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Max Aquila Foto
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    • Max Aquila

      intervista a ProntoPro   10/12/2020

       : il portale dei professionisti n° 1 in Italia mi ha intervistato Max Aquila - Fotografo a Palermo e provincia Max Aquila - Fotografo a Palermo e provincia - Un'intervista con ProntoPro La fotografia è un universo dalle innumerevoli sfaccettature. Per questo motivo quando si ha necessità delle prestazioni di un fotografo, la scelta è molto vasta a seconda del settore di attività. Esistono tuttavia professionisti in grado di abbracciare tante tipologie di fotografia e uno di questi è senz'altro Max Aquila, un fotografo che nasce fotografo con alle spalle un'esperienza estensiva che, negli anni, gli ha permesso di immortalare le situazioni più svariate. Se devi realizzare un book, un reportage o se ti occorre un fotografo per il tuo matrimonio, potresti restare sbalordito dall'ampia gamma di servizi offerta da questo professionista. Quando è più adatto l'utilizzo del bianco e nero in un book fotografico? Quando invece l'utilizzo del colore? Le modalità concesse dall'avvento del digitale rendono superflue le regole auree della fase argentica. Oggi il cliente chiede molto più di quanto non gli venisse concesso un tempo. Continuo a ritenere che il bianco e nero si presti più ad evidenziare il contrasto luminoso, mentre il colore a valorizzare la scenografia dell'evento, i vestiti, la resa degli incarnati.Null'altro che modi, resi interscambiabili dalle odierne facilitazioni espressive. Quale consiglio darebbe alle clienti che desiderano realizzare book fotografici della loro gravidanza? Il mio consiglio a chi desidera realizzare questo tipo di book è di curare in particolar modo l'empatia. Un fotografo chiamato a immortalare una fase così delicata deve saper utilizzare l'empatia per dare, ad ogni scatto, un valore aggiunto. Si tratta di un momento particolare per la persona che vuole essere fotografa. Potrebbe descrivere il suo approccio alla fotografia? In che modo sceglie il soggetto nel momento in cui questo non le viene previamente commissionato? Il mio approccio è molto particolare si basa sul feedback che mi viene trasmesso dal soggetto. In pratica, scatto solo quando il soggetto (anche se inanimato) riesce a inviarmi un messaggio di ritorno, una sorta di apertura verso il mio lavoro. In quel momento, nascono i miei scatti migliori. Come assicura un giusto rapporto qualità/prezzo dei servizi offerti alla sua utenza? Mi guardo in giro e non pretendo di essere in testa alla classifica di zona: sono disponibile a fornire delle facilitazioni se il committente me le chiede nel giusto modo. Preferisco rinunciare ad un lavoro però se il parametro messo in campo è esclusivamente quello economico.   https://www.prontopro.it/pa/partinico/fotografia#pro-interview

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  2. Max Aquila photo (c) 2020
  3. Dal Bianco al Nero

    In questo mio blog riprendo, come manifesto (pubblicato su Nikonland.eu nell'ormai remoto 2007), una visione/concezione della fotografia in bianco e nero propria di fotografi, come me, che praticavano questo genere con attitudine differente rispetto a quella con la quale si apprestavano alla fotografia a colori, classica della fase fotografica chimica, che si è interrotta all'inizio di questo secolo (vengo infatti da lontano) con l'avvicendarsi degli strumenti digitali. In un periodo nel quale qui su Nikonland rinasce l'attenzione sulla trasformazione in biancoenero di files, che nascono sui fotoricettori digitali invece ad ampia gamma cromatica, sollecitato a questo scopo da Mauro, vorrei tentare di spiegare come si approccia al soggetto da fotografare in Bianco e Nero un fotografo che ha avuto la fortuna di comprendere la struttura di quel mezzo, dal punto di vista interpretativo, chimico, strutturale, in relazione alle tre fasi della previsualizzazione e scatto, sviluppo e stampa della fotografia progettata. In ognuna di queste fasi era possibile intervenire compositivamente per determinare di volta in volta la resa del materiale che si andava manipolando (ovviamente in prima persona) Delle tre fasi, la terza, quella della Stampa, aveva (ed ha tuttora) un'importanza interpretativa talmente forte, da dover interagire spesso con un soggetto specifico, che si assumesse la sua parte FONDAMENTALE di onere compositivo, in accordo e comunicazione attiva col Fotografo. Si tratta di un work in progress, nel quale vi invito a fare commenti solamente alla fine della prima fase, nella quale indicherò i vantaggi/svantaggi attuali, nella gestione con una moderna mirrorless Nikon (e vi spiegherò perchè faccio questa specificazione) della fotografia in biancoenero. Abbiate pazienza, perchè occorrerà del tempo: ho trascurato da anni quella che era un tempo una prerogativa della mia produzione fotografica, perchè sono stato fin qui deluso (dal digitale in qua) dal degrado di questo genere, dovuto principalmente a delle false considerazioni da parte di utenti dei sw di sviluppo, i quali si sentono liberi di lavorare un file solo dopo averlo scattato. Ed invece qui sosterrò come si debba cominciare da molto prima....: Partiamo dalla considerazione originaria: la fotografia in senso stretto ed etimologico, non è un'invenzione, ma una scoperta ! Le invenzioni poi, sono state tutte quelle al suo servizio che ci hanno portato oggi in mano uno strumento evoluto come una moderna mirrorless, o una reflex , o una medio formato digitali. La fotografia nasce dagli esperimenti medioevali che portarono, prima, alla conoscenza della capacità di trasmissione della luce in determinate condizioni operative (Camera Obscura), poi associata alle scoperte in materia di chimica organica degli alchimisti e scienziati che tra il Settecento e l'Ottocento già sapevano delle proprietà di alcuni composti di sensibilizzarsi alla luce solare. Quando il brainstorming di secoli si è concentrato sulla possibilità di disporre individualmente ed a basso costo di un apparecchio per la cattura di questi "spettri luminosi" ci si pose il problema, sia del supporto sul quale registrarli, sia della chimica necessaria a mantenerli. E tutto il primo terzo del XX secolo è rimasto impegnato alla ricerca della migliore soluzione di queste istanze. Il formato fotografico che usiamo oggi in digitale è strettamente connesso al cosiddetto piccolo formato di pellicola, introdotto da Oskar Barnack con la sua pocket camera del 1925 nella quale per comodità venne utilizzata la pellicola cinematografica Leica 24x36. Come nel cinema, anche in fotografia, fin dalle origini quindi, il supporto per la registrazione delle immagini fu una striscia di celluloide sensibilizzata con uno strato di emulsione formata da cristalli di alogenuro d'argento (nitrato d'argento + alogeni: cromo/bromo/iodio) tenuti insieme da gelatina animale (in tempi moderni sintetica). Avete presente le nostre mamme o nonne che periodicamente andavano a pulire l'argenteria, gelosamente tenuta al riparo dentro cassetti e apposite custodie, eppure ciònonostante ...annerita anche in apparente assenza di luce? Ecco, quella nutella fotografica spalmata sulla celluloide reagisce alla luce in misura relativa a determinati e standardizzati parametri, (attenti qua ) formando sulla pellicola, al momento dello scatto UNA MAGIA: L'immagine latente ossia uno spettro fotonico in fieri, invisibile, intangibile, ma deteriorabile (entro la data della scadenza della pellicola, to be right) che necessita di adeguato e modulabilissimo trattamento di svviluppo chimico, per essere portato a fornire l'immagine tonale rovesciata del soggetto ripreso (negativo, appunto) dove la luce ha annerito l'argento, determinando nero profondo in corrispondenza delle ALTE LUCI, e neri/grigi graduali dove abbia inciso di meno, fino ad arrivare alle ombre più chiuse (le parti scure del soggetto) che non essendosi riuscite ad annerire durante (ed in funzione della durata) dell'esposizione, si manifestano come le zone più o meno trasparenti del negativo sviluppato (BASSE LUCI) Questa immagine latente della pellicola appena esposta e non ancora sviluppata ho voluto prendere a caposaldo del concetto che la fotografia chimica in Bianco e Nero dipenda da un elemento fisico, materiale, sul quale non si interviene se non con i trattamenti successivi e LABILE, non definitivo, per ciò stesso INSTABILE, mutabile, ma che è parte essenziale dell'emulsione così come è stata creata da chi ha voluto darle un'impronta (densità, acutanza, velocità) che potrà essere esaltata o anche in qualche maniera controllata ed anche parzialmente mutata dalla modalità delle procedure di sviluppo del film . Per "corretta esposizione" in fotografia si intende la regolazione della giusta quantita' di luce necessaria all'elemento sensibile per produrre un'immagine dalla scala tonale piu' equilibrata possibile tra gli estremi delle alte luci e delle basse luci: per una pellicola in bianconero diremmo ... "la giusta quantita' di luce per ottenere un negativo della corretta densita' (ne' troppo opaco ne' troppo trasparente), cosa che, contenendo la variabilita' cromatica tra gli estremi del bianco e del nero e nel mezzo la scala piu' estesa possibile di grigi dalla densita' crescente, rende piu' intuitivo l'approccio a questa tematica, costituendo di fatto un esempio didatticamente proficuo e facile da visualizzare: La cosiddetta "corretta esposizione" e' quindi un concetto piu' che un valore, una media delle potenzialita' della luce disponibile, delle variabili del soggetto e della capacita' percettiva dell'elemento sensibile . Non si tratta di un valore assoluto: è ampiamente modificabile. Di certo, per godere della intera dinamica dell'emulsione di una pellicola, dovremo fare le cose a puntino: scegliere la pellicola in rapporto al tipo di foto che vorremo scattare ed al risultato di gamma tonale che vorremo ottenere, giacchè a secondo della morbidezza o durezza del contrasto luminoso, ossia dell'intervallo totale tra gli estremi di gamma dell'immagine: dalle parti piu' scure a quelle piu' chiare, sceglieremo una pellicola specifica esempio di tre diverse scale tonali a contrasto differente scegliere il rivelatore (liquido chimico di sviluppo) consigliato per assecondare l'impostazione di quella pellicola (oppure uno dalle caratteristiche contrastanti per moderare le sue caratteristiche) e gestire i tempi di sviluppo e le modalità dello stesso, ancora una volta per assecondare, contrastare o potenziare le sue doti dinamiche. stabilire il supporto di Stampa e l'esposizione più consona per valorizzare le qualità che NOI avremo indotto nell'utilizzo concatenato di pellicola+esposizione+sviluppo Quindi la riuscita di un'immagine in Bianco e Nero, trattata chimicamente, risente direttamente in maniera assolutamente soggettiva, personale e compositiva, di una serie di operazioni meramente materiali (esposizione, scatto, conservazione film, modalità di sviluppo e stampa) che si legano indissolubilmente e necessariamente con attività di intelletto che DEVONO essere praticate in prima persona e in maniera perfettamente consapevole, come la scelta dei materiali prima ancora dell'inquadratura, della composizione, e dell'attività mirante al risultato da svolgere in camera oscura. A questo scopo, oggi anche in digitale, bisogna concentrarsi sugli elementi che determinano la nostra scelta di campo: se scegliamo di scattare in Bianco e Nero, dobbiamo cominciare a valutare il soggetto puramente in termini luminosi, come più sopra detto: Affinchè sia chiaro questo aspetto, vi suggerisco una metafora, quella dello scultore che, come Michelangelo prima si reca alla cava di marmo o di pietra per Scegliere il Materiale poi nel suo studio decide di liberare la sua idea dalla pietra che la racchiude, separando Luce da Ombra e sviluppandone l'immagine latente in materiale tangibile (e visibile) definizione dei particolari che preludono alla sua pubblicazione Anche oggi e in digitale, scegliendo di fotografare in Bianco e Nero senza più le limitazioni quantitative e materialistiche della fotografia chimica (ed i notevoli costi connessi) siamo obbligati a percorrere identico percorso formativo per accostarci ad una pratica che più di ogni altra fotografica, si avvicina alle altre arti figurative dove, fate attenzione, non impera il concetto della fedeltà cromatica ne' formale, come in pittura, scultura, incisione, musica: piuttosto impera il concetto della novità e della genuinità. Ripartendo da qui, una breve experience fatta stamane, grazie al sole (salvifico) siciliano di questa mattina: 50mm f/4 t/800 ISO100 luce piena, ombra minima e sotto il soggetto: tutto in Chiaro, niente in Scuro...: ben esposta, ampiamente post producibile in ogni direzione, filtrabile, deformabile...insomma un oggetto da palestra per i Culturisti delle foto biancoenero, esperti di reticoli, cursori, set di filtri a pagamento. Altrove ho scritto che se Fotografare equivalga a "scrivere con la Luce" le Ombre altro non siano che l' Inchiostro di questo sistema di comunicazione. Una prova? Fin dalla preistoria con i geroglifici l'uomo primitivo ha tentato con il nerofumo di eprimere i suoi concetti sulla volta delle grotte: molti ritengono ciò fosse solo un limite dei mezzi a sua disposizione, ma nelle ere successive ben poco è cambiato. Un pittore al lavoro (come uno scultore o un incisore) inizia sempre dalla struttura ed in questa include la sua proiezione, col chiaroscuro il resto, che sia anche colore, scaturisce sempre dalla figura iniziale, in bianco e nero, dalla grafite della punta di una matita: Il Bianco e Nero è STRUTTURA mentale, ben radicata dentro di noi: è un riassunto che contiene i confini e ne indica la direzione. E' un Contenitore dal quale iniziare per ottenere una traduzione del colore, il quale invece, al contrario del Bianco e Nero, è un'analisi soggettiva e personale che può variare da soggetto a soggetto, da essere umano ad essere animale o vegetale. Il colore è una metafora della realtà, anzichè essere Realtà come in tanti credono, oppure, si illudono che sia. Il Bianco ed il Nero sono quindi sostanza, non a caso presi a considerazione di concetti come Essere/NonEssere, analisi binarie come On/Off, 1/0 Il colore è una semplice gamma d'onda che si propaga attraverso la Luce: l' Indaco che percepisco a Zanzibar, potrà essere della stessa frequenza che lo stesso giorno uno svedese percepisca a Stoccolma? Quanto è labile la teoria del colore, da doversi basare su densità precise per convenzione, come la sintesi additiva o quella sottrattiva? Torniamo ai Pesci del 1940 di M.C. Escher ? Un incisore che della concettualità del Bianco e del Nero ha fatto strumento principale della sua Arte? Giriamo attorno al punto di vista iniziale, in controluce diagonale, in modo da rendere oltre all'oggetto la sua dimensione nello Spazio, anche limitato, dello sgabello di betulla svedese che ho usato. f/2 t/1000 ISO 100 Esposizione spot: perchè se ho la possibilità (come le Nikon Z mi danno) di vedere a mirino anche in NEF un'impostazione di Profilo Colore (Monocromatico senza filtri in questo caso), magari anche con l'assistenza dell'istogramma a mirino, per valutare la curva dell'esposizione in relazione alle Nostre Intenzioni Interpretative della Luce che cade sul Soggetto, (scusate le maiuscole, appositamente assertive per il lettore), non ho motivo di mediare i contenuti luminosi in media compensata e sopratutto non lascerò valutare al Matrix ed alle sue tabelle precostituite la valutazione della MIA luce, funzione del soggetto cui sto dedicando questa inquadratura. L'interazione benedetta tra i sw Adobe e Nikon, fa sì peraltro che aprendo il file sul programma di sviluppo io trovi trasferito subito il contenuto delle eventuali regolazioni apportate al profilo colore scelto come potete ben vedere una base di partenza dalla quale poter variare ed implementare ogni parametro ci stia a cuore. Anche i più ostici alle letture automatiche dei sw, stanno capitolando, ammettendo che questa sia proprio una manna dal cielo che risparmi molto lavoro inutile e ripetitivo, immagine per immagine. Basta del resto andare a lavorare con facilità sulla curva di viraggio, per apportare in pochi attimi e "de visu" piccole variazioni al piede della curva originaria. Utilizzare i filtri creativi del BN di Adobe ad alcuni potrà piacere e lo troveranno immediato (qui profilo "BN paesaggio) qui "BN foratura" di certo sono opportunità che forniscono idee di partenza dalle quali transitare verso la direzione dell'idea originaria. Che deve esserci: non scongeliamo un pesce dal freezer per trasformarlo in lacerto. L'immagine latente era quella di Pesce ! La poliedricità del mezzo si osserva tutta nelle potenzialità espressive già solo sottoesponendo o sovraesponendo di 1/3 di EV (al centro immagine a 0 EV) Sotto invece da -2/3 EV fino a -1 e 2/3 EV: a testimoniare la residua leggibilità del soggetto e la sua diversa considerazione (soggetto, sfondo, ombra) in funzione della semplice variazione di esposizione Riesco a farmi intendere sul fatto che qui a lavorare sia unicamente la Luce e non il fotografo ? Ancora, lo stesso soggetto ad f/4, per una migliore leggibilità dei particolari, fino al margine consentito dal confine luminoso, che ben rappresenta il limite della profondità di campo... immagine di riferimento a 0 EV f/4 t/250 ISO 100 sovraesposizioni a passi di 1/3 EV sottoesposizioni a 1/3 EV Ognuna di queste opportunità è degna di considerazione interpretativa e potrebbe essere il punto di partenza del fotografo in Bianco e Nero consapevole di ciò che stia facendo e non semplicemente uno che scatti in NEF ed a colori, per poi successivamente convertire in moncromatico al computer e applicare filtri, correzioni e maschere, in un lavoro che finisce con l'essere puramente di adattamento grafico ad un'idea scaturita magari parecchio tempo dopo che la foto originaria sia stata scattata... in un orgia di... "vediamo come rende in biancoenero???" La Luce si porta al soggetto e non il contrario: questo significa scrivere con la Luce. Le Ombre, come le Luci, si dominano con gli strumenti in fase di ripresa da così... a così... Basta molto poco: (tutte le immagini a corredo dell'experience, sono state condotte con Nikon Z6, Nikon Z 50mm f/1,8S e lente addizionale da 2,9 diottrie Nikon 6T) Max Aquila photo (C)
  4. Montblanc Max Aquila photo (C).JPG

  5. Leofoto: grrrrr....!!!!

    Il mio primo Manfrotto 055 è quello a pezzi all'estrema destra di questa foto, comprato nel 1988, più di 30 anni fa, alle soglie dei miei 25 anni. Oggi che sto finendo di compiere i miei 055 anni (ben ci stia la prima cifra, nel caso possa superare i cento...) mi sentivo a disagio, ritenendo potesse trattarsi come di...una data di scadenza. In funzione di una tanto fortunata quanto anelata combinazione di eventi, l'esigenza di gestire un determinato obiettivo in un certo genere di ripresa, mi ha mosso alla ricerca e poi all'acquisto della seguente combinazione di elementi di ...sostegno fotografico, utili ad assistermi di qua in poi: Leofoto LN-364C (03-64...la mia data di nascita) LB-60 Leveling Base LH-55 low profile ball head Il tutto acquistato in un negozio tedesco dell' Assia, trovato su ebay, ma in riferimento al seguente sito: https://www.photoshop-becker.de/ Feedback positivi a cinque cifre, velocissimi nella gestione dell'ordine e nella destinazione al corriere: ho preso i pezzi singolarmente e pochi minuti dopo ogni acquisto mi arrivava la mail di conferma e quella, poco dopo, di avvio alla spedizione per tramite di DHL. A semplice richiesta mi hanno immediatamente rimborsato, via Paypal, i due costi di spedizione pagati in più (avendo ordinato i tre pezzi a poca distanza di ore l'uno dall'altro): una ottima esperienza di acquisto, come poi confermerò alla consegna. Una spesa non indifferente, ma spero definitiva... quantomeno fino ai....64 anni !!! Ma che bello... e comunque compatto da chiuso, se paragonato allo 055 (che ha solo tre sezioni) e da aperti si vede bene Per ora giuoco (col dittongo pure) con la testona LH-55 ...una boccia da 55mm, appunto, di diametro bella e forte, frizionatissima... tanto da mantenere su (solo di frizione, in sblocco completo della manopola principale) un aggeggio come il mio Nikkor nonAi 800mm f/8 degli anni 60, che senza adattatore e Z6 pesa di suo 5Kg e gli fa fare pure le foto... e poi mi regalano l'apribottiglie...
  6. E' ancora una volta grazie ai buoni uffici dell'importatore Sigma per l'Italia, che in anteprima sicuramente nazionale, ma probabilmente anche molto più di ciò... Sonyland è ben felice di mostrarvi il primo dei tanto attesi Art per Sony E-mount ossia uno dei capolavori di questa linea Art, quale è il 50mm f/1,4 del 2014 L'aver deciso di utilizzare gli schemi ottici della serie ART per reflex, aggiungendo nel barilotto il corrispettivo dell'adattatore MC11, ma dedicato all'obiettivo, ha sicuramente determinato un allungamento di ognuno di questi obiettivi, (qui paragonato con l'analogo modello per baionetta Nikon) il che per determinati versi potrebbe annullare la sensazione di compattezza del sistema mirrorless Sony (a7Riii accanto a D850) ma in fin dei conti non poi così drasticamente (almeno in questo caso, se paragoniamo l'ingombro totale a quello di uno zoom popolare come il Sony G 4/24-105mm a parità di focale estendendolo a 50mm quando non addirittura più ingombrante a tutta estensione a 105mm Questo Sigma 50mm f/1,4 Art DG nasce nel 2014 con l'ambizioso presupposto di divenire la pietra di paragone degli obiettivi standard di questa luminosità, per cui nessun compromesso nei materiali utilizzati nè tantomeno nella progettazione ottica 13 lenti in 8 gruppi, con uno schema tutt'altro che simmetrico alla Zeiss, quattro elementi speciali, non possono che determinare un peso che nella presente versione per Sony raggiunge, con il paraluce a petalo, i 926 grammi (dagli 815 delle altre versioni) e misura 12,5cm (2,5 in più) per 8,54 di diametro (filtri da 77mm). Mette a fuoco fin da 40cm dal piano di maf e chiude fino ad f/16 un diaframma costituito da 9 lamelle orgogliosamente "made in Japan" dispone solamente del commutatore di af/mf sul fianco sinistro, sotto al bollino argenteo con la A della serie Art effettivamente lunghetto, con quei 2,5cm in più dell'adattatore FE incorporato, ma cade comunque bene in mano, con le dita che vanno per forza di design sull'ampia ghiera di messa a fuoco, effettivamente inutilizzata da che uso questi obiettivi Sigma dotati di un efficientissimo motore HSM per l'autofocus che, fin qui su altre baionette, non sono mai riuscito a mettere in crisi: vedremo adesso come si comporterà sulla Sony a7iii... Gli esperimenti iniziano subito e si sono protratti per i giorni nei quali abbiamo avuto disponibilità di questa ottica. Fin dal primo approccio non abbiamo dubbi: si tratta dello stesso obiettivo che tanta soddisfazione cromatica e di sfuocato ci regala fin dall'inizio della sua commercializzazione. Brillante e cromaticamente corretto, senza sbavature di colore, tra le tinte complementari, ma anzi tenue nelle transizioni, mai impastato, nitido e ben contrastato senza indulgere alle moderne tentazioni delle saturazioni eccessive. Delicato con i soggetti delicati, ma preciso sempre per nitidezza e contrasto ad ogni diaframma di apertura, anche croppando (+150%) mai in difficoltà con i colori più decisi ugualmente coerente nell'efficienza di motore AF che mai manifesta impuntamenti, anche nelle condizioni più difficili f/2 f/2,8 Certamente uno dei principali motivi di interesse per questo Sigma Art, dopo il periodo di transizione dell'ultimo anno, con gli Art per Canon utilizzabili su Sony per tramite dell'adattatore MC-11 del quale abbiamo in tante occasioni discusso su queste pagine, è quello relativo al corretto funzionamento di queste ottiche Sigma anche in modalità AFA - AFC ed in scatto a raffica: che ne dite di calabroni ripresi alla minima distanza di maf e perdipiù con lente addizionale Marumi DHG-Achromat 330 da 3 diottrie per diminuire ulteriormente la distanza di ripresa? mi pare possa essere abbastanza probante sulla idoneità di questa ottica anche nelle condizioni di messa a fuoco più complesse e con soggetti dalle reazioni imprevedibili e fulminee... o volete situazioni ancora più estreme...? con individui capaci di atterraggi e decolli da VTOL... ...da fiore a fiore... ancora? Ancora, passando a soggetti più ...umani, come i golfisti, che sviluppano lanci dalle velocità delle più variabili... Oppure ancora, mischiando statue e turisti, in una delle piazze più belle della mia città, quella del Municipio, piazza Pretoria con la fontana Cinquecentesca del Camilliani (la cui firma è sul basamento di questa figura) selfie... nonostante la distanza, nessuna flessione nonostante il movimento diagonale e rotatorio o trasversale longitudinale e ...sussultorio questo Sigma 50mm f/1,4 Art DG non si scompone di una virgola e, complice l'ottimo autofocus della Sony a7iii costituisce con essa un binomio eccezionale nella ripresa standard, con una qualità d'immagine e di dettaglio ben difficilmente eguagliabile, a mio modesto avviso Ah, mi ricorda che in Italia il prezzo dei Sigma Art per Sony E-mount è assolutamente identico a quello degli analoghi obiettivi per le baionette delle reflex: questo Art 50/1,4 quindi è proposto con prezzo consigliato di € 788,00 : non mi pare ci sia altro da aggiungere Max Aquila photo (C) per Sonyland 2018
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