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Max Aquila Foto
  • Max Aquila
    Max Aquila

    Dal Bianco al Nero

    Vorrei sottolineare che l'errore nel quale cadono in molti, QUASI TUTTI

    consiste nell'aspetto secondo cui la fotografia in Bianco e Nero non differisca da quella a Colori per il semplice fatto che ci siano soggetti che rendono meglio a colori ed altri in biancoenero, quindi per un fattore assolutamente soggettivo,
    perché, se esaminato da questo punto di vista, a Tizio potrebbe piacere un bel Rottweiler in BN mentre a Caio ... a colori...

    ma per il fatto che già A MONTE la contrapposizione é tra
    - la Fotografia espressa con i Colori
    OPPURE
    - la Fotografia espressa in Bianco e Nero

    che a questo punto non sono più colori (il bianco ed il nero) comunemente intesi, ma DATI CONCETTUALI attraverso i quali tradurre l'intera gamma cromatica dello spettro sensibile. 

    Vediamo se riesco a spiegarmi meglio:
    la fotografia in bianco e nero esiste, perché agli albori del procedimento di sviluppo si sono usate delle sostanze organizzate chimicamente (ossia, che reagiscono tra esse)  in maniera tale da lasciare impressionata un'ossidazione su di un supporto:
    allora non c'era alternativa ed i fotografi delle origini dovettero imparare a considerare il Soggetto attraverso questa chiave di lettura, così tanto diversa (da somigliarle tantissimo) alla pittura e così tanto affine ad altre arti figurative come la scultura (pur sembrando prioprio tutt'altro), l'incisione, la scrittura, arti e veicoli della mente che, se ci pensate bene, anch'esse devono trasferire dei concetti senza poter utilizzare la semplificazione dei "Colori Reali".

    Quindi il Bianco e Nero é un concetto e non una situazione reale, con la quale riprendere il Soggetto in termini di contrasto e non di cromia: con esso si registrano le alternanze di Luci ed Ombre, di Chiaro e di Scuro, di Piano e di Forte e tutte le gradazioni intermedie di grigi che riusciate a:

    -separare

    -miscelare

    -opporre accostando


    Non esiste quindi un soggetto più o meno adatto alla foto in Bianco e Nero,
    bensì una Luce più o meno adatta a questo genere espressivo
    che, per essere reso come ho detto, necessita assolutamente di materiali che lo autogenerino, incoraggino ed esaltino
    e mai più di pietose decolorazioni ed enfatizzazioni digitali dagli odierni limiti interpretativi ! 

     (per quanto possano essere aiutati dalle moderne opportunità software)

    Con tutto il rispetto per gli sforzi delle persone che in questo frangente e con questi mezzi si avvicendino

    In questo mio blog riprendo, come manifesto (pubblicato su Nikonland.eu nell'ormai remoto 2007), una visione/concezione della fotografia in bianco e nero propria di fotografi, come me, che praticavano questo genere con attitudine differente rispetto a quella con la quale si apprestavano alla fotografia a colori, classica della fase fotografica chimica, che si è interrotta all'inizio di questo secolo (vengo infatti da lontano) con l'avvicendarsi degli strumenti digitali.

    In un periodo nel quale qui su Nikonland rinasce l'attenzione sulla trasformazione in biancoenero di files, che nascono sui fotoricettori digitali invece ad ampia gamma cromatica, sollecitato a questo scopo da Mauro, vorrei tentare di spiegare come si approccia al soggetto da fotografare in Bianco e Nero un fotografo che ha avuto la fortuna di comprendere la struttura di quel mezzo, dal punto di vista interpretativo, chimico, strutturale, in relazione alle tre fasi della previsualizzazione e scatto, sviluppo e stampa della fotografia progettata.

    In ognuna di queste fasi era possibile intervenire compositivamente per determinare di volta in volta la resa del materiale che si andava manipolando (ovviamente in prima persona)

    Delle tre fasi, la terza, quella della Stampa, aveva (ed ha tuttora) un'importanza interpretativa talmente forte, da dover interagire spesso con un soggetto specifico, che si assumesse la sua parte FONDAMENTALE di onere compositivo, in accordo e comunicazione attiva col Fotografo.

    Si tratta di un work in progress, nel quale vi invito a fare commenti solamente alla fine della prima fase, nella quale indicherò i vantaggi/svantaggi attuali, nella gestione con una moderna mirrorless Nikon (e vi spiegherò perchè faccio questa specificazione) della fotografia in biancoenero.

    Abbiate pazienza, perchè occorrerà del tempo: ho trascurato da anni quella che era un tempo una prerogativa della mia produzione fotografica, perchè sono stato fin qui deluso (dal digitale in qua) dal degrado di questo genere, dovuto principalmente a delle false considerazioni da parte di utenti dei sw di sviluppo, i quali si sentono liberi di lavorare un file solo dopo averlo scattato.

    Ed invece qui sosterrò come si debba cominciare da molto prima....: 

     

    Partiamo dalla considerazione originaria:

    la fotografia in senso stretto ed etimologico, non è un'invenzione, ma una scoperta !

    Le invenzioni poi, sono state tutte quelle al suo servizio che ci hanno portato oggi in mano uno strumento evoluto come una moderna mirrorless, o una reflex , o una medio formato digitali.

    La fotografia nasce dagli esperimenti medioevali che portarono, prima, alla conoscenza della capacità di trasmissione della luce in determinate condizioni operative (Camera Obscura), poi associata alle scoperte in materia di chimica organica degli alchimisti e scienziati che tra il Settecento e l'Ottocento già sapevano delle proprietà di alcuni composti di sensibilizzarsi alla luce solare.

    Quando il brainstorming di secoli si è concentrato sulla possibilità di disporre individualmente ed a basso costo di un apparecchio per la cattura di questi "spettri luminosi" ci si pose il problema, sia del supporto sul quale registrarli, sia della chimica necessaria a mantenerli. E tutto il primo terzo del XX secolo è rimasto impegnato alla ricerca della migliore soluzione di queste istanze.

    Il formato fotografico che usiamo oggi in digitale è strettamente connesso al cosiddetto piccolo formato di pellicola, introdotto da Oskar Barnack con la sua pocket camera del 1925  nella quale per comodità venne utilizzata la pellicola cinematografica Leica 24x36.

    Come nel cinema, anche in fotografia, fin dalle origini quindi, il supporto per la registrazione delle immagini fu una striscia di celluloide sensibilizzata con uno strato di emulsione formata da cristalli di alogenuro d'argento (nitrato d'argento + alogeni: cromo/bromo/iodio) tenuti insieme da gelatina animale (in tempi moderni sintetica).

    Avete presente le nostre mamme o nonne che periodicamente andavano a pulire l'argenteria, gelosamente tenuta al riparo dentro cassetti e apposite custodie, eppure ciònonostante ...annerita anche in apparente assenza di luce?

    Ecco, quella nutella fotografica spalmata sulla celluloide reagisce alla luce in misura relativa a determinati e standardizzati parametri, (attenti qua ) formando sulla pellicola, al momento dello scatto UNA MAGIA:

    L'immagine latente

    ossia uno spettro fotonico in fieri, invisibile, intangibile, ma deteriorabile (entro la data della scadenza della pellicola, to be right) che necessita di adeguato e modulabilissimo trattamento di svviluppo chimico, per essere portato a fornire l'immagine tonale rovesciata del soggetto ripreso (negativo, appunto) dove la luce ha annerito l'argento, determinando nero profondo in corrispondenza delle ALTE LUCI,  e neri/grigi graduali dove abbia inciso di meno, fino ad arrivare alle ombre più chiuse (le parti scure del soggetto) che non essendosi riuscite ad annerire durante (ed in funzione della durata) dell'esposizione, si manifestano come le zone più o meno trasparenti del negativo sviluppato (BASSE LUCI) 

    Questa immagine latente della pellicola appena esposta e non ancora sviluppata ho voluto prendere a caposaldo del concetto che la fotografia chimica in Bianco e Nero dipenda da un elemento fisico, materiale, sul quale non si interviene se non con i trattamenti successivi e LABILE, non definitivo, per ciò stesso INSTABILE, mutabile, ma che è parte essenziale dell'emulsione così come è stata creata da chi ha voluto darle un'impronta (densità, acutanza, velocità)  che potrà essere esaltata o anche in qualche maniera controllata ed anche parzialmente mutata dalla modalità delle procedure di sviluppo del film .

    Per "corretta esposizione" in fotografia si intende la regolazione della giusta quantita' di luce necessaria all'elemento sensibile per produrre un'immagine dalla scala tonale piu' equilibrata possibile tra gli estremi delle alte luci e delle basse luci:
    per una pellicola in bianconero diremmo ... "la giusta quantita' di luce per ottenere un negativo della corretta densita' (ne' troppo opaco ne' troppo trasparente), cosa che, contenendo la variabilita' cromatica tra gli estremi del bianco e del nero e nel mezzo la scala piu' estesa possibile di grigi dalla densita' crescente, rende piu' intuitivo l'approccio a questa tematica, costituendo di fatto un esempio didatticamente proficuo e facile da visualizzare:

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    La cosiddetta "corretta esposizione" e' quindi un concetto piu' che un valore, una media delle potenzialita' della luce disponibile, delle variabili del soggetto e della capacita' percettiva dell'elemento sensibile . 
    Non si tratta di un valore assoluto: è ampiamente modificabile.

    Di certo, per godere della intera dinamica dell'emulsione di una pellicola, dovremo fare le cose a puntino:

    1.  scegliere la pellicola in rapporto al tipo di foto che vorremo scattare ed al risultato di gamma tonale che vorremo ottenere, giacchè a secondo della morbidezza o durezza del contrasto luminoso, ossia dell'intervallo totale tra gli estremi di gamma dell'immagine: dalle parti piu' scure a quelle piu' chiare, sceglieremo una pellicola specifica
      3.jpg.049b3dac49e403ed84637b9977d83dd5.jpg esempio di tre diverse scale tonali a contrasto differente
    2. scegliere il rivelatore (liquido chimico di sviluppo) consigliato per assecondare l'impostazione di quella pellicola (oppure uno dalle caratteristiche contrastanti per moderare le sue caratteristiche) e gestire i tempi di sviluppo e le modalità dello stesso, ancora una volta per assecondare, contrastare o potenziare le sue doti dinamiche.
    3. stabilire il supporto di Stampa e l'esposizione più consona per valorizzare le qualità che NOI avremo indotto nell'utilizzo concatenato di pellicola+esposizione+sviluppo

    Quindi la riuscita di un'immagine in Bianco e Nero, trattata chimicamente, risente direttamente in maniera assolutamente soggettiva, personale e compositiva, di una serie di operazioni meramente materiali (esposizione, scatto, conservazione film, modalità di sviluppo e stampa) che si legano indissolubilmente e necessariamente con attività di intelletto che DEVONO essere praticate in prima persona e in maniera perfettamente consapevole, come la scelta dei materiali prima ancora dell'inquadratura, della composizione, e dell'attività mirante al risultato da svolgere in camera oscura.

    A questo scopo, oggi anche in digitale, bisogna concentrarsi sugli elementi che determinano la nostra scelta di campo:

    se scegliamo di scattare in Bianco e Nero, dobbiamo cominciare a valutare il soggetto puramente in termini luminosi, come più sopra detto:

      Cita

    Il Bianco e Nero diventa un concetto, con il quale riprendere il Soggetto in termini di contrasto e non di cromia: con esso si registrano le alternanze di Luci ed Ombre, di Chiaro e di Scuro, di Piano e di Forte e tutte le gradazioni intermedie di grigi che riusciate a:

    -separare

    -miscelare

    -opporre accostando


    Non esiste quindi un soggetto più o meno adatto alla foto in Bianco e Nero,
    bensì una Luce più o meno adatta a questo genere espressivo

    Michelangelo-Prigione-che-si-ridesta-Arte-Svelata-2.thumb.jpg.e81bcd79663f5f898058609cc2cd7ce9.jpg

    Affinchè sia chiaro questo aspetto, vi suggerisco una metafora, quella dello scultore che, come Michelangelo

     

    1. prima si reca alla cava di marmo o di pietra per Scegliere il Materiale
    2. poi nel suo studio decide di liberare la sua idea dalla pietra che la racchiude, separando Luce da Ombra e sviluppandone l'immagine latente in materiale tangibile (e visibile)
    3. definizione dei particolari che preludono alla sua pubblicazione

    Anche oggi e in digitale, scegliendo di fotografare in Bianco e Nero senza più le limitazioni quantitative e materialistiche della fotografia chimica (ed i notevoli costi connessi) siamo obbligati a percorrere identico percorso formativo per accostarci ad una pratica che più di ogni altra fotografica, si avvicina alle altre arti figurative dove, fate attenzione, non impera il concetto della fedeltà cromatica ne' formale, come in pittura, scultura, incisione, musica:

    piuttosto impera il concetto della novità e della genuinità.

     

    Cita

    Non esiste quindi un soggetto più o meno adatto alla foto in Bianco e Nero,
    bensì una Luce più o meno adatta a questo genere espressivo

    Ripartendo da qui, una breve experience fatta stamane, grazie al sole (salvifico) siciliano di questa mattina:

    quad.thumb.JPG.4a42412d054f7e333ecca5f5406777ce.JPG 
    50mm f/4  t/800  ISO100

    luce piena, ombra minima e sotto il soggetto: tutto in Chiaro, niente in Scuro...: ben esposta, ampiamente post producibile in ogni direzione, filtrabile, deformabile...insomma un oggetto da palestra per i Culturisti delle foto biancoenero, esperti di reticoli, cursori, set di filtri a pagamento.

    Altrove ho scritto che se Fotografare equivalga a "scrivere con la Luce" le Ombre altro non siano che l' Inchiostro di questo sistema di comunicazione.

    Una prova?

    Fin dalla preistoria con i geroglifici l'uomo primitivo ha tentato con il nerofumo di eprimere i suoi concetti sulla volta delle grotte: molti ritengono ciò fosse solo un limite dei mezzi a sua disposizione, ma nelle ere successive ben poco è cambiato.

    Un pittore al lavoro (come uno scultore o un incisore) inizia sempre dalla struttura ed in questa include la sua proiezione, col chiaroscuro

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    12c9318883111c7d02f926d84eb1a1d6.jpg.8e27d74c85e65341e915e14322db3e80.jpg   

    5576261831a00d0b4f25ba90aecd7f70.jpg.538c6ef5bd2902f0107d8d4d5e36fd74.jpg

    uK841TJ.thumb.jpg.841fab2fa3f98918747a2e1e447baa23.jpg

    il resto, che sia anche colore, scaturisce sempre dalla figura iniziale, in bianco e nero, dalla grafite della punta di una matita: 

    olio.PNG.f86ca9deb668ff3d6a343ab86d628e31.PNG

    Il Bianco e Nero è  STRUTTURA mentale, ben radicata dentro di noi: è un riassunto che contiene i confini e ne indica la direzione.
    E' un Contenitore dal quale iniziare per ottenere una traduzione del colore, il quale invece, al contrario del Bianco e Nero, è un'analisi soggettiva e personale che può variare da soggetto a soggetto, da essere umano ad essere animale o vegetale.

    Il colore è una metafora della realtà, anzichè essere Realtà come in tanti credono, oppure, si illudono che sia.

    Il Bianco ed il Nero sono quindi sostanza, non a caso presi a considerazione di concetti come Essere/NonEssere, analisi binarie come On/Off, 1/0

    Il colore è una semplice gamma d'onda che si propaga attraverso la Luce: l' Indaco che percepisco a Zanzibar, potrà essere della stessa frequenza che lo stesso giorno uno svedese percepisca a Stoccolma?

    Quanto è labile la teoria del colore, da doversi basare su densità precise per convenzione, come la sintesi additiva o quella sottrattiva?

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    Torniamo ai Pesci del 1940 di M.C. Escher ?

    Un incisore che della concettualità del Bianco e del Nero ha fatto strumento principale della sua Arte?

    Giriamo attorno al punto di vista iniziale, in controluce diagonale, in modo da rendere oltre all'oggetto la sua dimensione nello Spazio, anche limitato, dello sgabello di betulla svedese che ho usato.

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    f/2  t/1000  ISO 100

    Esposizione spot: perchè se ho la possibilità (come le Nikon Z mi danno) di vedere a mirino anche in NEF un'impostazione di Profilo Colore (Monocromatico senza filtri in questo caso), magari anche con l'assistenza dell'istogramma a mirino, per valutare la curva dell'esposizione in relazione alle Nostre Intenzioni Interpretative della Luce che cade sul Soggetto,  (scusate le maiuscole, appositamente assertive per il lettore), non ho motivo di mediare i contenuti luminosi in media compensata e sopratutto non lascerò valutare al Matrix ed alle sue tabelle precostituite la valutazione della MIA luce, funzione del soggetto cui sto dedicando questa inquadratura.

    L'interazione benedetta tra i sw Adobe e Nikon, fa sì peraltro che aprendo il file sul programma di sviluppo io trovi trasferito subito il contenuto delle eventuali regolazioni apportate al profilo colore scelto

    43741344_defaultLR.PNG.b478608f99e197ede0143bfb6ff7b73c.PNG come potete ben vedere
    una base di partenza dalla quale poter variare ed implementare ogni parametro ci stia a cuore. Anche i più ostici alle letture automatiche dei sw, stanno capitolando, ammettendo che questa sia proprio una manna dal cielo che risparmi molto lavoro inutile e ripetitivo, immagine per immagine.

    piedecurva.thumb.PNG.efdbace4ccab1e59d49e4db77233443a.PNG
    Basta del resto andare a lavorare con facilità sulla curva di viraggio, per apportare in pochi attimi e "de visu" piccole variazioni al piede della curva originaria.

    Utilizzare i filtri creativi del BN di Adobe ad alcuni potrà piacere e lo troveranno immediato (qui profilo "BN paesaggio)205245690_bnpaesaggio.thumb.JPG.6809ed2917033759bab98c00efdd45a5.JPG

    qui "BN foratura"
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    di certo sono opportunità che forniscono idee di partenza dalle quali transitare verso la direzione dell'idea originaria.

    Che deve esserci: non scongeliamo un pesce dal freezer per trasformarlo in lacerto.  L'immagine latente era quella di Pesce !

    La poliedricità del mezzo si osserva tutta nelle potenzialità espressive già solo sottoesponendo o sovraesponendo di 1/3 di EV  (al centro immagine a 0 EV)

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    Sotto invece da -2/3 EV fino a -1 e 2/3 EV: a testimoniare la residua leggibilità del soggetto e la sua diversa considerazione (soggetto, sfondo, ombra) in funzione della semplice variazione di esposizione

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    Riesco a farmi intendere sul fatto che qui a lavorare sia unicamente la Luce e non il fotografo ?

     

    Ancora, lo stesso soggetto ad f/4, per una migliore leggibilità dei particolari, fino al margine consentito dal confine luminoso, che ben rappresenta il limite della profondità di campo...

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    immagine di riferimento a 0 EV  f/4 t/250  ISO 100

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    sovraesposizioni a passi di 1/3 EV

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    sottoesposizioni a 1/3 EV

    Ognuna di queste opportunità è degna di considerazione interpretativa e potrebbe essere il punto di partenza del fotografo in Bianco e Nero consapevole di ciò che stia facendo e non semplicemente uno che scatti in NEF ed a colori, per poi successivamente convertire in moncromatico al computer e applicare filtri, correzioni e maschere, in un lavoro che finisce con l'essere puramente di adattamento grafico ad un'idea scaturita magari parecchio tempo dopo che la foto originaria sia stata scattata... in un orgia di... "vediamo come rende in biancoenero???"

    La Luce si porta al soggetto e non il contrario: questo significa scrivere con la Luce.

    Le Ombre, come le Luci,  si dominano con gli strumenti in fase di ripresa

    2102306548_nopanel0ev.thumb.JPG.67a1747daa984f9178b33c93067c5792.JPG da così...

    panel.thumb.jpg.8a3940beabd74df0b75a94d1b50dc422.jpg 

    a così... panel-2.thumb.JPG.d5b21f6b7f18eaf63ce18e8a9d332a31.JPG

    Basta molto poco:

    set.thumb.jpeg.379669c923a4cbc35b8e709935b072ae.jpeg

    (tutte le immagini a corredo dell'experience, sono state condotte con Nikon Z6, Nikon Z 50mm f/1,8S e lente addizionale da 2,9 diottrie Nikon 6T)

     

    Max Aquila photo (C)

     

    Edited by Max Aquila


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