dagli EFFECTS speciali, alcuni dei quali mi hanno fatto divertire tanto. Già, perchè invece di guardare dall'alto in basso questa entry level mirrorless, (con la quale Nikon DEVE fare tanta cassa, per riuscire a sviluppare gli altri programmi, quelli che riguardano fotocamere e lenti di categoria Premium), ho cercato di immedesimarmi nelle esigenze comuni ai destinatari d'acquisto di una Nikon Z50: persone per le quali la fotografia sia una passione da praticare nel tempo libero e con strumenti che li mettano sempre a proprio agio e nelle condizioni di tornare a casa con la quantità e qualità delle foto desiderata. Credo di esserci riuscito perchè restituisco a malincuore il doppio Kit Z50, come se la sua spensieratezza abbia lasciato il segno anche su di me. Andiamo per ordine: sul fianco sinistro ci sono, sotto ai simboli dei trasmettitori wifi e Bluetooth incorporati, le prese di microfono, video e usb con la spia di ricarica della batteria se si voglia lasciare a caricare on board (con specifico alimentatore, optional). Di serie viene fornito il solito charger a parete, dedicato alla nuova batteria della Z50. Sopra le prese, sul fianco del mirino elettronico, lo slider per l'apertura del flash incorporato della Z50 (la prima Z con flash) NG7 utile per essere usato in fill-in flash sulle ombre in primo piano, ma efficace anche il TTL-flash su brevi distanze dal soggetto. Purtroppo non più previsto il protocollo CLS per pilotare gli SB Nikon da Master. Quindi ci aspettiamo a breve che Nikon si dia da fare nuovamente in ambito flash, per fornire la linea Z di lampeggiatori separati dalle dimensioni e specifiche studiate per le nuove fotocamere. Non può ritenersi bastevole un SB500 (indicato nella scatola di questo kit Z50 come flash dedicato alla fotocamera) che appartiene alle generazioni precedenti delle reflex entry level. In questa Z50 Nikon ha operato delle diversificazioni rispetto le altre due Z sul mercato, alcune delle quali hanno destato scalpore, ma alla resa dei fatti sono perfettamente coerenti con lo spirito della macchina e le esigenze dei suoi potenziali acquirenti: cominciamo dalla nuova batteria, la EN-EL25, da "soli" 1120 mAh accreditata di circa 300 scatti utili, secondo le modalità di misurazione ufficiali fornite dalla casa, io invece, con le mie abitudini di scatto in determinate situazioni (sport, scatto in sequenza ad alta velocità, AFC e formato NEF) sono riuscito a tirarne ben più di 2000 senza avere scaricato del tutto la batteria, indice ciò di una progettazione del processore e di tutte le schede di queste ML Z assolutamente confacenti alle crescenti necessità di alimentazione. Una raccomandazione che faccio è quella di non fidarsi troppo dell'indicatore di carica a segmenti nel mirino, non affidabilissimo, che repentinamente piomba da un'indicazione di carica parziale al blackout totale. La batteria è contenuta nell'impugnatura, dove fa compagnia all'altro elemento di novità di questa Z50: la scheda di memoria SD ad essa affiancata, in un telaietto dal quale va estratta ed inserita con delicatezza, per evitare indesiderati traumi al telaietto stesso, molto ...essenziale. Le schede SD per le quali questa macchina è compatibile sono le UHS I, ma vi consiglio di utilizzare schede recenti e ben veloci, da almeno 90 Mb/s in scrittura , come ho fatto io, utilizzando anche le mie SD UHS II ben più prestazionali. Utilizzando invece schede più lente, scattando in raffica ad alta velocità (la Z50 in H* raggiunge gli 11ftg/s) si rischia che il basso rate di scrittura della scheda ingorghi il buffer, interrompendo la sequenza. Sostituita la SD con una, come indicato, più performante, non ho avuto minimamente problemi, neppure scattando, come ho fatto per tutti questi 15 giorni, sempre in NEF+jpgF Il grande monitor touch da 8cm di diagonale, TFT da 1040k punti, riporta serigrafati sulla destra i comandi di ingrandimento/rimpicciolimento dell'immagine in playback o della zoomata a monitor in ripresa, oltre al comando per la scelta sequenziale delle informazioni a monitor, preselezionabili dal menù. Accanto al monitor, sulla dx, il tasto multiselettore con l'OK di conferma funzione, ed, in senso orario, il tasto per entrare nel menù, il cestino, il playback e l'importantissimo (per questa classe di fotocamere) pulsante per attivare a mirino/monitor le due righe di comandi funzione, presettabili da menù una volta e per tutte, per consentire ad un neofita o ai fotoamatori pigri, di non dover mai più entrare dentro alle intricate (per loro) sezioni del menù Queste le funzioni che imposto sempre io sulle mie mirrorless, di qualunque marca esse siano: dall'alto a sx ed in senso orario: profilo colore, qualità del file, gestione flash, modoAF, motore, sensore AF, scelta tipo otturatore, scatto silenzioso, comando VR, tipo esposimetro, ISO, WB control. Questo tasto i serve davvero a semplificare la vita a tutti, in concorso, eventualmente, con l'ultima sezione dei menù, quella "MIO MENU'" personalizzabile con le principali funzioni che si utilizzano. La Z50 è una macchina che consente anche la personalizzazione di altre funzioni sui tasti già assegnati di default, ma non sarà questa l'intento della maggior parte dei suoi acquirenti, i quali si avvantaggeranno proprio nella semplicità di utilizzo delle funzioni già dedicate ai tasti, in concorso con quelle indicate. Sulla parte destra frontale della Z50 altri due tasti programmabili, FN1 e 2, uno messo dove su tutte le Nikon troviamo da sempre il pulsante della profondità di campo dell'obiettivo (un pò desueto dall'avvento del mirino elettronico, che riesce a far vedere quella effettiva, senza simulatore), ed il secondo sul quale per abitudine io imposto il comando di variazione del formato file. Sulla Z50, la prima Z DX di Nikon, il sensore da 20,9Mpx da 5568x3712, può essere trasformato in un quadrato da 3712x3712 o in un'inquadratura 16:9 da 5568x3128 il monitor touch è, purtroppo, incernierato su due punti, consentendo una basculamento obbligato in una sola direzione, ma ampliato, rispetto le altre due Nikon Z, permettendo adesso anche l'opportunità di arrivare fino a 180° di estensione e consentendo pertanto di effettuare anche "selfie" , scattando a scelta dal pulsante di scatto oppure anche toccando lo schermo: tutto sommato avrei preferito un impernaggio in stile D5xxx, che consenta una completa rotazione su se stesso, anche in funzione protettiva del monitor. Ma Nikon non vuole... Ciò che tutti, ma proprio tutti, esecravamo da anni era di certo il livello qualitativo degli obiettivi Nikon di primo equipaggiamento, da kit, appunto... Quella infinita serie di 18-xx/xxx distorcenti, poco nitidi, brutti: inutili, in una parola. Come inutili NIkonland ha sempre valutato essere le reflex del primo segmanto entry level, quelle nelle quali l'intervento creativo dell'utente non sembrava essere previsto. In realtà fotocamere antididattiche... Ecco il punto: con la Nikon Z50 e i suoi due plasticotti in dotazione al kit, non mi sento sminuito rispetto la mia frequentazione di ben altra categoria di fotocamere Nikon (e non) da sempre. Qua il brutto anatroccolo...questo zoom/pancake 16-50mm che arriva a f/6,3 di massima luminosità alla focale equivalente di 75mm...peso:...135g Ed ecco il tubo da idraulico, questo 50-250mm da 11cm di altezza (da chiuso), all plastic, range focale equivalente a 75-375mm allo stesso indicibile rapporto luminoso: massimo f/6,3 alla focale estrema ! Pesa 405g...nemmeno poco per un tubo di plastica (allora qualche pezzo di vetro dovrà pur esserci dentro in uno schema 16/12 con lente frontale da 62mm di diametro) Epperò mette a fuoco da 50cm... maf minima che però varia al variare della focale, per esempio a 135mm (200mm-eq) è ancora, ottimamente a 65cm dal soggetto e a 83cm a 200mm di focale... Quindi, vediamo bene, senza preclusioni mentali, il quadro d'insieme. Le diverse dimensioni rispetto la mia Z6 vengono rapidamente metabolizzate: peraltro le differenze salienti rispetto le sorelle più grandi consistono in alcuni fattori non certo trascurabili: nella Z50 manca il joystick di gestione dei sensori AF e però questa carenza dettata certo da motivazioni economiche, (oltre che di destinazione d'uso) lascia lo spazio necessario per il pollice dx, e non crea nessun disagio. I tasti + e - per ingrandire/rimpicciolire sono stati spostati sul touch screen insieme al comando display, realizzando un intelligente risparmio di spazio che crea solo qualche piccolo disagio se inavvertitamente il pollice dx possa andare a sfiorare il tasto + e ci si realizzino a mirino ingrandimenti indesiderati. In questo modo , però, i tasti che su Z6 e 7 stanno in alto a sa sono stati spostati qui sotto il multiselettore, sostituiti da unico tastino di abilitazione dell'alternanza tra visione a mirino oppure a monitor o automatismo tra i due, con il sensore della presenza dell'occhio, qui sulla Z50 ottimamente spostato sul basso della cornice del mirino stesso (sulla Z6 ogni tanto, la flessione dell'oculare in gomma mi fa oscurare il monitor). Il selettore principale non ha sistema di sblocco, quindi gira liberamente tra le impostazioni, ma non mi è mai capitato nell'uso intensivo che ne ho fatto, di trovarlo accidentalmente spostato in una selezione sbagliata. In più, coassiale, ha una levetta di cambio tra operatività foto e video, a mio avviso molto più comoda ed immediata rispetto la posizione che ha nelle altre due Z. La presenza a dx del selettore, priva la Z50 del monitor superiore presente nelle sorelle: una carenza importante per un fotografo che lavori o necessiti un controllo continuo delle regolazioni impostate: esattamente l'opposto quindi dell'utente cui sia destinata questa fotocamera, ossia un fotografo che finalizzi tutto ad inquadratura e scatto, peraltro con la dovizia di informazioni presenti nel mirino elettronico, che non mi hanno fatto rimpiangere quello della mia Z6. La differenza esterna tra Z50 e la mia Z6, oltre a quella dimensionale, si ferma qui. Ovviamente altre sono le distinzioni da fare, a cominciare dall'assenza in questa Z50 del controllo delle vibrazioni sul sensore (che ha fatto si che i due zoom entry level siano i primi obiettivi Z-mount provvisti di VR interno, perfettamente compatibile, peraltro con il VR sul sensore della mia Z6). Manca anche il sistema meccanico di agitazione del sensore, per scuotergli via eventuali granelli di polvere: al netto dell'utilità relativa di questo sistema è di certo un'altra soluzione gestionale di collocamento di fascia per questa Z50, il cui sensore chiaramente non si sporca di meno degli altri e quindi andrà manuteso un pò di più, in assenza di shaker...! Il Nikkor 16-50mm su questa sua Z50 è un prodigio di obiettivo entry level: quello che avremmo desiderato tutti avere, quando ci difettavano i soldi per gli acquisti: a 100 ISO come a 5000 con questa Z50 ho utilizzato esclusivamente gli scatti in jpg, assolutamente conformi alle regolazioni impostate in camera, con aggiustamenti minimi in postproduzione, mai determinanti rispetto alla resa del file: praticamente un eccellente cotto e mangiato che non potrà che entusiasmare i praticanti con poco tempo da destinare alla gestione in camera chiara ! 20mila ISO questa macchina e questo zoomino li gestiscono così...senza particolare preoccupazione di rumore digitale o di aberrazioni cromatiche disturbanti la facilità di gestione di una mirrorless a monitor orientabile, aiuta e molto nella composizione del soggetto, ma la resa cromatica deve dire la sua il controllo automatico delle distorsioni e delle aberrazioni integrato nel sistema Z aiuta a rendere ogni inquadratura possibile qualunque sia la sorgente di luce, naturale... ... o artificiale, il controllo WB funziona egregiamente, con tutte le opportunità già presenti su Z6 e 7, di filtrature specifiche, che si sommano agli "effects" presenti sul selettore principale, quelli da divertimento puro, per non dire peggio... L'assenza del VR sul sensore, per quanto ovviamente difettiva, rispetto la mia Z6, con le dovute accortezze di appoggio, non si fa poi sentire troppo, grazie alla stessa funzione incorporata in questo 16-50, che gestisce eminentemente molti stop (dichiarati 4,5) a mano libera o con appoggi di fortuna, come in queta posa di 4 secondi La leggerezza dell'insieme (Z50 + 16-50) produce una sensazione di estrema piacevolezza e consente finalmente di portarsi sempre appresso una fotocamera con un sensore di dimensione non llilipuziana, per essere sempre pronti a scattare il flare anche su questo zoomino, pur presente, non è mai eccessivo la resa cromatica fedele alle regolazioni impostate, anche nelle situazioni di massima variabilità, come in Campo dei Miracoli a Pisa, dove ogni minuto il concetto di bianco varia, anche drasticamente Se alle mie abitudini da appassionato di superwide, mancano alcuni mm determinanti rispetto i 16 (24-eq) di questo zoomino, la correzione delle distorsioni mi consente di strapazzarlo sul sensore APS-C della Z50, con risultati, a mio vedere, più che soddisfacenti, anche ad alti ISO in interni Tra i valori ISO più vari, non riesco a notare significative differenze ed in questo la Z50 parte avvantaggiata dall'utilizzo del sensore della reflex più capace in questo senso che abbia utilizzato (la D500) altra caratteristica di questo 16-50mm è certamente la capacità di avvicinamento al soggetto, che fino a 35mm di focale sta tra i 20 ed i 25cm con grande qualità di nitidezza e risoluzione, anche attraverso ostacoli come una teca di vetro a prova di qualsiasi temperatura colore delle luci presenti in scena Uno strumento micidiale in mano anche ad un principiante. Come del resto è anche il secondo dei due zoom del corredo: incredibilmente è questo il primo telezoom Z, per giunta VR... Leggero, compatto (da chiuso... una volta aperto passa da 16cm alla focale minima, fino a 20cm alla massima), anche acuto, come detto, mette a fuoco agevomente a distanze ridotte, che se aiutate con opportuna lente addizionale, possono sostituire per gli utenti di una Z50 gli obiettivi macro che ancora Nikon non ha prodotto. (la lente addizionale è una Nikon 5T, che ha lo stesso passo filtri da 62mm dello zoom) Un teleobiettivo deve resistere bene a UV e riflessi in controluce, per passare le forche caudine di un utilizzo sul campo e a mio avviso questo 50-250 si mantiene su una linea molto più che accetabile, tenuto conto della presenza nel suo schema di 16 lenti di un solo elemento ED capace di migliorare entro certi limiti una ripresa in condizioni di variabilità di esposizione là dove il rapporto di contrasto sia maggiore, ecco dove questo 50-250 dà il meglio di se anche indipendentemente dalla temperatura colore della luce o dall'utilizzo ad alti ISO altri scatti selezionati, nelle rispettive gallerie: Nikkor DX 16-50/3,5-6,3 VR Nikkor Z DX 50-250/4,5-6,3 VR Sono sicuro che il mio giudizio sul doppio kit della Nikon Z50 vi sia già più che trasparente: si tratta di un corredo già ben completo di suo, perfettamente espandibile al resto del sistema, qualora il fotografo che lo acquisti senta davvero il bisogno di completarlo. Le foto scattate con i due zoom del kit (mi sono immedesimato nell'acquirente potenziale e non ho portato con me altro) credo parlino dei pregi e delle inevitabili aree di migliorabilità. La fotocamera in sè è la più completa entry level (non solo) Nikon che io abbia avuto in mano: ergonomica, facile da capire all'impronta anche nel caso non si sia mai posseduta una Nikon, facile da settare per una persona, come me, abituata a trovare le funzioni che gli servano sempre a portata di dito. Auguro grande successo commerciale a Nikon ed al suo distributore italiano NITAL che ci ha gentilmente messo a disposizione il doppio kit: ritengo che tale successo sia insito nelle qualità del prodotto proposto e nella capacità commerciale di chi dai negozi lo offrirà ai suoi clienti. Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  8. Nikkor Z 14-30mm f/4 S : il Piccolo Genio

    Nikkor Z 14-30mm f/4S : il Piccolo Genio Piccolo lo è di sicuro: se paragonato agli altri zoom superwide sul mercato (ma non ce ne sono di uguali, con questo range focale/luminosità) è di certo il più compatto e leggero (485 gr, largo 89 e lungo 85mm), nonostante lo schema ottico da 14 lenti in 12 gruppi (di cui 4 asferiche e 4 ED) e una lente frontale dotata (per la prima volta per una focale così wide) di una filettatura filtri da 82mm un paraluce a petalo, in fondo anche poco prominente per il potenziale pericolo da riflessi indesiderati ed un'escursione massima del barilotto, ai 14mm, per nulla esagerata a confronto con lo Z-zoom transtandard, il 24-70/4, la differenza dimensionale gioca addirittura a suo favore costituendo certamente un motivo di attrattiva non indifferente occupando uno spazio in borsa molto contenuto in relazione alle focali dei due nuovi zoom Nikkor Geniale lo è di certo: con il disegno piano del gruppo ottico anteriore, grazie al quale raggiunge l'ambito primato di essere l'unico superwide sul mercato a poter sfoggiare una filettatura filtri ancora ...umana protettiva innanzitutto del prezioso vetro, facile da pulire dallo sporco, (dal quale è protetto anche grazie alla notevole quantità di guarnizioni O-ring) ma principalmente, capace di montare filtri creativi adeguati per la gioia degli appassionati, specialmente se videomaker Geniale certamente la nuova opportunità offerta anche nel 24-70/4 di poter utilizzare la ghiera che di default serve alla maf manuale, se desiderato, per il silenzioso e progressivo cambio del diaframma (ancora in ottica video, per la quale questo obiettivo sembra dover diventare un Must), oppure per la regolazione fine dell'esposizione. Ancora, per la posizione di blocco a fine corsa della ghiera di variazione focale, che oltre a compattare ulteriormente l'ottica, la rende ancora meno attaccabile da agenti atmosferici, urti e ne impedisce lo spostamento passivo. Tale blocco, presente anche sullo zoom 24-70/4, non è certamente la caratteristica più amata nell'utilizzo veloce, in reportage, dello zoom: ma per Nikon costituisce un valore aggiunto, per le ragioni esposte. Forma con la mia Z 6 un insieme compatto e ben maneggevole, dandomi subito la sensazione di non volerlo più staccare dalla macchina. E al di sopra di ogni valutazione che scaturirà da questo articolo, ciò che traspare nell'immediato dal vetro di questo Nikkor è sicuramente affascinante... Un obiettivo grandangolare che arrivi ai 114° di angolo di campo dei suoi 14mm, si presta certamente a molteplici utilizzi, tanto quanto ad altrettanti abusi: per esempio quello prospettico, nel quale concede molto più spazio inquadrato rispetto ogni altro sistema di visione... La differenza marcata che passa tra un wide di mediocre qualità ed uno eccellente è presto detta, un buon superwide consente di riprendere una scena ampia, fino quasi a distorsione prospettica ZERO: come la Z di questo Nikkor...😄 con il quale basta solo un pò di accortezza nell'inquadrare, subito ripagata da una resa ineccepibile non solamente delle linee che passano per il centro immagine. Poi basterà eliminare lo spazio in eccesso, per ottenere un'inquadratura coerente per formato e proporzioni del soggetto inquadrato, senza dover patire per forza il... mal di mare I punti di forza di questo zoom Z- Nikkor 14-30/4S sono certamente la nitidezza a tutti i diaframmi e la notevole densità cromatica dei suoi vetri, normali e speciali, qualunque sia la sorgente di luce, la sua intensità e temperatura colore, la sua direzione... risultando praticamente immune da riflessi, flares, ghosts, anche con il sole direttamente inquadrato qualunque sia la cellula esposimetrica utilizzata, con particolare predilezione, oltre al Matrix, dello spot* (quello che preserva le alte luci) virtualmente privo di distorsione (ma sappiamo che in era Z Nikon collabora con i software di sviluppo, specie nelle correzioni della distorsione) tanto a 14mm quanto a 30 Lo spazio inquadrabile è così tanto, da far determinare già on-camera l'utilizzo di tutti i formati disponibili sulla mia Z6 le possibilità compositive con zoom di queste focali sono infinite la gradualità di zoomata si accompagna al rispetto delle proporzioni dei soggetti anche variando focale dallo stesso punto di ripresa esagerare con le distorsioni indotte prospetticamente non porta proprio mai a risultati insopportabili, quelli tipici delle focali estreme In ogni momento la resa del soggetto, anche inanimato, è sorprendente, emozionante come già visto, la resa nel controluce è davvero esemplare, alla pari delle migliori realizzazioni che in questi anni abbiamo avuto il privilegio di poter provare. La resa negli interni, in luce disponibile e con alti ISO a cinque cifre, grazie al perfetto abbinamento con la Nikon Z6 (per la quale sembra specificamente progettato) è ampiamente gestibile in ripresa e raramente da correggere in postproduzione colori saturi anche con sorgenti luminose dalla dubbia individuazione cromatica... nessuno slittamento anche a sensibilità oltre i 10mila ISO grazie alle quali prestazioni ci si può permettere il lusso di riprendere con diaframmi anche medi, sfruttando appieno il sistema di stabilizzazione a 5 assi proprio della Z6 con il quale si realizzano riprese ampiamente gestibili anche con tempi di otturazione molto lenti, a mano libera. Un RR (rapporto di riproduzione) da 0,16X, grazie ad una usuale messa a fuoco minima da 28cm dal piano focale (ossia a pochi mm in più di 20cm dalla lente frontale) consente riprese ravvicinate, sfruttando anche la pdc dei diaframmi più chiusi (che arrivano a f/22) Il primato assoluto di poter montare filtri in montatura da 82mm (abbastanza costosi, ma reperibili) che determina molte opportunità: mi sono a tal fine procurato un ND1000 che risulta essere uno dei desiderata più popolari del momento per i fotografi che amano ...ripetersi e l'ho provato in un contesto per me usuale (sicuramente al peggio delle sue potenzialità, ma abbiate pazienza...io non uso filtri dai tempi delle pellicole in bianco e nero) senza filtro con filtro ND1000 (ai cultori del genere, già pruderanno le mani...) In buona sostanza, un bilancio di esperienza talmente positivo con questo zoom, gentilmente messoci a disposizione in anteprima da Nikon Italia, che ben prima di restituirlo ho provveduto a prenotarne l'acquisto di un esemplare, che diventerà protagonista assoluto delle mie escursioni fotografiche con la Z6 Volete quindi le mie conclusioni al riguardo ? Pregi: eccellente resa cromatica e linearità delle prestazioni bassissima vignettatura e distorsione (grazie al colloquio automatico con il sw di sviluppo) dimensioni e peso da record lente anteriore piatta e possibilità montaggio filtri motore AF preciso e silenzioso come se non esistesse prezzo competitivo in rapporto alla resa Difetti: dover aspettare l'entrata in commercio per averne uno Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  9. Nikon Z 6: la necessaria !

    Venerdì 16 Novembre 2018 Nikon presenta la sua seconda mirrorless full frame, la Z6 e nello stesso giorno Nikonland riceve in visione e prova un necessaire più che completo, grazie ai buoni uffici del distributore italiano, formato dal corpo macchina, dallo zoom (che definire di primo equipaggiamento appare fin da subito riduttivo) 24-70/4, dall'ambìto grandangolare leggero, il 35/1,8 e dallo strumento di coesione tra i corredi F ed i corpi Z, l'adattatore FTZ, tutti oggetti dei quali da mesi oltre a parlarne fin troppo, su Nikonland si scrive a profusione, per prova provata, pure sulla sezione del forum, felicemente rinominata all'uopo, Zetaland... Cosa ci fa definire NECESSARIA la Nikon Z6? Struttura, dimensioni e peso identici alla primogenita Z7. Ergonomia uguale. Estetica indistinguibile se non per il numerino in basso a destra, osservando il frontale... idem per i comandi e pulsanti, avanti come dietro, sulla torretta di sinistra e sulla plancia di scatto a destra da qualsiasi punto di vista la si guardi e la si studi, non appaiono differenze di sorta tra le due macchine con le quali Nikon inaugura il suo secondo Centenario. a sx sul fianco comode coperture flessibili proteggono le prese IN e OUT della fotocamera anche a destra, il nuovo sportello/poggiapollice ergonomico apre l'accesso all'unica scheda XQD (CFxpress compatibile) , di cui le attuali Nikon Z possono disporre per la registrazione dei files così come identico è il mirino elettronico OLED in dotazione, da 3690k punti ed uguali possibilità di regolazione. Necessario è tutto ciò che diventa spesso anche indispensabile, diverso dal superfluo ed anche dall'eccedente... ed ecco allora come la Nikon Z6 diventa "La Necessaria": eliminato il superfluo (specchio, mirabox, lentezza operativa, rumorosità etc), aggiunto l'indispensabile (mirino elettronico performante, AF ibrido a rilevazione di fase e di contrasto, sensori posizionati su tutto il fotogramma, ottimo rapporto S/R, stabilizzazione sul sensore, raffica fino a 12 ftg/s, video 4K) si accontenta di rinunciare alle "eccedenze" della sorella maggiore ossia, sopratutto, il sensore da 45,7Mpx, oltre ai 493 punti di messa a fuoco (facendosene bastare 273) e gli ISO 64 da cui parte invece la Z7. Come la sorella si regala funzioni difficilmente riscontrabili su altre mirrorless di riferimento (prima della nascita della linea Z): principalmente cosette come la ripresa con la variazione della messa a fuoco, brevemente ridefinita focus stacking e le riprese con intervallometro in time lapse , oltre ad una perfetta compatibilità con ottiche native e universali della generazione reflex attraverso l'adattatore FTZ roba da far ... leccare i gomiti a chi apprezzi o, come me, idolatri costruzioni ottiche del remoto passato Nikon, Nikkor, da far rivivere, stabilizzate e misurate al Matrix insieme alle gloriose sigle da Nippon Kogaku... famose quando certe etichette odierne ancora combattevano con le Katana nei boschi di tigli in fiore senza disdegnare abbinamenti estremi ma ... necessari, perlomeno fino a quando il listino ottiche della roadmap non sarà stato completato. Necessario non è quindi sinonimo di inferiore, ma connota un prodotto in funzione degli scopi per i quali venga preferito ad altri: è una scelta molto più complessa di quelle riduttive da ...rapporto qualità/prezzo (che detesto, in quanto eminentemente soggettivo) o da ricerca del TOP del listino. Necessaria è la Nikon Z6 proprio in ragione di alcuni parametri per i quali possa essere scelta al posto della sorella più costosa (molto...) rinunciando ai pochi aspetti che da quella la differenziano: Il Sensore (foto di Pat Nadolsky) 24,5 MPx, genera files da 6048x4024 pixel, NEF da circa 30 Mb, (jpg Fine* attorno ai 12 MB), provvisto di filtro passabasso (al contrario che la Z7) Questo taglio di sensore è probabilmente quello attualmente più popolare tra tutti i marchi di mirrorless sia di formato pieno che in APS-C: significa che continua ad essere considerato un giusto compromesso tra le esigenze qualitative fotografiche in molti generi insieme al limitato ingombro dei file sui nostri vessati hard disk. Dai reporter di tutti i generi, ai viaggiatori e street photographer, alla mamma che voglia scattare in automatismo totale alla partita di calcio del figlio (o di volley, giusta la capacità eccellente agli alti ISO) nessuno si lamenterà, ma anzi si autocongratulerà per l'azzeccato acquisto. 273 punti AF sparsi sul 90% del fotogramma una grande innovazione per tutti i fotografi delle categorie prima menzionate, per la facilitazione rispetto all'esiguità sulle reflex di aggancio dell'AF sul soggetto del tutto decentrato nel fotogramma: ritengo sia una delle performance irrinunciabili, indispensabili, in una moderna fotocamera, anche a prescindere dal genere fotografato, per evitare l'esigenza di treppiede + live view con la quale, ma solo con le ultime reflex, si riusciva a ottenere un compromesso onorevole, rispetto la copertura solamente DX delle cellule AF sulle ammiraglie Nikon. Resa agli Alti ISO La latitudine di posa del sensore tra 100 e 51200 ISO abbinata ad un eccellente rapporto S/R, insieme alla capacità di lettura dell'AF in luce bassa già a partire da -4EV, consente di ottenere una eccellente compattezza anche delle zone omogenee sovra o sottoesposte dell'inquadratura: 12800 ISO25600 ISO (crop) Le prestazioni in luce disponibile di una Nikon Z6 sono oggi "necessarie" ad una pluralità di utilizzi e di tipologie di fotografia. Baionetta e tiraggio Z ...un grande passo in avanti per ogni nikonista unitamente alla presentazione delle ottiche Nikon S promesse nella roadmap pubblicata produrrà un livello qualitativo delle immagini irraggiungibile dalle ottiche F Stabilizzazione a 5 assi Indispensabile voce nel panorama mirrorless attuale, Nikon Z6 anche qui marca il territorio con prestazioni a mio vedere ottime (dopo aver testato negli anni precedenti il meglio della produzione della concorrenza) che se anche non rispettassero il parametro dei +5 stop promessi (rispetto il reciproco focale/indice ISO) diventano eccellenti nell'integrazione tra stabilizzazione del corpo macchina congiuntamente a quella (se presente) dell'obiettivo, nel mio caso, attraverso il tramite dell' adattatore FTZ ed anche con obiettivi universali ! 1/80" a 200mm a mano libera su di un 80-200/2.8 a f/16 dà già il senso della qualità di stabilizzazione ottenibile (crop) tanto quanto 1/25" ai 70mm del 24-70/4 (ed il suo crop) Non ho avuto molto tempo per sviluppare questo specifico tema, con cui mi sarebbe piaciuto testare vecchi obiettivi Nippon Kogaku, ma la sensazione di sicurezza ricevuta durante gli scatti è stata davvero eloquente e queste prove a tempi improponibili a mano libera su attrezzature differenti fanno ancora un pò più "necessaria" una Nikon Z6 35mm @ 1/10" Inoltre la Nikon Z6 diventa, a mio avviso, "Necessaria" perchè le caratteristiche che la differenziano dalla Z7 la collocano, per snellezza, su di un piano di migliore compatibilità tra il gruppo processore/sensore e le prestazioni dinamiche di velocità di scrittura su XQD, come ben testimoniato dai massive test di scatto in sequenza, cui l'ho sottoposta in abbinamento al Nikon 200-500/5,6E su FTZ, per ottenere innanzitutto la prestazione massima in termini di velocità (12 ftg/s in jpg Fine e sequenza H*) (qua sequenza di 2 secondi) durante il quale utilizzo l'immagine mostrata nel mirino elettronico non manifesta problemi di ritardo ed il buffer, grazie alla dimensione dei file decisamente inferiore agli analoghi della Z7, non manifesta flessioni di sorta anche scattando sequenze di durata ulteriore (per ottenere di più, tanto varrebbe realizzare filmati !) Direi che per i fotografi che si dedicano allo sport, la Nikon Z6 oggi sia la Z necessaria ! Ed uno shooting da ben più 4mila scatti in appena due ore, con la stessa batteria EN-EL15b (a proposito... lasciate stare gli standard CIPA degli annunci) ...non può che confermare la naturale destinazione di questa mirrorless a robusti utilizzi di questo genere, limitati unicamente da quello che per lunghi anni è stato il principale argomento di vendita di mirrorless MQT, APS-C ed anche FF: le dimensioni ridotte, che in questo ambito, quello dell'utilizzo intenso e continuato, non può che fare rimpiangere le dimensioni di una tradizionale reflex... nell'uso intensivo il palmo della mano, privo di appoggio, si indolenzisce e la mancanza di un battery grip aggiuntivo si fa certamente sentire con obiettivi ben più compatti del mio zoomone 200-500/5,6 Certamente mille aspetti a favore della compattezza li troveranno (e sono in tanti) tutti coloro che di una Nikon Z6 faranno la propria mirrorless da viaggio per vacanza, studio, o per ogni altro motivo nel quale compattezza e peso limitato costituiscano un vantaggio reale Un aspetto che ho accennato in anteprima rispetto a questo articolo, è stata la sensazione di non aver percepito la presenza evidente di rolling shutter (delle deformazioni indotte dal funzionamento a "pennello" dell'otturatore elettronico) nel migliaio abbondante di foto scattate durante un giro di golf, come mi è invece capitato di doversubire in altre occasioni con altre...mirrorless Ciò non potrebbe che essere un'impressione fallace, giusta l'assenza nelle Z dell'anelato global shutter, ma potrebbe essere in linea con la velocità ancora al di sotto delle aspettative che l'otturatore elettronico di queste Z consente al momento. (9 ftg/s per la Z7 e 12 ftg/s per questa Z6) Un'altra critica che mi sento di estendere alle Nikon Z attuali, dimensioni a parte, è la solita storia del bellissimo monitor da 3,2" e 2100punti, touch, contrastatissimo e zeppo di opportunità... tranne quella di essere imperniato a pantografo, invece che a perno basculante, limitandone l'escursione alla posizione a 90° nella quale bisogna inoltre fare attenzione al sensore di prossimità del mirino (se non lo disattiviamo) che tende ad oscurare il monitor alla minima interferenza, di un dito, della cinghia, del pensiero solamente di...poter interferire 😃 Spettacolari invece sono la posizione, la fattura e la resistenza opposta dai migliori joystick e selettore multipoint che mi sia mai stato dato di utilizzare su di una mirrorless: comandi necessari alla gestione dei suoi molteplici menù, Nikon styled: assolutamente familiari ! Tasti funzione come quello i, con due linee di opzioni programmabili e istantaneamente richiamabili, o come i due tasti intorno alla baionetta FN1 e 2, oltre alle tre posizioni di memoria impostazioni sulla rotella della torretta di sinistra (U1,U2 e U3) Grande sforzo da parte di Nikon nell'implementazione in entrambe queste Z di capacità di valutazione della luce, della temperatura colore (in alto un esempio dei tre diversi preset del WB Auto...), della semplificazione delle modalità di AF nel pilotarne i sensori: si comprende come si sia solo all'inizio di un progetto molto ambizioso. Concludendo: gli aspetti a svantaggio di una Nikon Z6 sono davvero esigui e non sono molto differenti da quelli evidenziati nel test della Z7, investono ambiti progettuali che nelle prossime versioni saranno probabilmente superati con facilità, come nel caso del riconoscimento dell'occhio (fallace nel più delle volte), dell'affidabilità dell' AF-C o dell'assenza di contatti elettrici per un grip verticale che aumenti la sensazione di usability delle due Nikon Z. Alcuni aspetti differenziali dalla Z7 ne fanno invece a mio avviso una scelta potenzialmente più interessante della capostipite sorella: macchina generalista: necessaria nelle mani di utenti Nikon vecchi e nuovi . Mi pare sia il realistico ponte di transito da reflex a mirrorless attitudine alla scrittura di elevati volumi di scatto (entro i limiti di sistema, chiaramente indicati) meno soggetta della sorella, dal sensore elefantiaco, a imbarazzanti lag, a parità di processore vogliamo dire anche del prezzo, sicuramente più invitante, specie dopo i primi mesi di febbre da Z6 ? In entrambi i casi delle Nikon Z apprezzo tantissimo lo slogan che è stato coniato alla presentazione, quello di "mirrorless reinvented": ne hanno titolo ! Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  10. Nikon 105mm f/1,4E : mi basta 1,4 ...

    A due anni dalla sua presentazione, avendolo avuto a disposizione solo durante qualche Nikon day, in condizioni tutt'altro che stimolanti, consapevole della sua eccelsa qualità grazie al lavoro di Mauro Maratta , all'interno del quale mi risulta sempre distinguibile, anche rispetto ad altre ottiche di eccellenza in suo possesso, ho avuto il privilegio di riceverlo in prestito e di sottrarglielo ai suoi set per un paio di mesi, durante i quali sono riuscito ad utilizzarlo in alcune occasioni ben differenti per contesti e pretesti, ma rendendomi ogni volta conto delle sue prerogative: quelle di un'ottica da ritratto dall'estrema luminosità che non è la sua unica qualità, rispetto alla caratterizzazione che questa sua natura imprime alle immagini riprese. Non si parla solamente di profondità di campo, quando si fotografi con un mediotele, come questo Nikon, alla sua massima apertura di f/1,4 : ma delle vibrazioni dello spazio circostante al piano di messa a fuoco. Piano di messa a fuoco che deve essere scelto senza casualità, perchè a seconda dalla distanza da esso, DEVE essere esattamente il punto di convergenza delle linee curve che compongono un'immagine fotografica, meramente bidimensionale, creando l'illusione della tridimensionalità attraverso un utilizzo coerente delle sorgenti di illuminazione. Detta così sembra una via di mezzo tra metafisica e alchimia, ma più ho l'opportunità di fotografare con obiettivi di questa caratura, più divento sensibile a "differenze di comportamento" di queste ottiche che esautorano dalle mere leggi della fisica, ovviamente senza sconfinare nella magia, ma frutto della cosciente e capace progettazione che i mezzi attuali consentono agli ingegneri ottici. La naturale capacità di isolare il soggetto dell'immagine in un cerchio di nitidezza tutto suo, dedicato, appare abbastanza più chiaro, quando la distanza dallo sfondo (da meno distinto ad indistinto) sia breve, quasi complanare ... piuttosto che nelle immagini dove mettiamo in fila i piani prospettici, allo stesso scopo la differenza data dal contrasto cromatico di una parte degli elementi di un soggetto, lo rende maggiormente percepibile a parità di condizioni di ripresa, fino a immaginarlo ancora più delineato di quanto non sia nella realtà Nulla vale quanto uno sfondo adeguatamente lontano per accentuare la sensazione di stacco Ma, psicologicamente, aiuta ulteriormente un segno dalla doppia valenza dimensionale, a raffigurare una maggiore tridimensionalità spesso basta un solo gesto del soggetto...anche e sopratutto di direzione opposta alle linee di interesse dell'immagine così come il movimento di una sequenza, insieme all'apertura massima di obiettivi come questo Nikon 105/1,4E , consentono di aumentare questa sensazione di realtà non meno presente che nei singoli fotogrammi di una sequenza dove l'attenzione si concentra sul soggetto a fuoco, invece che sull'oggetto della sua attività (la pallina) pur se presente (ma non nitida) nell'inquadratura, o addirittura assente Questo obiettivo racchiude in se tutte le prerogative dei superluminosi qui descritte, sommandole ad una particolare sensibilità alle prospettive curvilinee, che non ho riscontrato con la stessa evidenza su altri progetti ottici: l'effetto è di morbidezza dell'immagine, genera una sensazione di "abbraccio" della parte del soggetto su cui si metta a fuoco, che non significa assolutamente carenza di dettaglio, ma che fa passare in secondo piano, anzi in elemento compositivo anche la vignettatura che a TA risulta naturale riscontrare ai bordi immagine (ben correggibile, volendolo, in postproduzione....) come ben riscontrabile, ogni parte dello sfuocato dell'immagine, concorre a ricreare questo inseguimento, questa convergenza verso le parti a fuoco del soggetto (spesso solo parti di esso) lo sguardo, ogni gesto, assistono un dialogo iniziato dall'obiettivo che conferisce il suo taglio all'immagine e, come detto, le condizioni di illuminazione diventano componente determinante nella definizione maggiore o minore del soggetto, ovviamente come nel controluce diretto... il gesto e lo sguardo, unitamente agli f/+aperti di questo obiettivo, risolvono anche gli spazi confusi di una scena difficile e trasferiscono all'osservatore comfort e tranquillità visuale e domina con questo intento la luce disponibile sulla scena indipendentemente dall'interesse suscitato dal piano di messa a fuoco scelto... massimo, ovvio se coerente col soggetto stesso e tanto di più, se rispettoso dei canoni dell'inquadratura Anche quando macchina ed obiettivo stiano in mani ...inconsapevoli di tanta capacità (dai...che ti faccio una foto, se no tu non ci sei mai...) dall'immaginazione, alla decodifica, fino nel dettaglio del concetto. un obiettivo sempre....suggestivo ! Max Aquila photo (C) 2018
  11. Questo articolo è uno scherzo, perchè mette accanto due fotocamere che fanno parte di due diversi modi di inquadrare e scattare una foto, il mondo delle reflex vs il mondo mirrorless...: due mondi compatibili tra essi, quanto quello delle automobili rispetto quello delle motociclette. Modi differenti per ottenere lo stesso fine, quindi ...uno scherzo ! Ma stiamo infilandoci a mani basse nella vexata quaestio che da ormai più di un lustro coinvolge appassionati praticanti e smaliziati professionisti nella disamina dei pregi e dei difetti (oltre che dei "desiderata"), di entrambi i sistemi in maniera talmente accorata e faziosa da rendere questo ormai il primo interrogativo di un principiante che voglia accostarsi alla fotografia e non riesca più a capire nulla se abbia più senso una Sony a7III giunta alla terza generazione di un stirpe simillima di mirrorless, piuttosto che Nikon la quale, pochissimi mesi prima di questa Sony, se ne venga fuori con una reflex di quarta (?) generazione digitale, come la D850, capace di prestazioni talmente raffinate da fare il vuoto nelle vendite, ma sopratutto nelle richieste inizialmente inevase, di altrettanti fotografi, ugualmente accaniti. Allora, motivo di questo articolo è di certo la domanda se sia meglio l'uovo di oggi (le Sony ultime uscite) piuttosto che non la gallina che a quelle uova ha dato forma (la tradizione delle reflex digitali degli ultimi dieci-quindici anni) E siccome mi sono trovato nella contemporanea disponibilità temporanea di questa Sony a7III di recente commercializzazione, insieme ad una Nikon D750, macchina del 2014 che rappresenta in ambito reflex il suo potenziale confronto, in relazione alla stessa densità di pixel del sensore (poco più di 24 Mpx per entrambe) e della fascia di utenti alle quali sono destinate, ossia fotoamatori evoluti, professionisti alla ricerca di economie di esercizio e simili, non mi è parso vero di accostarle e contrapporle, più materialmente che fotograficamente, per stabilire se i presupposti di chi disputa intorno ai rispettivi pregi e difetti sia conscio davvero delle relative distanze (o vicinanze) Partiamo dal Primo Assunto ? (quello che ci ha un pò tutti affascinati all'alba della presentazione di questi sistemi...) La mirrorless è una macchina più piccola, compatta e leggera di una reflex Sony a7III: dimensioni 127x96x74 mm peso: 650g Nikon D750: dimensioni 141x113x78mm peso: 750g In effetti, affiancate, queste differenze non sembrano abissali a cominciare proprio dallo spessore, la dimensione che in una mirrorless ci aspetteremmo ridotta rispetto una reflex in virtù dell'eliminazione dello specchio, ma che nello specifico differisce di soli 4mm: un inezia, come in effetti anche le altre due dimensioni, nelle quali questa Nikon che non è certo la più compatta del catalogo, risulta più larga di 14mm e più alta di 17mm (considerata anche la presenza del flash pop up, assente sulla Sony 7m3). La differenza di peso? ... 100 grammi.... determinante ? Andiamo al Secondo Assunto? L' ergonomia delle reflex è migliore di quella delle mirrorless In realtà su queste due fotocamere la sensazione di maggior volume delle reflex è certamente dettata dalla differente prominenza delle impugnature, più arrotondata e continua quella della reflex, appuntita e magra, l'altra elementi questi, che poi fanno la differenza nell'utilizzo, come risulta ben chiaro in condizioni operative, quando nell'insieme le potenziali differenze si affievoliscono ulteriormente: come facilmente valutabile con due relativi zoom 24-105mm f/4 sia alla minima escursione dei barilotti... ...sia alla massima... Altra cosa che diventa rimarchevole è lo spazio residuale tra impugnatura ed obiettivo, nel caso si montino obiettivi impegnativi come questi zoom pochino sulla Sony, rispetto il barilotto dell'ottica... decisamente più agevole l'handling con la Nikon, con montato un 24-105mm peraltro dal diametro leggermente superiore a quello montato sulla mirrorless... Per non parlare poi di quando si vogliano utilizzare ottiche ben definite, come possano essere dei fissi luminosi, qui due ottiche da 85mm ...ma di luminosità differente, per cui la "piccola" mirrorless trasmetterà a chi la impugni la sensazione apparente che l'ottica sia del tutto sproporzionata rispetto la compattezza originaria del corpo macchina: però se è quella l'ottica che ci serva...come si fa? si ricompra una reflex? Se non si debba/voglia/possa acquistare un'impugnatura aggiuntiva, la soluzione più comoda tra i due corpi macchina, in funzione delle ottiche, è a mio parere ancora la reflex D750, grazie alle sue quote rassicuranti che ne consentono un utilizzo in scioltezza anche con ottiche professionali per peso e dimensioni, senza sbilanciamenti nè eccessiva trazione del corpo macchina sul palmo della mano (che alla fine di una sessione di scatto con la Sony potrebbe restare dolorante e/o intorpidito) d'altro canto se Sony stessa, parallelamente ai Vertical Grip dedicati alle sue serie 7 e 9 ha previsto anche questo accessorio GP-X1EM, estensione dell'impugnatura, ...ci sarà pure la sua brava ragione ? 👻 Potrebbe essere considerazione relativa all'ergonomia, ma questo Terzo Assunto fa storia a sè...: Le mirrorless sono fotocamere con enormi possibilità di personalizzazione dei comandi, rispetto le reflex. Vero o falso ? Andiamo a guardare Nikon D750 e Sony a7III Ponte di comando superiore: si nota immediatamente sulla Sony l'assenza di alcun display, invece ben piazzato sulla Nikon, col precipuo scopo di poter dare uno sguardo a macchina accesa alle regolazioni delle principali funzioni in diretta, senza dover premere alcun tasto info, (peraltro disponibile sul pannello posteriore della reflex a servizio del monitor). Il multiselettore della reflex sulla sinistra consente la regolazione coassiale dei modi e dei program di funzionamento della reflex, due posizioni di memoria funzione customizzabili, tutti i modi di trascinamento del motore della macchina, compresi autoscatto, mirror-up e funzionamenti silent. Mentre a destra, oltre al pulsante di accensione e scatto ed a fianco quello video (diretto) , a portata dell'indice due tasti importanti dedicati all'esposimetro ed alla correzione dell'esposizione, da premere contestualmente alla rotazione della ghiera posteriore per la relativa regolazione. Nella mirrorless a sinistra vediamo spazio bastevole per un eliporto (?) 😄 inspiegabilmente privo (per motivi di continuità estetica con le serie precedenti?) del commutatore che solo nelle a9 consente la regolazione di funzioni che in questa ML devono essere delegate a tasti personalizzabili. Sulla destra oltre al pulsante di accensione e di scatto fotografico (quello video è altrove e va abilitato dalla ghiera del modo) la ghiera dei modi di scatto e quella di correzione dell'esposizione, rotativa e sprovvista di blocco, oltre a due dei quattro principali pulsanti custom della fotocamera, da dedicare alle funzioni che più ci piacciano. Pannelli posteriori? A partire da sx in alto una serie di sette pulsanti, ognuno dotato di serigrafie con la/le funzioni cui è demandato, ormai standard nelle reflex Prosumer Nikon, (differerente l'impostazione nelle fotocamere PRO), in buona sostanza tutte quelle che si utilizzano più di frequente, tra le quali le regolazioni di White Balancing ed ISO. Alla dx del monitor i pulsanti di blocco Ae/AF, quello info relativo alla schermata d'insieme delle funzioni operative ed il multiselettore/navigatore, sotto il quale il tasto per i Live View. Sulla Sony a7III il pannello posteriore raggruppa la maggior parte dei pulsanti personalizzabili, tra i quali, al centro, spicca il pulsantino "fn" che io amo in quanto raggruppa dodici possibilità di personalizzazione di altrettante funzioni e, premendolo, appaiono tutte insieme in maniera da consentirne non solo la regolazione, ma di fare mente locale se oltre a quella funzione per la quale lo abbiamo pigiato, non ne se ne debbano regolare anche altre...: in sostanza sopperisce alla mancanza di un display funzioni come quallo presente sul ponte superiore di una reflex. A parte il tasto fn, sul pannello posteriore di questa Sony (e di ogni altra) ogni pulsante risulta personalizzabile anche a dispetto delle serigrafie che ci potrebbero aiutare a ...ricordare a cosa corrisponda che... Motivo per cui disponiamo quindi della bellezza di dieci diversi tasti custom, oltre ad fn, alle posizioni di memoria del selettore principale in torretta ed ai banchi di memoria dentro il menù... Il problema sta tutto nella nostra capacità di ricordare quale sia il pulsante al quale abbiamo dedicato la funzione che ci occorra: servirebbe un foglietto di carta promemoria... Probabilmente ritengo sia un approccio complesso, questo alle mirrorless in questo ambito, perchè vengo da più di trent'anni di reflex e per giunta prevalentemente dello stesso marchi, avendo quindi segito sempre gli stessi percorsi mentali posso non essere obiettivo in questo mio giudizio: mi aspetto quindi i commenti degli utenti più giovani nell'approccio alla fotografia digitale, che mi rispondano loro su cosa ritengano più immediato: se un approccio visivo con un numero contenuto di pulsanti, sempre dedicati a quelle funzioni, oppure questa facoltà che ci concede Sony di estrema personalizzazione di una fotocamera.... tale che due utenti della stesso modello possano per assurdo trovarsi a disagio se si scambiassero le loro Sony... Al contrario di due fotografi che usino Nikon. E in assoluta coerenza col precedente, enunciamo anche il Quarto Assunto: il Menù Funzioni delle Sony è caotico 😵 Beh... sicuramente più elegante e moderno nell'interfaccia grafica rispetto alla grafica Nikon identica, salvo qualcosa nella cromia, rispetto a quella delle prime sue reflex digitali del 1999, ma che si distingue ancora oggi per la sua "noiosa" chiarezza sia per la coerente divisione in blocchi per funzioni, sia per la comprensibile definizione delle funzioni stesse. Sony, inspiegabilmente, spesso mischia funzioni differenti tra loro e le definizioni delle stesse spesso non appartengono al glossario della fotografia corrente (per dirne una, il concetto di "enfasi equilibrata" come via di mezzo tra priorità allo scatto o all' AF mi fa sempre sorridere), ma la densità delle pagine di cui ogni sezione del menù è affollata è davvero troppo: passi certamente il fatto che la duttilità dello strumento Sony è estrema, ma di pari passo la difficile interazione con l'utente meno che esperto. Un menù Nikon, invece, è pressocchè per tutti... 😊 Come vedete non mi sono sognato di addentrarmi nelle differenze (o comunanze) sostanziali che denotano le caratteristiche delle due fotocamere: ho voluto solo parlare degli aspetti più superficiali ma non per questo meno utili a condurre una scelta per stabilire quale sia il sistema preferito a chi si ponga questa domanda. Se vi chiedessi con quale macchina abbia scattato le seguenti coppie di immagini, senza scaricarne gli EXIF, non sapreste dirmi quali con Nikon e quali con Sony e con entrambi i sistemi saprei descrivervi punti di forza e punti di debolezza... Non sono d'accordo sul fatto che determinate innovazioni introdotte da Sony suelle sue mirrorless siano trascurabili e tra queste considero importantissime la grande diffusione di sensori AF sull'intero fotogramma oltre che la stabilizzazione del sensore. Opposte fazioni si agitano circa la importanza di certi aspetti: a me preme ricordare che veniamo dalle reflex ma ci dirigiamo a grandi passi verso le mirrorless. Alla grande innovazione dell'introduzione del mirino elettronico, fa da contraltare di certo la grande luminosità relativa di un mirino ottico con un obiettivo f/1,4 attraverso il quale si valuti la scena a tutta apertura...ancora inarrivabile ! I sistemi AF attuali sono tutti perfettibili ancora. le schede di memoria stanno per essere ancora perfezionate in step ulteriori di velocità di scrittura e capienza di immagini dinamica di immagine e velocità dei buffer sono ancora aspetti sui quali si giocano forti differenze tra i due sistemi Non ho dubbi che la mia prossima fotocamera sarà una mirrorless di ultima generazione: il nostro attuale, è un momento bellissimo ! Max Aquila photo (C) 2018
  12. Grazie alla operativa collaborazione con Sony Europe, siamo ben felici di proporre ai nostri lettori il test della ben nota Sony a9 munita (finalmente) del Vertical Grip VG-C3EM (che consente lo stivaggio di due batterie NP-FZ100), insieme allo zoomone Sony FE 100-400 f/4,5-5,6 presentato e commercializzato dal 2017, al momento il più estremo e dinamico ensamble del catalogo Sony, in attesa del nuovissimo 400/2,8 teleobiettivo però di ben altro livello economico La presenza del VerticalGrip è obbligatoria per la corretta gestione non solo nelle inquadrature verticali, ma assolutamente anche in quelle orizzontali, di un insieme fotocamera/zoom dal peso complessivo superiore a 2,6Kg batterie incluse... La macchina la conosciamo bene: è l'ammiraglia Sony in fatto di prestazioni velocistiche di scatto e di copertura AF, ma munita del suo VerticalGrip dedicato, cambia decisamente di fisionomia, davanti e dietro... ...ma sopratutto di lato viene decisamente voglia di impugnarla e finalmente anche il mignolo... ha per sè spazio e presa, ergonomicamente valida. Pure il monitor appare finalmente protetto da potenziali urti dal basso il battery holder tiene due efficientissime NP-FZ100 e ha una chiusura a chiavistello che garantisce ottima tenuta elettrica. Il Sony FE 100-400mm f/4,5-5,6 GM OSS è uno zoom prodotto dal 2017, appartenente alla classe più elevata (G Master) delle ottiche Sony, quelle che sfruttano tutte le potenzialità elettroniche dei corpi macchina con i quali la comunicazione è totale. Forte di un complesso schema da 22 lenti in 16 gruppi, alcuni dei quali a bassa e bassissima dispersione, la lente frontale rivestita al Fluoro per consentire facile pulizia da grasso, ditate e gocce d'acqua, dalla pioggia e dagli schizzi è inoltre protetto da una serie di O-ring di impermeabilizzazione globale Pesa ben 1581 grammi e, non essendo IF, si allunga da 20cm alla focale minima, per arrivare a 28cm quando si regoli alla massima. Diametro barilotto da 9,4cm e filettatura filtri da 77mm, gestibile, nel caso di un polarizzatore per esempio, dall'apposita finestrella ricavata sull'ampio paraluce (in plastica) Pulsanti di memorizzazione AF sul barilotto, personalizzabili da menù per utilizzarli, ad esempio, con l'eyeAF Distanza minima di messa a fuoco di 98cm dal piano focale, ma purtroppo nessuna indicazione sul barilotto della distanza di ripresa (inspiegabile per un'ottica di destinazione professionale) . Interessante invece la regolazione, con apposita ghiera, della morbidezza di intervento della ghiera di focale, utile per evitare che l'elicoide, per il peso della sezione anteriore, tenda a scivolare in avanti, cosa piuttosto fastidiosa per esempio con obiettivo fissato su treppiede ed inclinato verso il basso. In posizione di massima frizione (tight) in effetti l'obiettivo si blocca ma non è abbastanza forte da reggere anche la fotocamera se il peso di questa gravi interamente sull'ottica... Sul lato sinistro del barilotto la plancia degli slider che comandano AF/MF, il limitatore di range, che in determinati casi risulta utile, per evitare sporadici hunting, lo stabilizzatore e la sua soglia di intervento tra stabilizzazione statica e "dinamica" durante un panning ad esempio. Il motore dell'AF, Direct Drive SSM è molto efficiente e consente grande fluidità nelle riprese video, nella transizione silenziosissima dell'AF-C durante una panoramica. La lente frontale dotata di rivestimento antiriflesso ai nanocristalli, misura 77mm di diametro: è quindi compatta, grazie alla ridotta luminosità massima di f/4,5 alla minima focale (che a 105mm è già f/5 a TA) e diventa f/5,6 a 400mm (ma lo è già a TA fin dai 165mm). Baionetta FE con "sole" quattro viti di fissaggio Supporto per il treppiede orientabile e dotato di attacco a baionetta, smontabile, per una veloce estrazione dettata dalle necessità di ripresa. Uno zoom professionale, non particolarmente luminoso quindi, ma dotato di tutti gli espedienti (motore AF, stabilizzazione) per poter funzionare al meglio delle aspettative sicuramente esigenti e specifiche di chi spenda i 2.600 euro necessari per acquistarlo Ho avuto a disposizione per una settimana queste attrezzature, il cui valore complessivo di acquisto ammonta a più di 6500 euro, tenendo sempre in considerazione l'utilizzo professionale che deriva dal loro acquisto e che ho realizzato con reportage utili a comprendere il potenziale dei pregi e il bilancio inevitabile dei difetti che potessero manifestare. Al momento questo 100-400/4,5-5,6 è l'unico telezoom GMaster che consenta di sfruttare tutte le migliori caratteristiche della Sony a9 per la quale è stato quindi pensato, a partire dalle possibilità di AF dinamico e legato al riconoscimento dei volti e/o degli occhi del soggetto su cui si mette a fuoco, oltre alle possibilità offerte dall'otturatore elettronico e dalla raffica della ILCE-9. Certamente un teleobiettivo serve ad avvicinare soggetti lontani, ma ugualmente a ricomprendere in inquadratura parti definite di vedute l'escursione focale da mediotele a supertele di questo GM si presta a realizzare inquadrature ben differenti concettualmente con un gesto di zoomata reso semplice ed agevole anche dalla possibilità di regolazione della durezza della ghiera: davvero una prima, che io sappia ! La pdc ovviamente risente della focale alla quale si diaframmi per ottenere ulteriore nitidezza: già a 300mm è ben difficile operare per ottenere significative differenze In tutto ciò mi pare di ottenere, anche in piena luce, uno sfuocato incoerente con le nove lamelle di cui è composto il diaframma: mi pare si impasti un pò lo sfondo e mi riservo di ricontrollare ancora. f/11 f/8 f/5,6 La maneggevolezza dell'insieme, grazie al Vertical Grip, è decisamente migliorata, rispetto all'utilizzo passato della a9 con ottiche meno impegnative di questa come il 70-200/4 con cui l'ho usata La ghiera di maf manuale, davanti a quella di zoomata, essendo ben dimensionata (nonostante non mi sia mai capitato di doverla utilizzare per correggere errori, mai avvenuti, dell'AF) ogni tanto interferisce nelle transizioni da inquadratura orizzontale a quelle verticali, considerando che questo 100-400mm vada utilizzato prevalentemente a mano libera grazie all'ottima stabilizzazione di cui è dotato, nonostante il peso. L'interferenza non produce errori di valutazione dell'AF, ma mi è capitato in alcune occasioni di notare esitazione, cambiando inquadratura, dell'AF a riprendere velocemente il fuoco sul soggetto Il windsurf in spiaggia è ottima palestra per torchiare un telezoom come questo Sony GM questi sedici scatti in raffica High sono classificati all'interno di un secondo (magari uno e mezzo...: su LR non ci sono i decimi) Il Sony 100-400 sembra essere esattamente lo zoom base per il windsurf ripreso dalla spiaggia, le focali che servono alle brevi distanze l'efficienza dell'otturatore della a9 non si smentisce: se rimpiango la a7III da poco provata, è solo per la maggiore autonomia di scatto:la Sony a9 paga il maggior consumo del sensore stacking, che si concretizza anche in un maggior surriscaldamento che per la sorellina appena uscita. Il Vertical Grip è una manna dal cielo anche perchè stiva due batterie: sessione di 2560 scatti e prima batteria al 16%... nelle stesse condizioni la a7III resterebbe al 45% sulla a9 anche in standby, a macchina accesa il consumo è tangibile (e visibile): e meno male che usa le batterie NP-FZ100 !!! A parte i consumi da fuoriserie però nulla di altro da eccepire se non il solito cruccio del buffer che si scarica troppo lentamente, dopo le sequenze più lunghe e mi consente di rivedere i primi scatti della sequenza solo dopo aver finito...i compiti. Anche qua, la neonata 7M3 sta su un altro pianeta: non per nulla l'ho definita la sorellina di questa a9...! @330mm e poi tutte @400mm anche molto delicato ma sempre ben contrastato E ancora una volta, trovandomi in piena luce, voglio guardar meglio il particolare dello sfuocato a TA...croppando una parte dell'immagine precedente: a me non piace tanto come si schiaccia bruscamente subito oltre il piano di maf... La concomitanza con il Festino di Santa Rosalia, la Santuzza, protettrice di Palermo, che si svolge tra la vigilia, nella sera del 14 luglio e poi, il pomeriggio del 15, con la processione dell'urna d'argento con le sacre spoglie, mi ha permesso di spremere macchina ed obiettivo in condizioni pressocchè impossibili: fiumane di fedeli e curiosi, assiepati per le strade del centro storico di Palermo, decisamente sottodimensionate, e le condizioni di non-luce della sera della vigilia, mi hanno stimolato a lavorare a sensibilità che hanno raggiunto i 12800 ISO in Auto Iso con AF-C su Flexispot e raffica media o lenta. I tempi di scatto non di rado sono scesi fino a soglie del 1/25" restando più che accettabili grazie all'OSS dell'obiettivo, combinato alla stabilizzazione del sensore della a9: un'abbinata ancora imbattibile ! il carro celebrativo quest'anno era dedicato alla Santa Rosalia bambina Leo Gullotta presentava lo spettacolo rievocativo della fine della epidemia di peste del 1624 a Palermo, propiziata dalla scoperta delle ossa della Santa, morta 4 secoli e mezzo prima sul Monte Pellegrino e dalla processione con la quale furono portate in giro per la città. Quest'anno è stato una coreografia realizzata con danzatori, equilibristi e macchine sceniche, sul Piano del Palazzo Reale. non un fuori fuoco anche in sequenze di soggetti in rapido movimento con queste condizioni di luce impressionante la delicatezza di insieme, anche scattando a 12800 ISO nessuna flessione nè di macchina nè tantomeno dell'ottica: il solito "vecchio" problema di buffer della Sonya 9 solamente... potevamo stupirvi con effetti speciali era Telefunken negli anni Ottanta...non Sony... Dove le luci ridiventano bianche ovviamente tutto si riequilibra, anche rimanendo a 12800ISO 180mm f/5,6 t/500 un difetto veniale, comune agli otturatori elettronici può essere il banding luminoso causato da forti contrasti luminosi in inquadratura, e sulle parti bianche si vede abbastanza bene in questa immagine. Rosalia saluta e va... Alla mezzanotte, insieme ai fuochi d'artificio, un'esibizione degli acrobati de La Fura dels Baus appesi ad una gru a 40 metri sopra le nostre teste ha definitivamente sancito un vincolo "carnale" tra me e i 2 chili e 6 etti dei miei attrezzi tenuti per un quarto d'ora sulla faccia, in mezzo ad un carnaio umano, scattando senza posa in condizioni improponibili e francamente, sconsigliabili... ISO 12800 100mm f/4,5 t/25 stessi ISO ed f/, ma a 260mm e 1/13"... (Ecco finalmente dei flares in controluce diretto...è stata dura ma ci sono riuscito a trovare la corda...) Ora si animano... mentre le forze scemano e diventa difficile pure zoomare per regolare l'inquadratura rispetto le evoluzioni degli artisti, la fotocamera ormai fa parte della mia faccia, si è incastonata... Viva Palermo e Viva Santa Rosalia del Sindaco... E si passa alla processione del giorno dopo, molta folla ma situazioni certamente più gestibili della sera prima... Se ulteriore destinazione possa essere considerata per un obiettivo come questo Sony GM 100-400mm montato su una mirrorless efficiente e ben nitida come la a9, quella è certamente il reportage di avvenimenti o ricorrenze, nelle quali si possa riuscire in pochi scatti a coprire un servizio, grazie alla decisiva escursione focale di questo obiettivo, il quale, se un difetto apparente ha è solamente di non poter passare inosservato, per colore e dimensioni... Ma proprio per questo conferisce a chi lo utilizzi il crisma del "professionista" come in diverse occasioni in questi giorni, scattando con questo ensamble, sono stato ...sdoganato. Il 19 luglio, ogni anno da 26, vado in via Mariano d'Amelio, luogo della strage Borsellino, alla commemorazione delle vittime, non essendomi fatto mancare neppure il 1992, subito dopo la strage stessa. il grottesco, tardivo, divieto di sosta/zona rimozione la gente affacciata ai balconi del palazzo che l'esplosione sventrò... con gli striscioni d'epoca l'ulivo di Gerusalemme, piantato l'anno dopo, nel 1993, con tutti i ricordi appesi dalle persone passate da qui negli anni... ...le persone... i poliziotti di oggi il palco col fratello di Paolo Borsellino e chi viene a sperare insieme a lui e la loro commozione, le agende rosse di Paolo Borsellino Molte le domande, poche le risposte.... In questi frangenti il trio a9+grip+100-400 lavora alla grande senza intoppi e senza remore: le sequenze durano non oltre i tre, quattro scatti, l'autonomia basterebbe per una settimana, il buffer non guasta la soddisfazione, perchè qui si scatta e si riguarderà solo a casa: le espressioni si susseguono troppo velocemente, come gli spunti fotografici relativi ai momenti topici, per avere la tentazione di fermarsi a guardare quanto scattato. L' escursione focale è quello che serve: quando non basta, si zooma con i piedi (avvicinandosi al soggetto). Colori, contrasto e nitidezza sono il pane quotidiano di queste lenti su questo sensore: il Vertical Grip è fondamentale per reggere la fatica dell'attesa o dell'appollaiarsi su qualche ringhiera per avere un buon punto dal quale inquadrare. Alla fine di questa lungo excursus...si capisce quanto mi sia divertito a scattare con questo zoom sulla mia Sony preferita? (Beh...da oggi insieme c'è anche la a7III, davvero un grande risultato tra economia di costi, rispetto i contenuti della a9 e livello qualitativo ottenuto) Vorrei ripercorrere quindi gli aspetti salienti di questo corredo d'assalto Sony (mi riferirò sopratutto allo zoom): Cose belle: Vertical Grip VG-C3EM...conditio sine qua non...è possibile usare in relax questo ensamble a9+100-400 Costa 350 euro? Va comprato prima dello zoom (o del 70-200/2,8... anche del f/4) Nitidezza, contrasto e caratteristiche complementari dello zoom: non distorce e vignetta molto poco stabilizzazione dell'ottica, davvero eccellente antiriflesso eccellente, praticamente mai un flare anche in controluce diretto ghiera di regolazione resistenza della zoomata Cose meno belle: sfuocato a TA ed anche ad f/8: mi aspettavo meglio la luminosità massima: da 165mm a 400mm è f/5,6 mancanza dell'indicazione della distanza di fuoco: necessaria su ottiche PRO qualche incertezza nell'AF dopo cambiamenti di inquadratura e su soggetti fortemente riflettenti l'elicoide che tende a uscire se inclinato verso il basso: manca un blocco Grazie ancora a Sony Europa che ci ha consentito in tempi rapidissimi di poter usare queste attrezzature. Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018 A seguire, galleria di altre foto...
  13. Io lo voglio spontaneo...

    Dai ragazzi... fatemi un bacio spontaneo...!
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